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Le migliori poesie di Giuseppa Castellino

Questo autore lo trovi anche in Racconti.

Ti ho visto per caso, ti ho incontrato volontariamente e improvvisamente ti ho amato.
Ho sognato una vita con te, un amore senza fine e ho creduto alla tua buona fede.
Ho vissuto attimi bellissimi, mi sembra ieri, attimi immortalati dentro me.
Giorno dopo giorno ho aperto i miei occhi e ho iniziato ad aver paura.
Temevo che quella persona che amavo era solo frutto di un'illusione.
Ho sospettato nella speranza di sbagliarmi e invece era tutto vero,
il destino mi stava girando le spalle, ho ricevuto un'enorme delusione e ho sofferto.
Ho pianto, mi sono chiusa dentro di me a riccio e ho iniziato a pensare.
E ho capito che non bisogna dare nulla per certo,
che tutto ha una fine e non sempre è un lieto fine.
Il dolore è diventato rabbia, una rabbia così pesante da soffocare il mio cuore,
da farmi mancare il respiro, da non dormire la notte, da perdere il controllo,
da farmi impazzire, da farmi agire senza più un minimo di dignità,
da farmi provare l'odio per quell'amore che sentivo dentro.
Ho creato uno spazio dentro me per l'odio e ho capito che sentivo qualcosa di veramente pesante che non riuscivo più a trasportare, perché mi stava conducendo per le vie più brutte che l'amore possiede.
Il mio cuore e la mia ragione ormai comunicavano e si consigliavano l'un l'altro.
E la mia ragione spiegava al mio cuore che l'amore è irrazionale, imprevedibile, speciale ma allo stesso tempo è molto crudele, perché ti stravolge la vita sia quando arriva sia quando va via...
ma il mio cuore non smetteva di sanguinare e ho trascorso infinite ore in compagnia dell'odio per te...
Non ottenendo risulati mi sono chiesta se non era il caso di farne di quest'odio una corazza che mi proteggesse da te, ma nemmeno questo è servito perché non dovevo proteggermi da te, perché tu ormai non c'eri più, ma da me e allora ancora una volta il ruolo di quell'odio dentro di me era inutile, perché odiarti non alleviava il mio dolore...
L'amore è pazzia mi dicevo, l'amore è qualcosa che ti ferisce dentro e non va via...
L'amore è incancellabile.
Per quanto mi sforzassi a starti lontano, quella ferita era sempre con me, era una cicatrice cosi dolorosa che non potevo fare a meno di osservarla.
Con il tempo però ho capito che non era uno sfregio ma la cosa più bella che la nostra storia poteva lasciarmi, perché protetta da tutto persino dal mio stesso odio e soprattutto profuma del bene per te!
Quindi a che serve odiarti, allontanarti... continuerei soltanto a lottare contro me stessa.
Per cui preferisco seguire quel profumo e dimostrarti il mio bene.
L'amore ha diverse prospettive e può essere guardato con altri occhi...
Gli occhi di un bene profondo e che non si esaurirà mai...
tutto il resto è da cancellare e da dimenticare!
Si riparte!
Non da zero, ma con un bene sincero e con altre aspettative e altre speranze!
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    Come odi et amo

    Forse provo ancora amore per te,
    forse non saprò più amare,
    forse morirò della mia gelosia,
    forse avrò un altro amore più devastante,
    forse non sarò mai felice,
    forse mi sveglierò da quest'incubo che mi accompagna,
    forse ancora odio le tue labbra e i tuoi occhi per come sono riusciti ad ingannarmi,
    forse ti odio perché hai annullato la mia vita!
    Mi manchi e soffro per te,
    maledico il tuo mondo e il giorno del cambiamento,
    mi pugnala saperti con chi ti ha portato via o con chi ti trattiene,
    mi disprezzo per ciò che ti ho permesso di fare alla mia vita!
    Forse non bastavo più a farti sentire vivo e
    forse la verità è che del mio dolore non ti è importato nulla, perché soffrivo io e non tu.
    I tuoi occhi sono due pugnali che mi ricorderanno cosa sei in grado di fare.
    Attraverso i tuoi errori ho capito qual'era il tuo sogno e
    nel tuo sogno io ho riconosciuto il mio incubo.
    Verrei da te, se svegliandomi da quest'incubo,
    mi rendessi conto che è stato solo un orribile sogno,
    ma purtroppo è la realtà e potrò amarti solo nei miei sogni!

    Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
    Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
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