Poesie di Gianluigi Nardo
Utopia
Ti ho conosciuta quand'ero ragazzo.
Eri fatta di libertà,
di pace, di giustizia,
di solidarietà umana,
di rispetto per la natura.
Mi sei rimasta nel cuore e nella mente.
Ti ho chiamata utopia.
Quando mi avete dato
mille schermi colorati,
cavalli con le ruote
e mostri con le ali,
ho dovuto dire si.
Ma poi mi avete detto:
andate a conquistare il globo.
Allora basta,
allora ho gridato il mio no!
Per non perdere la mia identità,
per non vendere la mia terra,
per non farmi occupare la casa.
Ho detto no! Ma non mi avete ascoltato.
Ora il pianeta brucia.
Riprendetevi tutto!
Riprendete il denaro,
i successi, le ambizioni.
Riprendetevi la mia vita.
Lasciatemi una cosa sola:
la mia utopia.
L'unica ragione della mia vita.
La tua risata
Quando ricordo la tua risata
nella mia mente si fa il deserto
senza dune, senza vento.
Non ci sono oasi né rami secchi intorno,
né serpenti o scorpioni dal veleno acuto.
Tu sola avanzi con passo felino,
ed occupi tutta la scena
in una cornice con le foglie d'oro.
Tu, la donna con la pelle di alabastro fine
e lo sguardo di ciclamino fresco.
E ridi, ridi, ridi,
come fossi bambina,
o in preda al delirio pazzo
di una scena teatrale, da diva.
E ridi, ridi, ridi,
come un'ebete allegra,
o una drogata in preda all'euforia
nel mezzo di un festino senza limiti.
Ricordo bene, troppo bene la tua risata,
l'ultima risata,
e la rapidità della tua mano.
Un breve luccicare di metallo nero.
Un rumore sordo e un tonfo.
Poi solo un colore: rosso.
Il mare incantato
Il mare è appena increspato e piccole onde battono sulla riva
sabbiosa.
Solo un leggero fruscio inonda il silenzio.
Là, lontano, nella luce, il cielo sembra mare, il mare sembra cielo.
Pochi gabbiani, in volo, compagnia a questa solitudine.
Qualche macchia, bianca, si rincorre, su, in alto.
Sull'acqua, nessuno gioca, nessuno rema, nessuno canta.
Solo una bandiera, piccola e rossa, sventola, pigra.
Un morbido, assonnato, tiepido giorno.
Un giorno d'estate, da cullarsi, nell'estasi.
Un giorno d'estate, da lasciarsi andare alla deriva.
Lasciarsi andare nell'oceano, fino in fondo, nel nulla.
Laggiù, in fondo, non c'è che un unico, azzurro.
Un azzurro che confonde tutti gli sguardi.
Un azzurro che penetra i cuori e la malinconia.
Un azzurro che regala il sorriso alla tristezza.
Un azzurro che queste ombre hanno perso.
Ventitré cadaveri, tutti negri.
Sparsi qua e là sulla sabbia.
Una carretta del mare.
Un tifone maledetto.
Ancora immersi, nell'acqua.
Due bambini, piccoli, negri.
Spalancati gli occhi.
Guardano.
Guardano il mare incantato.
dal libro "Come un granello di sabbia - Raccolta" di PensieriParole Staff