Poesie di Ines Raisa Fortunato

Studentessa di Farmacia, nato a Castrovillari (Italia)
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È accaduto osservando un salice

Lo sbadiglio di un dolce ricordo
Cullato dall'armonico andar del vento
Pensiero d'età felice,
pensiero di un tempo amico.
È accaduto osservando un salice,
e la mia mente è tornata lì
a spolverar ricordi sbiaditi
di quando la forza mia eran le onde
che mi cullavano e portavano in tempeste di zucchero.
Non so dirmi perché il pensier mio
A te volge notte tempo
Compagno un salice piangente...
Par che m'ascolti, par che mi consoli,
par che m'abbracci e poi m'abbandoni.
Par che il mondo si sia fermato
Col respiro tuo poi sia finito.
È accaduto osservando un salice
Che le stelle si sian arrese
E mi abbiano sorriso
E sorridevo anch'io...
Che mai il salice pianga dinanzi a stelle che
Sorridono!
Ines Raisa Fortunato
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    Come foglia al suolo

    Son quelle tue lacrime
    Che non patisco,
    Per il loro bieco modo
    Di sterrare il cuore mio
    Con impietosa recisione:
    Fiore sradicato dal luccichio di rugiada
    su campo deserto.
    Quel silenzio che le fodera,
    Le ingentilisce,
    Di una menzognera cordialità
    Che uccide.
    Non accetto le tue lacrime
    Poiché il cuor mio ne è pieno
    e defluiscono nell'intimo dell'animo
    Che ormai desiste.
    Sono come foglie secche, esauste
    Che franano al suolo
    In un mite valezer d'autunno.
    Ne avverto il roco strepito
    Dilapidarsi nell'aere
    Aleggiando come culla
    e lambire, lieve, il suolo.
    In ogni resa di foglia
    Si aduna quel disperato grido
    Di radici arse, spossate.
    E tu, come foglia al suolo...
    Il suo ricordo ti intristisce
    Attraversa il dolore
    Di una ruga così fanciulla
    Digrada fino al ciglio delle tue labbra
    Ove gaudiente muore
    Nell'esplosione di un bacio,
    Di mamma!
    Ines Raisa Fortunato
    Composta domenica 27 giugno 2010
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      Con occhi diversi

      Non guardai mai il mare
      Con occhi diversi.
      Lo dipinsi su tela d'anima
      Attingendo ai soliti tristi colori.
      Non un raggio
      Che salpasse dalla tavolozza
      e si ancorasse in prospettiva
      Consolando le onde più infelici
      Che la mia mano potesse tingere.

      Non guardai mai il mare
      Con occhi diversi.
      Plumbeo e procelloso lo immaginai
      Per far si che nessun altro fruitore
      Potesse coglierne la più intima essenza,
      Quel dondolante brusio di brumeggi,
      Acre sapore di sale.

      Non guardai mai il mare
      Con occhi diversi.
      Fu il timore dei misteriosi fondali
      Ad offuscare la vista degli ippocampi
      e delle stelle danzanti...

      Mi dipinsi su tela...
      Guardando il mare,
      Mai con occhi diversi.
      Ines Raisa Fortunato
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        Continuo a credere...

        Continuo a credere che ci sia,
        Dispersa nel tempo un'altra bella stagione.
        Continuo a sognare girotondi di rondini
        Che intessono la trama del ceruleo manto.
        Continuo a sperare nel soffice suono di una lira
        Che lieve assaggia il mio orecchio muto.
        Continuo ad aprirmi al mondo
        Come fossi delicata ninfea posata su stelle.
        Continuo a rimembrare abbracci di Padre
        Costernati da sincere effusioni d'amore.
        Continuo a pregare che il mio sforzo non sia mai vano.
        Continuo a muovermi a passi leggeri
        Per non svegliare il sole di notte.
        Continuo ad amare con orgoglio e fierezza
        Sicché le cicatrici possan presto rimarginarsi.
        Continuo a dimenticare le mie fragilità
        Di donna ferita.
        Ma la lira continua a suonare
        e la mia bella stagione, Padre, sei tu.
        Ines Raisa Fortunato
        Composta lunedì 7 aprile 2008
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          Ha chiuso le porte la mia Terra

          Spiccano ancora le vette indorate
          Le guglie e i monasteri intrisi di mistero
          Ma la gente ha le guance solcate
          Da lacrime che sanno di nero.
          La gioia frana come frana la terra
          e ciò che resta è un'eco speranzosa
          Dell'unisono battito di cuori in serra
          Che cerca modo e vita dignitosa.
          Ha chiuso le porte la mia Terra
          Nelle timide viuzze in festa
          Fra il verde di sconfinate distese
          v'è chi ormai conteggia ciò che del tempo resta
          e chi scoraggiato s'arrende dinanzi a futili imprese.
          Ha chiuso le porte la mia Terra
          Il riverbero dei raggi nel mare
          è il ricordo di un passato ormai andato
          Ora solo valigie da fare
          Il mare è stato abbandonato.
          Ha chiuso le porte la mia Terra
          Violentata da promesse false
          Stuprata da illeciti accordi
          Curata da sterili rivalse
          Cucita da omertosi sordi.
          Ha chiuso le porte la mia Terra
          e le chiudo anch'io
          Che nessuno saccheggi più
          Ciò che è nel cuore mio.
          Ines Raisa Fortunato
          Composta sabato 20 marzo 2010
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