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Scritta da: Jacopa Del Gado

Ferragosto metropolitano

Ti prego, dai!
Giochiamo a "fare finta".
Lo tiro a me e addosso me l'avvinghio.

Il sole picchia e batte senza pace,
ci siamo solo noi, qualche piccione errante
ed una fontanella che pare agonizzante.

Conosco l'amarezza sotto quel ciuffo scuro.
Milano a ferragosto! Roba da aver paura.

E noi siamo proprio là!
Vi prego non credete al frutto di una scelta,
l'ansia di sfuggir gente,
l'anelito a "partenze intelligenti".

Niente di tutto questo, nessuna idea elegante,
solo noi due in bolletta e soldi in tasca niente.

E allora, dai! Bisogna farlo,
giocare, come allora a "fare finta".

Traversiamo quartieri sconosciuti,
-nella città in cui pure siam cresciuti -
e l'avventura, così come allora,
comincia con le insegne, prosegue coi colori.

Proprio a sinistra, uscendo dal metrò,
sbattiamo quasi addosso ad un bistrò.
Tre insegne dopo "la casa dell'omelette"
promette gioie al palato e tete a tete.

"Guarda, siamo a Parigi!"
Dico mentre gli cingo il fianco.
"Non vedi che è Marsiglia?"
Non senti il mare e l'odor di triglia? "

e mentre ci baciamo - e non vedevo l'ora-
io me lo guardo ancora
e l'amo più di allora.
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    Scritta da: Jacopa Del Gado

    Calzini

    Giace artistico un calzino
    sopra al tavolo in cucina.
    La tua giacca da lavoro
    cerca invano il suo ristoro
    nell'armadio spalancato
    e da lei colonizzato.
    Il decoder l'hai trovato
    nel tuo frigo incasinato.
    Perché mai l'avrò sposata?
    Gemi ancora imbambolato.
    Poi ti corre tra le braccia
    il sorriso più radioso,
    mille donne in una sposa.
    Lei è l'eterna primavera
    e tu l'ami tutta intera.
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      Scritta da: Jacopa Del Gado

      Il mio viaggio infinito

      Premi a lungo le tue labbra
      sul mio collo reclinato.
      Labbra che sanno di vento
      e di navi che han salpato.

      Indugiate sul mio seno,
      mani grandi, mani sapienti.
      Mani che sanno l'amore
      e conoscono il tormento.

      Guardami dritto negli occhi
      mentre mi prendi e mi spossi.
      Occhi beffardi e sereni,
      echi di dune e di treni.

      Ancora a lungo ci amiamo
      tra queste sete sgualcite,
      poi ti abbandoni nel sonno,
      così uomo, tanto bambino.

      Sei il mio viaggio infinito,
      le strade non intraprese,
      l'intelligenza del corpo
      che finalmente si è arreso.
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        Scritta da: Jacopa Del Gado

        E ancora adesso

        E fui nel tempo,
        nel tempo sono stata
        nuvola erratica, salsedine giù al molo,
        la trasparenza lieve del mattino.
        la nomade irruente, senza pace,
        quella che fugge vincoli
        e pianti di bambini.

        Fu un dio beffardo, un satiro
        con vesti lacerate e occhi lustri
        a sceglierti per me
        nel gorgo turbolento
        di quelli che s'arrischiano da soli
        e che, da soli, per la terra vanno.

        La grande mano aprì e senza cautela
        ti scagliò accanto a me,
        poi passò ad altro.

        E ancora adesso stiamo a domandarci
        chi tra quel dio o noi due
        rimase stupefatto
        dall'esito di quel remoto suo capriccio.

        Ancora adesso,
        mentre dolcemente,
        continuo a lungo a scompigliarti i ricci.
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          Scritta da: Jacopa Del Gado

          Pranzo, cena e anche contorno

          Sei il regalo di ogni giorno,
          pranzo, cena e anche contorno.
          Il buongiorno del mattino,
          sguardo dolce, occhi bambini.

          La sorpresa rinnovata
          di una storia appassionata.
          L'ammissione a ogni momento
          del mio caldo sentimento.

          Io ringrazio Dio, il creato,
          o chiunque abbia pensato
          d'inviarti qui, al mio fianco,
          tu, il mio amore, il mio compagno.
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