Poesie di Iris Vignola

Autrice di Trilogia fantasy, fiabe e Poetessa, nato a LA SPEZIA (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Iris Vignola

E l'angelo guardò la luna

E l'Angelo guardò la luna,
contemplandola come Venere sognante,
attonito e assorto, senza distoglier sguardo,
dacché, già, l'avea notata,
la notte, al suo usual incedere fatato,
mai rimirandola come in cotal momento.
Parea dipinto,
sì talmente immobile com'era, da parer finto,
tutt'uno, sopra l'esiguo scoglio che l'accoglieva.
Turbato, com'un innamorato, ebbro d'ardore,
ch'andava ad intonar la serenata ch'avea nel cuore.
S'avesse avuto voce, per quel cantico d'amore!
Regina della notte, al plaesars'in cielo,
enfasi e stupore, per l'astro incoronato d'alone luminoso,
che riflettea sul mar barlumi luccicanti a pelo d'acqua,
brillanti luccichii d'argento,
sopr'al candido riverbero, delineante strana rotta.
Rotta del desiderio... pensò l'Eccelso.
E l'Angelo guardò la luna,
pensando alla sua veste immacolata,
perpetuo, il suo scrutare solitario,
nel tempo suo, ch'andava a terminare,
gioendo, di splendor ch'avrebbe perso,
non soffermandosi, quell'attimo d'eterno.
Iris Vignola
Composta domenica 6 dicembre 2015
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    Scritta da: Iris Vignola

    Celestiale è

    Celestiale è 'l color della speme, mai muore,
    nutrita al levar del mattino,
    disacerbà l rancor suffragato dal male,
    di candor fanciullesco s'avvolge.
    Emulando parvenza del mare,
    già sottratta in partenza al cielo ceruleo,
    estorce la tinta cangiante,
    nell'intenso desio di rinascer costante.
    Nel celeste mantel virginale
    si cela, nell'intento di trarne conforto,
    la preghiera che sale è sagace,
    cita l'inno a schiacciare il serpente.
    Celestiale è la nota d'intenso vibrare,
    ch'ancor s'ode, nel porre l'udito,
    quale musica astratta, nel cosmo sapiente,
    un sussurro vitale che prende, struggente.
    Linfa fresca infiamma le vene,
    nel tripudio di coglier respiro,
    nell'immenso fluir di quel canto ancestrale
    stimolantè l coraggio interiore.
    Celestiale è l'amore che smuove ogni dove,
    che v'è intriso, nell'intrinseco spazio,
    ch'ha certezza soltanto sentito nel cuore,
    quale magico incanto perpetuo e sgorgante.
    Immortal tale fonte primaria, di suono si tinge,
    negli armonici accordi che giungono all'io,
    gorgheggianti com'echi ch'espandono l'aere,
    risponde fervente l palpito d'un cuor nascente.
    Iris Vignola
    Composta martedì 13 dicembre 2016
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      Scritta da: Iris Vignola

      Inver nacqui

      Atmosfera rarefatta,
      galleggiando, nel limbo ch'amavo assai tanto,
      protezione e piacere, nel guscio racchiusa,
      fors'anche sarei mai, da lì, sgusciata.
      non assaporando però'l profumo del tuo seno.
      Inver nacqui dal grembo che scoprii materno,
      vidi la luce, nell'oscurità d'una notte bruna,
      abbandonando alfin quella mia culla
      che, senza sosta, mi ninnava,
      in cui, beata,
      ambivo alle carezze della mano delicata.
      Sonorità latente giungea a me soffusa,
      voce, come nenia, che m'acquietava
      e m'addormentava,
      facendomi sognar la bocca che narrava
      oppur cantava la soave ninna nanna.
      Dolci sensazioni d'un'epoca passata,
      d'una coscienza non ancor delineata,
      di cuì l ricordo s'è perso già nascendo
      e manca a questo cuor ch'ancor t'acclama,
      ch'ancor accanto ti vorrebbe, mamma.
      Iris Vignola
      Composta mercoledì 14 dicembre 2016
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        Scritta da: Iris Vignola

        Come giulietta so d'ascoltar, d'usignolo, il dolce canto

        Verseggia ancora l'usignolo,
        accovacciato sul ramo del salice che piange,
        melodico il suo suono,
        ne intona il pianto, nel gorgheggiar intenso,
        dopo la notte insonne, nel deliziar l'udito.
        Rimbalza l'eco,
        nella campagna circostante,
        ch'attendeva l'alba, per giungere al risveglio.
        L'oscurità notturna
        m'è comparsa più opprimente del consueto.
        Priva di vita, s'è palesato solamente il nulla,
        nell'inghiottire il tutto.
        La luna è migrata alla mia vista,
        s'è rifugiata altrove, anziché portar conforto.
        Funereo quel cielo nudo, a deluder il morale.
        Solo triste tristezza è apparsa all'orizzonte,
        nella sua veste lunga e nera,
        in cui le lacrime si forgiano a tessuto.
        Inaspettata, s'è insinuata nella mente,
        radicando la sua tela,
        tal ragno, che sa circuir bene la sua preda ignara.
        Come Giulietta, so d'ascoltar, d'usignolo, il dolce canto,
        non dell'allodola, sul ramo.
        Sentor di Paradiso, sebben per un momento,
        m'assale, alle tonalità poliedriche del piccolo pennuto,
        da far tesoro ritrovato e racchiuder nella mente,
        onde fuggir dalla tristezza, or sofferenza, alfine,
        nell'esistenza altalenante...
        A tal uopo, quel canto, sigillerò nel cuore.
        Iris Vignola
        Composta domenica 16 agosto 2015
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          Scritta da: Iris Vignola

          Mi voltai e vidi quel fiore

          Nel sentor d'erba bagnata, la violenza scatenata sul mio corpo,
          dita forti mi strappavano i vestiti, lacerandomi le carni ed il mio cuore.
          Assetato di dolore, arrancando, dissetasti la tua oscena bramosia,
          tra le gambe insudiciate sia di terra, che di sangue.
          Più serravo e più impazzivi, scatenando la tua furia,
          soggiaceva, in me, la femmina, alla lotta
          e, strappando i miei capelli, addentravi il tuo piacere
          in quel nido che violavi e violentavi,
          col tuo sadico furore d'una belva assatanata.
          Mi schifasti delle mani che infilavi nei segreti del mio corpo,
          del tuo fiato ch'esalavi dalla bocca spalancata,
          sulle labbra mie, sfinite dalle grida disperate.
          Del tuo umore, che spargesti nelle viscere nascoste.
          Del mio male, appagasti la libidine crescente.
          Te ne andasti come un vile vincitore, la tua spada nella guaina,
          quel tuo ghigno d'un demonio... lo ricordo come allora!
          Non più grida dalla bocca, eran morte nella gola.
          E le lacrime di pioggia si versarono sul viso,
          per mondarlo dal mio pianto, nel fragore del silenzio.
          E la terra infradiciata mi donava il suo tepore, come madre, mi cullava,
          un effluvio mi arrivò, dritto, alle nari, non me n'ero accorta prima.
          Mi voltai e vidi quel fiore.
          Iris Vignola
          Composta giovedì 21 gennaio 2016
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