Area Riservata

Poesie di Ines Raisa Fortunato


Risacca

Legno e mare non hanno tempo,
Vivono di un brulicare d'onda
Monotono ed irrequieto,
Testardo
Come un cuore piromane
Che mangia la macchia
E divora la selva dell'anima.
È sul legno, ricordi,
Che i nostri cuori abitarono
La stagione dei fiori,
Germogliando dal caos
E da un parto infausto
Del cielo.
Su quel legno inumidito di lacrime,
Talvolta arso d'amore,
Costruimmo una palafitta incrollabile
Di noi.
Il mare ci osservava
Piangere a gocce l'orizzonte,
Insegnandoci la vita.
Quel mare che guardi, ora,
Con entusiasmo bambino.
Ha unto la nostra carne
Rubandoci l'essenza
In un tramonto.
Legno e mare non hanno tempo
Anche tu lo sai
Che aspetteranno la cenere delle nostre anime
Affidata al dondolio di una risacca.
I. R. f.
-- Ines Raisa Fortunato (scheda)

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Te

Della vita ho amato le cose piccine,
quelle melodie bambine dei carillon
e gli occhi miei schiusi,
sentinelle in veglia su girotondi di fate
e orsi ballerini.
Della vita ho amato le attese,
il trepidare nevrotico che turba i sensi,
urla e battiti inafferrabili del cuore.
Ho amato i silenzi e le dipartite
e spesso li ho resi un tutt'uno,
senza mai addomesticarli.
Ho amato il sole incurante delle mie lacrime,
innamorato dei miei capelli dorati
e della mia pelle.
Della vita ho amato la pioggia battente
la rabbia di non avere un riparo
e la consolazione di coccolare il pianto del cielo,
dietro il vetro caldo di una finestra.
Ho amato la musica e le sue nudità,
quell'anima errante ed irrequieta
e il suo modo scomodo di fare del mio cuore
sua dimora.
Ho amato il vuoto di un abbandono
e la mia fede arcana e vacillante.
Ho amato mio padre e la sua forza di morire,
mia madre e il suo coraggio di vivere.
Ho amato...
Tanto da sentire il cuore bussare ad un altro petto
cercando asilo
e comprendere la sua scelta.
E poi, poi ho amato TE.
Te che sei stato un po' di tutto quello che ho avuto.
Ho amato la tua voce,
il dolce carillon delle mie ore piagnucolanti.
Ho amato la tua assenza e quegli interminabili minuti
che ci intervallavano.
La eco di quel silenzioso attenderti
come fossi un prezioso presente da scartare
allo scoccare del giorno.
Con dolore, ho amato la tua anima maledetta, muta
e quel suo passo ladro e felpato
nelle mie notti insonni.
Ho amato, sai, la tua bramosia di libertà;
i tuoi anni e la loro incompiutezza,
i tuoi errori e il loro sorriso pudico.
Nell'amare la tua totalità
e nel sopportare il tuo silenzio avvinghiarmi,
il mio amore ha posto radici forti
e, depauperato dal tuo torpore,
ha gettato il seme di un nuovo amore.
Sarà quel germoglio, profumato gelsomino,
a dar vita all'eternità che da qualche parte
ci attende.
-- Ines Raisa Fortunato (scheda)

Ostinato

Figlio di un amore infedele
cresciuto su radici inferme.
Aghi pungenti che penetrano
una sconosciuta intimità.
Sono padrona del tuo germoglio
profumato d'aprile e impollinato
nell'assenza.
Ostinato
come il vento mugghiante
contro la finestra,
Pulito
come il vetro che amoreggia con il sole,
Insano
come un idillico delirio.
Io, primavera bambina
da bere a piccoli sorsi
senza che la vita ci congestioni
in un ultimo gelido bacio.
Io, falena sciupata nei riverberi accecanti del sole
che rinsecchisce le mie friabili ali.
Gufo della notte conosci bene
quanto dolore ci sia nel vivere il buio
elemosinando raggi e certezze.
Solo un grande coraggio,
più rigoglioso del tuo germoglio
potrà gettare un nuovo seme
ch'io custodirò
come preziosa reticenza del tuo amore.
E coltiverò un giardino
e tu sarai il mio tramonto
bagnato d'orchidea.
-- Ines Raisa Fortunato (scheda)

Spiccioli di vita

Ho creduto che potesse esistere...
L'A-more.
Quello che addormenta il cielo la notte
E sveglia con un suo bacio il sole, di giorno.
Ho creduto che tutti i versi pianti dai miei viandanti di carta
Avessero trovato asilo
Sulle labbra degli amanti.
Ho creduto che i fiori appassissero per gettare poi
Il seme di un nuovo germoglio.
E ho creduto che tutte le mie lacrime bastassero
A riempire una stella che implode in un lago.
E ci ho creduto perché il baratro
Non avesse la meglio sul mio animo,
Non lo spingesse sul ciglio dalla vista meravigliosa
Sull'inferno,
Perché non mi ingannasse
Regalandomi un'illusione di fugace piacere.
Ci ho creduto quando in dicembre
La mimosa iniziava a fiorire e
Tra il freddo delle luci
E il frastuono di colori
Vi era chi come me osservava attento
Quelle gialle gocciolione
Sbeffeggiare il colore scarlatto di festa
Con la forza briosa
Di una distratta primavera,
Mentre due anime sorseggiavano un caffè
Rintanate in un solo corpo,
In un solo improferito silenzio.
Le ho sentite abbracciarsi e poi
Poi farlo più forte fino a provare dolore
Quando fuori dalla finestra
Un cuore vagabondo mendicava spiccioli di vita con la sua chitarra.
Ci ho creduto perché il freddo non ha gelato l'inchiostro
Che pareva lanciare fiamme
Ed io abbandonata su marmo scrivevo di te
Osservando con una dolce inflessione del labbro
Il mondo assopirsi.
E forse ci ho creduto perché
Mai come allora il mio sangue
Rammentò d'aver pianto l'impossibile
Mentre la vita rotolava su una pellicola che
solo la luna racconterà un giorno...
In un'eclissi.
-- Ines Raisa Fortunato (scheda)
Composta
lunedì 10 gennaio 2011

Fa' buona strada

Ti ricordo affranto, smorto, agonizzante
Come un illuso cavalier errante.
Fu la vita ad illuderti ed a punirti
Papà, vorrei ancora poter parlarti.

Hai cambiato rotta, hai cambiato scia,
La tua strada adesso non sarà più la mia.
Hai avuto coraggio ed allegria
Nonostante fosse inumana la tua agonia

Ti osservavo con occhi increduli e silenti
E tu mi parlavi con i tuoi spenti
Da un male che al tuo stelo ti ha strappato
Mio dolce - umile bocciol profumato.

Il cielo piange, la luna muore
La osservo nell'interminabile ticchettar delle ore
Che sempre più mi allontanano da te
Che eri Padre ed anche Madre per me.

Fà buona strada dolce ed umile amore
Pregherò affinché mai più ti abbracci il dolore
E tu per me continua a pregare
Chè la vita mi dia il coraggio di ricominciare.

Papà a presto ti dico perché
Un giorno io ritornerò da te,
Allora la strada tua sarà la strada mia
E vivremo d'amore, gioia ed allegria.

Aspettami, aspettami perché
Sarà poi l'eternità ad aspettare te e me...
-- Ines Raisa Fortunato (scheda)
Composta
martedì 25 novembre 2008

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