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Inno alla pace

Fratelli d'Italia,
l'Italia è un tassello
del grande mosaico,
che Terra chiamiam.

Fratelli d'Italia,
non siamo italiani,
ma cittadini del mondo,
che si vogliono amare.

Fratelli lontani,
vi abbiamo nel cuore,
vi adottiamo a distanza
e così fate voi.

I color della pelle
pingano un solo vessillo,
che unico sventoli
sul globo d'amore.

Noi siamo la linfa,
che nutre la terra,
che, poi, madre grata,
la vita ci dà.

Fratelli del mondo
per sentirci vicini
impariamo una lingua
e parliamola ognor.

Il lavoro nel mondo
è per tutti i viventi,
chi emigra o immigra
ne ha libertà.

Abbattiam le frontiere,
ospitiamoci ovunque;
il globo terrestre
sia la nostra magione.

Imitiamo gli uccelli,
che dipingono il cielo
quando passano a stormo
e vanno qua e là.

Ci crediam degli eletti,
ma, forse, tali non siamo:
il nostro operato
sappiamo il danno che fa.

Viviam da fratelli,
amiamoci ognor,
ognuno di noi
sprizzi pace dal cor.

Questo canto, fratelli,
è una prece al Signore,
che, speriamo, l'ascolti
ed alle parole dia eco ed ardore.

Spero che un giorno questo mio inno alla pace possa essere cantato da tutti i cittadini del mondo.
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    Un dì

    Quando morirò
    fammi ascoltare ancora
    le mie parole stanche,
    che soffrono tra i libri.
    Così saprò, amore,
    che ti ho lasciato l'anima:
    l'unico mio tesoro,
    che non si perderà.
    I miei soavi versi
    ti toccheranno il cuore
    e, come di giglio effluvi,
    inebrieran le nari
    dell'oscura donna,
    che ebbra di tanto olezzo
    a te mi condurrà
    per rivivere un istante.
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      Absit iniuria verbis

      La lanterna
      mi son messa in mano
      e sono sceso
      come Diogene sul piano.
      Cerco l'uomo
      e ancor non l'ho trovato;
      se non vien fuori
      l'Italia è a mal partito.
      Molte son le carogne,
      che sostano sul Monte
      e il lor fetore
      appesta e si diffonde.
      Una sola persona
      io vorrei in alto,
      che avesse bella
      l'anima ed il volto.
      Composta domenica 30 novembre 1969
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        Mi affiderò a te, Sofia.

        La nera donna un dì
        mi stringerà al suo petto
        ed io il suo bacio putido
        non più respingerò;
        indi la fredda urna
        accoglierà il mio corpo
        e sul mio avello gelido,
        satolla, planerà.
        In vita non fui amato
        da chi io tanto amai,
        così solingo e muto
        a te mi affiderò,
        perché con tanto zelo
        mi desti gran conforto
        allorché il greve affanno
        la mia mente affievolì.
        Se passerai di là,
        accostati alla mia tomba;
        se poi troverai intorno
        una rosa profumata,
        con tanta leggiadria,
        degna della tua persona,
        raccoglila per me;
        portala alle tue nari,
        ti sarà grato all'animo
        il suo intenso aroma;
        con lo stesso ardore,
        che mi mostrasti un dì,
        adagiala sulla lapide,
        dov'io riposerò.
        Se, invece, sarò cremato
        e polvere diverrò,
        accarezzerai la rosa,
        ne staccherai i petali
        e quando spirerà il vento
        li lancerai nell'aere;
        così io sentirò l'olezzo
        del tuo grande amore,
        che sarà ancor più fragrante,
        se, silente e grata,
        i miei sofferti versi
        dirai nella tua mente.
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          Quannu t'incuntravu

          Quannu t'incuntravu parravi cu alligria,
          e iju, mutu, filici, ascutava vicinu a tia.
          Ti pinzu e la vita mi pari tutta un ciuri;
          ora, luntanu, sintu la musica e l'amuri.

          Taliju Mungibiddu e lu mari sirenu,
          ma lu cori l'haju vicinu a lu to senu.

          Quannu mi salutasti, mi disti la manu
          e lu to ciauru mi lu purtavu apprissu;
          ora ca nun ci sì mi resta sulu chissu
          e ddi jurnati ca nun passavu'nvanu.

          Lu distinu nni lu munnu ioca l'omu,
          ca, dispratu, senza pirchì né comu,
          doppu ca di li beddi cosi s'innamura,
          tanti voti resta affrittu e a la marmura.
          Composta lunedì 18 giugno 2012
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