Scritta da: Gianluigi Nardo

Utopia

Ti ho conosciuta quand'ero ragazzo.
Eri fatta di libertà,
di pace, di giustizia,
di solidarietà umana,
di rispetto per la natura.
Mi sei rimasta nel cuore e nella mente.
Ti ho chiamata utopia.

Quando mi avete dato
mille schermi colorati,
cavalli con le ruote
e mostri con le ali,
ho dovuto dire si.

Ma poi mi avete detto:
andate a conquistare il globo.
Allora basta,
allora ho gridato il mio no!
Per non perdere la mia identità,
per non vendere la mia terra,
per non farmi occupare la casa.
Ho detto no! Ma non mi avete ascoltato.

Ora il pianeta brucia.
Riprendetevi tutto!
Riprendete il denaro,
i successi, le ambizioni.
Riprendetevi la mia vita.
Lasciatemi una cosa sola:
la mia utopia.
L'unica ragione della mia vita.
Gianluigi Nardo
Composta venerdì 15 maggio 2009
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Gianluigi Nardo

    La tua risata

    Quando ricordo la tua risata
    nella mia mente si fa il deserto
    senza dune, senza vento.
    Non ci sono oasi né rami secchi intorno,
    né serpenti o scorpioni dal veleno acuto.

    Tu sola avanzi con passo felino,
    ed occupi tutta la scena
    in una cornice con le foglie d'oro.
    Tu, la donna con la pelle di alabastro fine
    e lo sguardo di ciclamino fresco.

    E ridi, ridi, ridi,
    come fossi bambina,
    o in preda al delirio pazzo
    di una scena teatrale, da diva.

    E ridi, ridi, ridi,
    come un'ebete allegra,
    o una drogata in preda all'euforia
    nel mezzo di un festino senza limiti.

    Ricordo bene, troppo bene la tua risata,
    l'ultima risata,
    e la rapidità della tua mano.
    Un breve luccicare di metallo nero.
    Un rumore sordo e un tonfo.
    Poi solo un colore: rosso.
    Gianluigi Nardo
    Composta mercoledì 14 maggio 2008
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Gianluigi Nardo

      Il mare incantato

      Il mare è appena increspato e piccole onde battono sulla riva
      sabbiosa.
      Solo un leggero fruscio inonda il silenzio.
      Là, lontano, nella luce, il cielo sembra mare, il mare sembra cielo.
      Pochi gabbiani, in volo, compagnia a questa solitudine.
      Qualche macchia, bianca, si rincorre, su, in alto.
      Sull'acqua, nessuno gioca, nessuno rema, nessuno canta.
      Solo una bandiera, piccola e rossa, sventola, pigra.
      Un morbido, assonnato, tiepido giorno.
      Un giorno d'estate, da cullarsi, nell'estasi.
      Un giorno d'estate, da lasciarsi andare alla deriva.
      Lasciarsi andare nell'oceano, fino in fondo, nel nulla.
      Laggiù, in fondo, non c'è che un unico, azzurro.
      Un azzurro che confonde tutti gli sguardi.
      Un azzurro che penetra i cuori e la malinconia.
      Un azzurro che regala il sorriso alla tristezza.
      Un azzurro che queste ombre hanno perso.

      Ventitré cadaveri, tutti negri.
      Sparsi qua e là sulla sabbia.
      Una carretta del mare.
      Un tifone maledetto.
      Ancora immersi, nell'acqua.
      Due bambini, piccoli, negri.
      Spalancati gli occhi.
      Guardano.
      Guardano il mare incantato.
      Gianluigi Nardo
      Composta martedì 10 aprile 2007
      Vota la poesia: Commenta
        Questo sito contribuisce alla audience di