Scritta da: Silvana Stremiz

La cucitrice

L'alba per la valle nera
sparpagliò le greggi bianche:
tornano ora nella sera
e s'arrampicano stanche;
una stella le conduce.
Torna via dalla maestra
la covata, e passa lenta:
c'è del biondo alla finestra
tra un basilico e una menta:
è Maria che cuce e cuce.
Per che cuci e per che cosa?
Un lenzuolo? Un bianco velo?
Tutto il cielo è color rosa,
rosa e oro, e tutto il cielo
sulla testa le riluce.
Alza gli occhi dal lavoro:
una lagrima? Un sorriso?
Sotto il cielo rosa e oro,
chini gli occhi, chino il viso,
ella cuce, cuce, cuce.
Giovanni Pascoli
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Rio Salto

    Lo so: non era nella valle fonda
    suon che s'udìa di palafreni andanti:
    era l'acqua che giù dalle stillanti
    tegole a furia percotea la gronda.
    Pur via e via per l'infinita sponda
    passar vedevo i cavalieri erranti;
    scorgevo le corazze luccicanti,
    scorgevo l'ombra galoppar sull'onda.
    Cessato il vento poi, non di galoppi
    il suono udivo, nè vedea tremando
    fughe remote al dubitoso lume;
    ma poi solo vedevo, amici pioppi!
    Brusivano soave tentennando
    lungo la sponda del mio dolce fiume.
    Giovanni Pascoli
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      L'uccellino del freddo

      Viene il freddo. Giri per dirlo
      tu, sgricciolo, intorno le siepi;
      e sentire fai nel tuo zirlo
      lo strido di gelo che crepi.
      Il tuo trillo sembra la brina
      che sgrigiola, il vetro che incrina...
      trr trr trr terit tirit...
      Viene il verno. Nella tua voce
      c'è il verno tutt'arido e tecco.
      Tu somigli un guscio di noce,
      che ruzzola con rumor secco.
      T'ha insegnato il breve tuo trillo
      con l'elitre tremule il grillo...
      trr trr trr terit tirit...
      Nel tuo verso suona scrio scrio,
      con piccoli crepiti e stiocchi,
      il segreto scricchiolettio
      di quella catasta di ciocchi.
      Uno scricchiolettio ti parve
      d'udirvi cercando le larve...
      trr trr trr terit tirit...
      Tutto, intorno, screpola rotto.
      Tu frulli ad un tetto, ad un vetro.
      Così rompere odi lì sotto,
      così screpolare lì dietro.
      Oh! lì dentro vedi una vecchia
      che fiacca la stipa e la grecchia...
      trr trr trr terit tirit...
      Vedi il lume, vedi la vampa.
      Tu frulli dal vetro alla fratta.
      Ecco un tizzo soffia, una stiampa
      già croscia, una scorza già scatta.
      Ecco nella grigia casetta
      l'allegra fiammata scoppietta...
      trr trr trr terit tirit...
      Fuori, in terra, frusciano foglie
      cadute. Nell'Alpe lontana
      ce n'è un mucchio grande che accoglie
      la verde tua palla di lana.
      Nido verde tra foglie morte,
      che fanno, ad un soffio più forte...
      trr trr trr terit tirit...
      Giovanni Pascoli
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Anniversario (1890)

        Sappi - e forse lo sai, nel camposanto -
        la bimba dalle lunghe anella d'oro,
        e l'altra che fu l'ultimo tuo pianto,
        sappi ch'io le raccolsi e che le adoro.
        Per lor ripresi il mio coraggio affranto,
        e mi detersi l'anima per loro:
        hanno un tetto, hanno un nido, ora, mio vanto:
        e l'amor mio le nutre e il mio lavoro.
        Non son felici, sappi, ma serene:
        il lor sorriso ha una tristezza pia:
        io le guardo - o mia sola erma famiglia! -
        e sempre a gli occhi sento che mi viene
        quella che ti bagnò nell'agonia
        non terminata lagrima le ciglia.
        Giovanni Pascoli
        dal libro "Myricae" di Giovanni Pascoli
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Nel giardino

          Nel mio giardino, là nel canto oscuro
          dove ora il pettirosso tintinnìa,
          col gelsomino rampicante al muro,
          c'è la gaggìa;
          e or che ottobre dentro la vermiglia
          foresta il marzo rende morto al suolo,
          e sembra marzo, come rassomiglia
          bacca a bocciuolo,
          alba a tramonto; nelle tenui trine
          l'una si stringe, al roseo vespro, quando
          l'altro i suoi fiori, candide stelline,
          apre, alitando;
          ed al sospiro dell'avemaria,
          quando nel bosco dalle cime nude
          il dì s'esala, il cuore in una pia
          ombra si chiude;
          e l'anima in quell'ombra di ricordi
          apre corolle che imbocciar non vide;
          e l'ombra di fior d'angelo e di fior di
          spina sorride.
          Giovanni Pascoli
          dal libro "Myricae" di Giovanni Pascoli
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