Poesie di Iris Vignola

Autrice di Trilogia fantasy, fiabe e Poetessa, nato a LA SPEZIA (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Iris Vignola

Illustro giorni

Carpendo sfumature iridescenti
dai colori che natura ci ha donati,
illustro giorni,
variopinti e ghirlandati,
dai toni sussurrati dal desio
dell'io nascosto,
tralasciando il tinteggiar oscuro
del grigio e nero.
Incetta fa, la speme,
di giorni alternativi
di dì sognati e mai visti innanzi,
di ore beneamate,
che nutrano il presente,
dacché, del mio futuro,
non sappia ancora niente.
Illustro giorni vaghi,
dal cuore di farfalle,
che volino soavi
e lascino i lor strali,
su note di violino,
o d'arpe celestiali.
Iris Vignola
Composta martedì 17 maggio 2016
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    Scritta da: Iris Vignola

    Desideri

    Nascondeva lacrime innocenti, tra radicate infamie,
    mostrando denti bianchi, in sorrisi smaglianti ed ammiccanti.
    Pertugi, nella mente, circuivano pensieri,
    simulando desideri, luccicanti come stelle,
    ancorate a quel suo cosmo irriverente,
    prigioniero d'ombra d'un disdicevole degrado
    del suo alter ego, di quella che faceva e non pensava niente.
    Di colei che rifiutava e viceversa, la sua parte di coscienza,
    che tesseva, ricamava, rifiniva una vita alternativa,
    rammendando solitudine e squallore, in vuoti enormi,
    con l'ago di pazienza ed il filo di speranza.
    Desideri impertinenti, timorosi di svanire, essa cullava,
    fra lenzuola spiegazzate, che grondavano sudore,
    corpi ignudi, misti a umori e ad odori, in rapporti sempre uguali.
    Mille amanti frettolosi, mille volti sconosciuti,
    non colmavano il ricordo di quell'ora ch'hanno avuto,
    nel lasciar la propria impronta, poi dissolta, in un minuto,
    sopra il letto saturato del veleno del peccato,
    fomentato dal martirio d'un orgasmo esasperato.
    Desideri irrefrenabili e impetuosi,
    affrancatisi da pene del suo viver licenzioso,
    sconfinando e rinnegando ogni traccia di serpente
    che, strisciante, rifugiava nella tana bistrattata
    e infecondata, dall'amore ripudiato e crocifisso.
    Desideri ch'hanno vinto,
    nello smetter di giacere fra le braccia di nessuno
    e nel cogliere il volere, quel recondito, sol uno,
    quel dettato dalla voglia di riscatto del suo ego,
    nel riflesso d'esistenza, intrappolato, in quel laido passato.
    Iris Vignola
    Composta giovedì 9 giugno 2016
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      Scritta da: Iris Vignola

      Luce di speranza

      Avanzo lentamente, solcando strade in città stinte, aridi deserti,
      attorniata d'altri, percependo fatalmente d'esser sola, tra solitudini diverse.
      Su passi d'affannante gente smarrita, arranco la salita, con fatica.
      Scomparse ormai pianure e pur discese, come per ogni essere pensante,
      al quale han tolto molto... tutto... La luce di speranza.
      L'umanità s'è persa, trà l deserto del domani, oceano di sabbia, fautrice sol del nulla.
      L'odore della morte, ch'opprime il cuor e nari,
      seguente a cruenta sorte, sì avvallata dal male, crea disperati.
      Sanguinaria, ancor grida la belva ancestrale,
      ch'ha fame di carne, nonché sete di sangue.
      Grida disperse s'elevano al cielo, racchiudenti intrinseche preghiere
      rivolte al Padre oppure al Figlio, che taluni, all'inverso, bestemmiano.
      Nel seguir ombre sconosciute, calpesto lor orme,
      su terra brulla, su cui germoglia unicamente il nulla.
      Riecheggian voci lontane, tra fasti passati, echi di gaudio e di risa già udite.
      Tremulo, 'l fuoco dell'amor fraterno si consuma,
      per spegnersi, a un impercettibile alito di vento o ad un sospiro.
      Respiro indifferenza tra rovine,
      la brama di potere ha reso l'uomo infame, senza confine alcuno.
      In cambio di danaro, baratterebbe tutto, persin la propria madre.
      Caduca volontà creder ch'esista un avvenire,
      i martiri s'arrendon, senza porre resistenza; prona la vita a reclamar la lotta,
      purtroppo pare invana la richiesta, resta sospesa, tra barlumi di paure.
      Riarse labbra celano sorrisi, dagli occhi gonfi, 'l pianto scava solchi sulle guance,
      la folla delirante chiede pane ed esistenza vera.
      Le voci son riunite in un coral brusio sommesso ch'intona un inno,
      ch'ha sapor di prospettiva, univoca la voce ch'or s'alza dal deserto.
      Nel mentre l'orizzonte s'è imbrunito, Il vento testè alzato spira forte,
      disperde or or la sabbia d'apatia, scoprendo ciò ch'aveva sotterrato,
      ravviva allor la fiamma di speranza, ineluttabilmente, mai del tutto spenta.
      Iris Vignola
      Composta lunedì 23 novembre 2916
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        Scritta da: Iris Vignola

