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Scritta da: Giuseppe

Diatriba

I miei versi sono candele accese
al cuore dell'amore
ferito nella lotta coi pensieri.
La lotta, si è conclusa
con la sconfitta di entrambi.
I pensieri hanno smesso di pensare
Ora chiusi nell'onda delle notti
implorano con gli occhi spalancati
qualche sonno pietoso che li copra.
Il cuore ferito all'altra sponda
su pavimento freddo
coglie cocci di sogni frantumati
nel reliquario delle cose care.
Ora ciascuno guarda l'altro lato
senza più forza di ricominciare.
Perché mi ha fatto questo
dice il cuore,
chi ti ha dato il permesso
di entrare nella mia stanza?
hai rovinato i sogni,
hai staccato dal cielo le mie stelle?
Gli rispose il flusso di pensieri
con un filo di voce, è colpa tua.
Hai eluso le mie competenze
ti sei permesso di tagliare i fili...
e gli porse anatema di parole:
Confuso tra rigagnoli d'amore
senza riscontro di una tenerezza
senza manco il chiarore della luna
avrai paura a disegnare un cuore.
Composta giovedì 19 maggio 2016
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    Scritta da: Giuseppe

    Il sentiero del cuore

    Il cuore ha un sentiero
    che passa attraverso
    la luce degli occhi,
    percepisce il profumo
    nascosto
    nel fondo blindato
    dove non arrivano
    le riflessioni,
    si lascia abbagliare
    da melodie di voci.
    Nel giardino
    d'autunno
    dove non nasce
    erba di domani
    poiché l'inverno spoglia
    le foglie di pensieri,
    i fiori della vita
    sentono più forte
    il desiderio
    prima di addormentarsi
    nei deserti
    di sogni senza sole.
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      Scritta da: Giuseppe

      La notte incombe

      Attesa senza attesa
      come un filo lento
      tra le dita,
      sul cuscino
      imbevuto di sonnolenza,
      vedo i lumi teneri
      cecati dal barbaglio,
      il sol coi raggi
      scorrazzar scintille
      sulle stille di pianto,
      l'onda che insiste
      sulla battigia tormentata...
      d'un tratto l'alba
      col chiaror dei raggi
      scioglie
      le fantasie del buio,
      mi richiama
      a galla nello stagno
      tra la moltitudine scolpita
      e lo sguardo pietroso
      della mummia.
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        Scritta da: Giuseppe

        Le quattro stagioni

        Scioglie la primavera coi germogli
        il canto delle primule,
        cela l'estate crespe dell'autunno
        dove mille pensieri senza penna
        inginocchiati ai piedi dell'inverno
        sfogliano tra le pagine illuse
        le foglie imbalsamate.
        O questo libro!
        Questo romanzo sempre vecchio e nuovo
        delle quattro stagioni.
        O questo mare!
        Tra selvagge scogliere, rive, spruzzi
        incespica fruscio del mulinello
        con le onde cupe,
        frastagliati contesti, canti, voci
        spalma il navigatore sui marosi,
        dalle creste azzurre come altezze
        suonano i desideri
        muse, corone, allori
        come sospesi luccicanti inganni
        tentano come i pesci le lampare,
        cadono i sogni nelle valli fonde,
        schegge di fumo tra le righe insorte
        sospinge il vento i fogli
        verso l'ultimo punto...
        butta il vestito logoro non serve
        oltre il velo che incombe,
        nudo, che cosa, niente...
        vosco lettor sospeso
        alla parola "Fine" dell'Autore.
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