Maggiolata

Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l'usignol.
Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel li augelli:
le donne han ne i capelli
rose, ne gli occhi il sol.
Tra colli prati e monti
di fior tutto č una trama:
canta germoglia ed ama
l'acqua la terra il ciel.
E a me germoglia in cuore
di spine un bel boschetto;
tre vipere ho nel petto
e un gufo entro il cervel.
Giosuč Carducci
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    Scritta da: Blu Finch

    Ai Poeti

    O arcadi e romantici fratelli
    Ne la castroneria che insiem vi lega,
    Deh finite, per dio, la trista bega,
    E sturate il forame de' cervelli.
    Del vostro pianto crescono i ruscelli
    E i fiumi e i laghi sí che l'alpe annega,
    E stanco č il Gusto a batter chiavistelli
    A questa vostra misera bottega.
    Sentite in confidenza: i lepri e i ghiri
    Son lepri e ghiri, e non son mai leoni:
    Né Byron si rimpasta co' deliri,
    Né Shakespeare si rifŕ co' farfalloni,
    Né si fabbrica Schiller co' sospiri,
    Né Cristi e sagrestie fanno il Manzoni.
    Dopo tanti sermoni,
    O baironiani, o cristiani, o ebrei,
    Ed o voi che credete ne gli dči,
    Lasciate i piagnistei;
    E, se piů al mondo non avete spene,
    Fatevi un po' il servizio d'Origene.
    Giosuč Carducci
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      Scritta da: Blu Finch

      A Neera

      L'olmo e la verde sposa
      Vedi in florido amplesso accolti e stretti:
      Vedi a l'ilice annosa
      Attorcersi i corimbi giovinetti.
      Deh! Se del roseo braccio
      Cosí, bianca Neera, m'avvincessi,
      E tra'l soave laccio
      Il capo stanco io nel tuo sen ponessi,
      Un lungo amore insieme
      Giugnendo l'alme ognor, dolcezza mia,
      Non altra gioia o speme,
      Non altro a desiar lo spirto avria.
      Non me non me dal fiore
      Del caro labbro, fin di tutte brame,
      Svegliar potria sopore,
      Non cura di lieo, non dura fame.
      Allor noi senza duolo
      Il fato colga; innamorati spirti
      Noi tragga un legno solo,
      Pallido Dite, ŕ suoi secreti mirti.
      Di ciel che mai non verna
      La ferma ivi berremmo aura sincera,
      Sotto i pič nostri eterna
      Rinascendo cň fior la primavera.
      In tra i nobili eroi
      Ivi ŕ ben nati amor vivono ognora
      L'eroine onde a noi
      Mormora un suon d'esigua fama ancora,
      E menan danze, e alterni
      Canti giungono al suon d'alterna lira;
      E sů germogli eterni
      Zefiro senza mutamento spira.
      Scherza con l'ôra incerta
      Di lauri un bosco; de le aulenti frondi
      Sotto l'ombra conserta
      Ridon le rose ed i giacinti biondi.
      A l'ombre pie d'intorno,
      Non da rigidi imperi esercitato,
      Sotto il purpureo giorno
      Germina splende e olezza il suol beato.
      Solinga ombra amorosa
      Ivi oblia Saffo la leucadia pietra,
      E pur languida posa
      La tenue fronte su la dotta cetra.
      Siede Tibullo a l'ombra
      Ove docil dŕ colli un rio declina;
      E di dolcezza ingombra
      I sacri elisii l'armonia latina.
      E noi, Neera, il canto
      Dč morti udrem; noi sederem trŕ fiori
      De l'asfodelo. Intanto
      Mesciamo i dolci e fuggitivi amori.
      Giosuč Carducci
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Tedio invernale

        Ma ci fu dunque un giorno
        Su questa terra il sole?
        Ci fur rose e viole,
        Luce, sorriso, ardor?
        Ma ci fu dunque un giorno
        La dolce giovinezza,
        La gloria e la bellezza,
        Fede, virtude, amor?
        Ciň forse avvenne a i tempi
        D'Omero e di Valmichi:
        Ma quei son tempi antichi,
        Il sole or non č piů.
        E questa ov'io m'avvolgo
        Nebbia di verno immondo
        Č il cenere d'un mondo
        Che forse un giorno fu.
        Giosuč Carducci
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