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Poesie di Iris Vignola

Autrice di Trilogia fantasy, fiabe e Poetessa, nato a LA SPEZIA (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Iris Vignola

Dall'oriente, all'agognar mio sovviene

Dall'oriente, all'agognar mio, sovviene
l'astro fiammeggiante,
scaturente riverbero nascente,
dalla vetta consenziente.
Malia d'una rinascita perpetua,
nell'eterno perpetrarsi d'un enigma.
Riflessi d'accecante albore rivestono l'aurora,
presagio ammaliator d'un nuovo dì,
foriera premessa d'anelati messaggi,
nello sperabile prodigio del risveglio mattutino.
Connubio con il sole,
ch'addentra il suo calor desiato,
nel colpir del raggio ammantato d'oro,
qual fosse incastro di monile.
Va a cercar l'anima, maestra d'occultarsi,
quando la mente percepisce d'esser spenta,
nell'ombra d'un'afflizione indegna d'esser viva.
Rigor di morte, ch'assale quando l'amor manca,
a solitudine, plausibile risposta.
Sottile filo conduttore, fluente d'energia,
che incombe, come un dio, nel penetrarmi,
del corpo e dell'inerte spirito, al fine d'appropriarsi,
cosicché cacciar gelo dentro e fuori.
Perenne ambir solar calore, ad irrorarmi il corpo,
ed a irraggiarmi l'anima depressa e vilipesa.
Similmente ad esso, vorrei calor di te,
lo vorrei seduta stante,
per evitare d'asserir ancora che mi manchi,
al mio intelletto e al cuore, ch'anelano quel sole.
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    Scritta da: Iris Vignola

    Ghirlande d'effusioni

    Ghirlande d'effusioni,
    preludio dell'amore,
    accendono i sensi e i cuori,
    assetando la voglia d'amare.
    I baci nell'intrecciar di lingue,
    carezze ardite,
    sanno alimentar fuoco in noi, avvinghiati,
    ch'assale la pelle ognor fremente,
    a divampar dal basso ventre,
    fin su, alle menti disconnesse dal mondo.
    S'incentiva la passione,
    nel volere e nell'offrire,
    intriganti gesta a scoprire il corpo ignudo,
    a far dono di sé, completamente,
    nell'implementar l'impeto d'un trasporto irruente,
    nella pienezza d'un ardore esasperato dall'attesa,
    nel pretender tutto e ancora, fino in fondo.
    Ripercorrere più volte i corpi,
    nel bramar gemiti e sospiri,
    Anelar dita sapienti.
    Seducente, la simbiosi d'intelletto,
    persa in giochi eccitanti e dissetanti,
    in cui scordar reale cognizione
    e dar adito all'istinto ch'appar represso,
    favorendo il desio prorompente di sesso.
    Soggiogati dall'estasi conturbante,
    di cui ribolle il sangue nelle vene,
    sfociante nel defluir d'amplesso
    in un fiume di lava bollente,
    saziamo l'estremo gioire del piacere,
    all'unisono nel completar l'amore.
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      Scritta da: Iris Vignola

      Essenza della notte

      Ruoto, levitando nello spazio semioscuro,
      risucchiata nell'eterea spirale,
      addentrandomi nel morbido velluto nero,
      trapuntato d'iridescenti e tremolanti stelle,
      come preziose e rare gemme,
      ch'appaiono a ravvivare il firmamento
      e ad attorniar la misteriosa luna,
      protagonista sublime della scena,
      nel teatrale spettacolo del cielo.
      Volo, elevandomi più in alto,
      dove lo spirito trova l'assoluta pace,
      nell'ovattato silenzio della notte,
      intanto che il corpo mio,
      di vil materia composto,
      resta inerme, nel sonno più profondo.
      Notte che, l'anima mia, hai, a te, attirata,
      onde coprirla, col tuo mantello scuro,
      così intrigante e sempre affascinante,
      seppur, talvolta, possa suscitar paura.
      A te, mi dono, fautrice dell'amore,
      unendo, al tuo, il caldo mio respiro.
      Silente amica, rivelami il segreto,
      sì magico e magnifico,
      dell'incantevole tua soave essenza
      di cui sei, mirabilmente, rivestita.
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        Scritta da: Iris Vignola

        Malinconica notte

        Riflesso bianco freddo, generato dal riverbero di luna,
        luce appariscente che risplender fa le acque d'affluente.
        Atte a carpir l'immane globo, le fronde si fan ombre, da lontano,
        vaghe s'intrecciano l'un l'altra, a far barriera al vento mercenario,
        sibilante, nell'inverecondo scorrazzare, dacché rompere il silenzio,
        ch'ancor non s'ea spezzato.
        Malinconico splendor di plenilunio,
        vano ad asciugar il pianto, seppur sommesso,
        non apportando alcun ristoro al cuore disperato e infranto,
        neppur nel ravvivar il tetro nero circostante.
        Silenzio, tutt'intorno al mio presente, le lacrime son perle, a tal chiarore.
        Sul rogo d'inclemenza, la mia vita hai reso cenere,
        nel gelo d'un'attesa ho trasferito il mesto sopravvivere.
        Pallor sul viso, quasi canini di vampiro m'abbian dissanguata,
        reietto ammaliatore, scaturito dall'ombra ch'è nascosta, madre oculata,
        avvolto nel suo abbraccio, in una spira,
        pronto a morder la sua preda designata.
        Martire stremata, vorrei gridar tutta la rabbia,
        seppur la forza m'abbia abbandonata.
        Annichilito sguardo, perduto nell'intensa e strana notte malinconica.
        Desio d'esser fantasma, priva di strazio che tormenti,
        nel ricondur ricordi ormai sepolti tra reperti antichi,
        dove rimorsi vanno a infrangersi, al pari dei rimpianti per scelte non decise.
        Ma non è ancora il tempo del passaggio,
        la vita ancor reclama per vincer la partita.
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          Scritta da: Iris Vignola

          Inebriata dal voler esser nuda

          Inebriata dal voler essere nuda,
          s'ha da librarsi in volo, l'anima vagabonda,
          quella veste ch'avea scelto sta nel letto,
          in pieno sonno, a vivere nel sogno.
          Di letizia rivestita,
          centellina l'ingordigia d'esser libera,
          roteando in spirali colorate,
          aggrappandosi a code di comete,
          apprestandosi a inoltrarsi in buchi neri,
          fino a sfrecciar dove non era stata prima,
          fin'a scoprir galassie sconosciute,
          coniate da miriadi di stelle ammaliatrici,
          d'altri soli, al centro di pianeti,
          laddove le distanze appaion abissali,
          laddove il tempo appar inesistente,
          fors'a raggiunger il confine d'universo.
          Non appar stanca, par abbia superato circa un metro,
          l'anima avventuriera, ciononostante si riposa,
          adagiandosi sopr'a una scia di rocce levitanti,
          pure mancando l'aria,
          in speranzosa attesa d'apertura del portale
          separante universi paralleli.
          Il suo alter ego attende, al varco, l'anima gitana,
          dai vicendevoli racconti scopriran segreti di vite alternative
          di quelle spoglie ch'han lasciate sole e abbandonate.
          Nonché vuote, prive di quello spirito ch'è saturo d'immenso.
          Degli alter ego alieni, l'un per l'altro, ma similmente uguali,
          Gli stessi tratti, le stesse identità, gli stessi desideri,
          seppur scelte diverse, inverse, del tutto essenziali a far la differenza.
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