        La monaca

        Scioglieva i suoi capelli lunghi e neri,
        soggiogata da litanie, nenie diffuse,
        allorquando li spezzava, in un sol colpo,
        donando chioma, alla lucente lama.
        Brandelli caduchi,
        rendean tappeto l'ore infrante,
        taglio netto ad un nobile vissuto,
        in agonia prostrata. straziata,
        seguente a scelte d'altri,
        dal bieco sapor di costrizione.
        Un solo istante... l'esistenza, in un minuto,
        s'ea ritirata tra cinta di clausura,
        orazioni cantilenanti e ceri accesi, sagome scure su immacolati muri.
        Angusti corridoi... Segreta e uggiosa cella accogliea carne fiorente,
        vitale ed infuocata, dal desio del peccato,
        a tramar l'incontro e copulare, nell'anelata ombra,
        recante luce a figli, nati e persi, sovente mai bramati.
        Tormentato amore disperato, esasperato da simboliche catene,
        sortite dalla mente d'un infido tiranno,
        che padre s'appellava, di giovinetta ignara,
        la monaca che si macchiò d'infamia, in tempi andati.
        Iris Vignola
        Composta mercoledì 20 luglio 2016
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          Scritta da: Iris Vignola

          Se musica fosse il mio nome

          Allietata a inventar melodie,
          come strali sinuosi,
          sprigionandole all'erte colline, ch'incontrano valli,
          ne riempiano fiumi e torrenti,
          nel scrosciar dirompente dell'acque,
          gorgogliandole ai boschi silenti,
          come fosser carezze innocenti.

          E ad effonderle ai prati, irrorandone i fiori,
          che sappian cantare il sussurro di miele,
          olezzo fluente nel vento,
          dell'etere, sospiro corroborante.
          Proverei a ricercar sinfonie voluttuose,
          d'accordi coese,
          sulla scia dei gabbiani garrenti.

          Stridori possenti, nel volerle imitare,
          per vestirne la brezza, volando sul mare,
          dando agio alle note che forgino il canto,
          che sol lui sa intonare, col suo far fascinoso,
          lo sussurri alle onde, in quel lor fluttuare
          ed illuda ancora la rena,
          che non abbia a finir nel fondale.

          Sognerei di scoprir l'equilibrio d'un ritmo armonioso,
          di cui cingermi in fretta a plasmar lo spartito,
          per non farlo sfumare
          e vibrarne le corde d'un piano o un violino,
          che mi elevino in alto,
          oltre i monti imbiancati, sui cieli,
          a donar le mie note alle arpe suonate da dita divine.

          Se Musica fosse il mio nome...
          per danzar nella sfera celeste,
          angelica come nessuna,
          nel flusso sgorgante di mille assonanze...
          Sarei Musica Eccelsa.
          Iris Vignola
          Composta martedì 1 marzo 2016
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