Poesie di Giuseppe Bartolomeo

Professore di lingue, nato venerdì 27 agosto 1943 a Cirigliano (MT) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Frasi per ogni occasione e in Proverbi.

Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
Il tuo poeta oggi canta senza vederti
durante la notte che non conosce buio.
La tua bocca è come fiori di ginestra
con profumo pieno di bellezza.

Sento l'odore di frutti silvestri
mentre la notte nasconde messaggi.
I tuoi capelli sono ruscelli al vento
sotto l'ombra di salici piangenti.

Il tuo poeta oggi canta senza vederti
durante il giorno affacciato al balcone.
Scenderò nella strada per incontrarti
quando appari sotto i raggi del sole.

Oggi ti rivedo in questi versi senza rima;
tu sei la fonte che sgorga fra le rocce
tu sei il grido del bimbo che nasce
tu sei il sole che illumina l'aurora.

Il tuo poeta oggi canta senza vederti
durante la notte che non conosce buio.
Tu sei la luna che serve da cuna
a un sorriso di bimba aperto al futuro.
Giuseppe Bartolomeo
Composta mercoledì 28 gennaio 2015
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
    Il tempo ha il cuore delle montagne
    le montagne gli occhi del tempo.
    Noi camminiamo scalzi sulla terra
    ricordando quelle pietre del fiume
    quell'acqua silenziosa della notte.

    Il vino e il pane di oggi sono sulla mensa,
    i genitori già camminano sull'orizzonte.
    I figli hanno costruito lontano i loro nidi
    mentre sogniamo sulla sponda del fiume
    un nuovo mondo che sorgerà un domani.

    Cominciammo a camminare sotto le stelle
    aspettando di contemplare la vicina aurora
    ma ci sorprese il sole all'ombra delle palme
    su una sabbia resa sterile da umano dolore.

    La luce spingerà la nostra fragile barca
    sotto montagne piene di mistico silenzio.
    Stringendoci le mani accenderemo il fuoco
    per bruciare insieme distanza e indifferenza.
    Saliamo, ci resta poco per capire la montagna.
    Giuseppe Bartolomeo
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
      Scese un uomo solo da una alta montagna:
      un bastone di quercia secolare in mano,
      una borsetta con degli occhi di pietra.
      Un cane bianco lo seguiva da lontano
      orinando su foglie secche e tronchi strani.

      Un bambino giocava solo sotto un albero.
      L'uomo lo guardò con un dolce sorriso
      gli gettò un occhio di pietra e disse:
      ti servirà un giorno senza pianto.

      Camminò l'uomo appoggiato al suo bastone
      lungo la riva di un fiume lungo e nero.
      Il cane non bevve di quell'acqua
      era sangue di gente morta nel tempo
      con le spade sporche di barbari.

      L'uomo vi gettò un occhio di pietra
      si sentì un tonfo nel silenzio, un grido.
      Il cane abbaiò guardando fisso.
      Riconobbe nella riva il suo padrone
      ma seguì le orme del suo signore.

      L'uomo che scese dalla montagna
      gettò gli occhi di pietra alle sue spalle
      meditando guardando solo avanti.
      Non ruppe il suo silenzio né lo sguardo
      quando una voce nascosta gli disse
      di fermarsi per guardare indietro.
      Giuseppe Bartolomeo
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
        La primavera di questo nostro tempo
        non ha più occhi per lacrime di rugiada.
        Ha solo il cuore pieno di speranza,
        per ricordare i fiori dei nostri prati,
        le carezze dei nostri genitori,
        i sorrisi veri dei nostri figli,
        dimenticando la gente che grida
        contro un passato che non c'è più.

        È passata anche questa luna piena
        con le sue piogge del mese di marzo.
        Forse vedremo passare i nostri giorni
        scritti su volti senza più maschera.
        Domani inizieremo lo stesso cammino
        con nuovi occhi per illuminarlo
        con le mani rivolte a un cielo di stelle
        in un corpo adatto a nuovi orizzonti.

        Non distruggeremo i nostri giorni
        inseguendo stelle cadenti di agosto.
        Costruiamo il nostro nuovo uomo
        guardando il sole e le alte stelle.
        Camminiamo insieme su questa terra
        sia nei mesi estivi che d'inverno.
        Siamo noi i fiori del celeste giardino:
        la donna la rosa che profuma la vita
        l'uomo la spina che la fa felice.
        Giuseppe Bartolomeo
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
          La pioggia è la ricchezza dei proletari,
          la madre feconda della fame dei poveri.
          In questa terra feconda zambesiana
          il sudore fortifica l'anima e la zappa.
          L'uomo e la donna sono motori a manioca
          su strade museo di piedi scalzi senza nome.

          Qui non si cammina con le Mercedes
          né con carri trainati da robusti buoi.
          Non si conosce la metropolitana
          né il Concorde dei cieli occidentali.
          Nessuno firma assegni falsi
          né tenta nei casini la sua fortuna.

          Qui per riempire di contenuto le sere
          i vecchi raccontano le favole del coniglio,
          la storia degli antenati illustri,
          la caccia comunitaria fatta con le reti,
          la lancia, le maschere e grida umane
          per spaventare i fantasmi della notte.

          Ringraziamo questi popoli ancora saggi,
          o uomini che ci chiamiamo occidentali.
          Da questi popoli chiamati primitivi
          nascerà per l'umanità la nuova primavera
          ricca di acqua che farà germinare i semi
          di una nuova umanità senza tanti misteri.
          Giuseppe Bartolomeo
          Composta giovedì 30 novembre 1978
          Vota la poesia: Commenta
            Questo sito contribuisce alla audience di