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Scritta da: Silvana Stremiz
Lettera da te Sono stanco
mi scrivi
sono stanco
della notte delle streghe
dello sguardo sempre uguale
sul mio culo da lebbroso
mi scrivi
è difficile sai
terribilmente difficile
prendere la responsabilità di essere frocio
sono stanco delle omelie
delle tonache con gli scarponi chiodati.
Che senso di nausea
di schifo
mi scrivi
baciarmi nel buio come un assassino
sfiorare l'amore nella prigione del silenzio
rubare la felicità dietro i vetri
nascosto dal mondo "normale"
e fuori solo dita puntate
parole di veleno
sulle mie cosce aperte come una puttana
sono stanco
mi scrivi
non combatto più
"l'inferno sono gli altri"
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    La Tregua L'occhio non vede
    dove il cuore incespica
    e il palpito incolore s'incaglia sui binari dell'indifferenza.

    La memoria si è affievolita
    imbarbarita e sola
    posta sull'altare del buio.

    Sono segni da restituire
    per la pianta assetata dell'uomo
    per i figli orfani della storia.

    ** il titolo è tratto dall'opera di Primo Levi "La Tregua".
    Molte volte il nostro piccolo occhio e il nostro cuore
    dimentica la sofferenza dell'umanità, tutto viene revisionato,
    anche il nostro ricordo.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Favelas In questo bosco di nullità
      dove il semplice calore dell'alito
      cancella i segni del tempo
      dove la palude
      confina col cielo
      e come birilli le piccole vite per gli squadroni
      sorge nella pece uno scampolo di vita.
      Sono margini d'esistenza
      a cavalcioni sull'inferno
      e all'orizzonte piedi nudi su vetri appuntiti.
      Copri di fango
      i loro occhi frigidi dal freddo
      perché la sabbia di Rio
      si vende a chi trova un altro Brasile.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        Don't cry Argentina Don't cry Argentina
        sui tuoi aerei pieni di urla
        sopra corpi scaraventati nel mare
        dal cielo con i tuoi scarponi militari
        don't cry Argentina
        con la coppa del mondo
        innalzata dai sorrisi assassini
        dei tuoi Videla
        don't cry Argentina
        sullo sguardo delle madri
        intorno a piazza Major
        con gli occhi di corpi straziati
        le unghie e la lingua recise della libertà
        dont'cry Argentina
        sulla notte omicida
        della tua storia.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          Figli di una generazione
          Uomini della continua lotta
          camminano nel fumo e nella nebbia
          arrampicati sulle schegge dei muri.
          Le canne grigie puntate sui pensieri
          e le marce come cordoni ombelicali
          per servire il popolo.
          Le mani si stringono
          le tempie riempiono i polmoni di rabbia
          serpeggia la morte nel volo delle bottiglie.
          Si diffonde la luce della comune
          si divulga con sigarette e mozziconi brulicanti
          ogni parola ha la forza di un proiettile.
          Nessun suono spara abbastanza per la sordità del tempo
          e questo tempo non risparmia i sogni
          non coltiva martiri e seppellisce gli eroi.
          La propaganda delle risposte imbavagliate
          con i pugni allo stomaco ribelle
          e il vomito dell'odio e del dileggio.
          Figli di una generazione
          canti rubati per niente
          e troppi silenzi nelle bare mute.

          ** riflessione di un estremista degli "anni di piombo"
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