Poesie di Gianluca Cristadoro

Ingegnere, nato giovedì 15 agosto 1968 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Indovinelli, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione, in Proverbi e in Diario.

Scritta da: Gianluca Cristadoro

I giochi del presente

Si dondola il pensiero
nel crogiolo delle memorie.

Le accarezza, mutandone sembianze,
alla vanità asservendole.

E nel navigare si ritrova
nelle stanze dell'infanzia
con i giochi, non più sparpagliati.

Fantasmi immobili,
spettatori pietosi
di viaggi e di sogni.

Divenuti ora macchine
senza vita,
non più si concedono
a fantasie di fanciullo.

Immagini sbiadite
e ingombranti.

Nel ritornello dei giorni
creano armonie dissonanti
che tolgono il respiro,
divorano il tempo,
invadono la mente e i sensi.

Afflitto, troverai la forza per
ricacciarne indietro l'arroganza.

Ne estinguerai il fuoco fatuo
fuggendo la trappola mortale.
Gianluca Cristadoro
Composta mercoledì 4 settembre 2013
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro
    Zanzara

    Oh Insetto mio diletto!

    T'ho udito accanto al letto
    ronzar a più non posso
    e poi posarti addosso
    alle mie carni nude
    e, col tuo fare rude,
    la tua puntuta protesi
    ficcar non per ipotesi.

    Per poi un prurito atipico
    bruciar la pelle caustico,
    destando il corpo in fiamma
    che si trasforma in dramma,
    e in mille e cento ponfi
    le mani e i piedi gonfi.

    Che sonno stamattina
    co"sta carneficina
    c'hai fatto nel mio letto!
    Oh insetto maledetto!
    Gianluca Cristadoro
    Composta venerdì 30 agosto 2013
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      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      Poesia, creatura alata

      Creatura alata,
      che nel viaggio senza meta
      a me ti sei accostata.

      Una volta ancora
      hai spiegato la tua grande ala,
      robusta e soffice.

      Generosa mi accogli,
      concedi alla schiera di unirmi
      delle tante anime che ritrovo,
      più nobili,
      più esperte.

      Sanno come aggrapparsi
      e farsi condurre,
      indovine dei venti,
      delle correnti che ascendono
      e discendono improvvise.

      Le osservo,
      tento, ingenuo, di carpirne i segreti
      ed intanto m'avvinghio al tuo piumaggio
      sgomento del vuoto
      che alla vista si schiude.

      E mentre i timori, a poco a poco,
      si chetano, distratti da luce
      che armoniosa emani,
      corpo e pensiero, sodali,
      cavalcano sentieri invisibili,
      riempiono ceste d parole che
      mi vengono a cercare.

      Le rinnego,
      ma preferiscono sostare,
      accompagnandomi nel viaggio,
      finché, planando, mi ricondurrai
      al mio mondo,
      ormai alieno,
      non più mio.
      Gianluca Cristadoro
      Composta venerdì 23 agosto 2013
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        Scritta da: Gianluca Cristadoro

        Il viaggio dell'innocenza

        Si chiude
        il portale dell'innocenza.

        La crisalide
        diviene farfalla.

        L'ingenuità che fanciulla
        ti teneva legata ai tuoi giochi,
        alle bambole, che vestivi con zelo,
        è salita sul primo treno.

        Tornerà nei ricordi
        e teneramente
        ti donerà un sorriso,
        nostalgico e dolce.

        Ora
        l'inganno
        più non ti sorprende.
        Sai come pararlo.

        L'astuzia diviene alleata.
        Non ne sei più vittima
        predestinata.

        Ora
        sei forte,
        determinata.
        Quelle forze centripete
        ti tenevano imbrigliata.

        Ora
        si sprigionano
        veementi,
        ti sottraggono
        alle braccia materne
        e ti gettano in quelle del mondo,
        smisurato e caotico,
        incontrollabile.

        I consigli vacui,
        emarginati,
        le prediche petulanti,
        deposte.

        Te ne servirai poi,
        allor che saggezza,
        cresciuta muta
        sull'esperienza,
        avrà mediato le smanie
        e con queste lotterà,
        avendone la meglio,
        al fine.

        Il tempo
        le darà una mano.

        Ma se sapran guidarti
        ringrazieranno
        quei giovanili eccessi,
        che presto o tardi
        si abbandoneranno,
        consegnandosi alla vita,
        che li vuole arresi.

        Impronta avran lasciato
        nei sentimenti,
        alimentato la volontà
        ed insieme
        affronteranno il destino,
        poi da questo
        si faranno guidare
        senza piegarsi.
        Gianluca Cristadoro
        Composta domenica 18 agosto 2013
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          Scritta da: Gianluca Cristadoro

          Prudenza e Coraggio

          Coraggio, fratel di Rischio e d'Azzardo parente alla lontana,
          si presentò un bel giorno a casa di Prudenza. Pardon nella sua tana.

          Prudenza di Rinuncia era la madre.
          Da Lei venne Coraggio a protestare:

          – La mano io già chiesi di Tua figlia,
          di tempo ne è passato e neanche poco,
          Son già più di sei mesi, che ti piglia?
          Sarà che vuoi di me prenderti gioco?
          Non degno di risposta forse sembro?
          Non vuoi della famiglia ch'io sia membro?

          Rispondi orsù, dai, insistere non farmi!
          Che io non sia costretto a brandir l'armi.
          Sappi ch'è pel suo bene che ti parlo!
          Su dimmi! II matrimonio s'ha da farlo? –

          Usando di parole non più tante,
          rispose senza fretta all'aspirante:

          – Mio caro, non c'è fretta, non mi pare...
          Quando verrà il momento puoi sperare
          che il mio saggio responso sia a te accetto.
          Ma intanto puoi tornar subito al letto! –

          Coraggio di favella era dotato
          e subito rispose d'un sol fiato:

          – Non già di me curare Tu di devi
          Tua figlia, tu soffrire non la vedi?
          Di tutto l'hai privata, da piccina.
          Il mondo non Le hai fatto mai incontrare!
          Né monti, laghi e immensità del mare
          mai vide da lì dentro poverina!
          Nella caverna l'hai rinchiusa a forza
          della paura togliere la scorza
          difficile sarà, ma sempre peggio!
          Se vuoi te lo ripeto col solfeggio! –

          Prudenza, non a caso si chiamava,
          da tempo mai nessun si inimicava.

          È qui che vide Rischio all'orizzonte
          e mano si passò sulla sua fronte.
          Di quello di timore un po' ne aveva
          Ma sbilanciarsi certo non voleva.

          Idea brillante in mente poi Le venne.
          Così si pronunciò con far solenne:

          – Coraggio, vai tu stesso a disturbarla,
          ChiediLe se per caso voglia uscire
          Vediamo se con Te per sorte parla
          Oppur se ancor là dentro vuol poltrire –

          Si domandò Coraggio un po' sorpreso
          se quella mossa che sembrava furba
          fosse inspirata da chi un po' lo turba
          ch'è suo cugino Azzardo ch'era offeso
          dal dì che Lui gli disse ch'era matto
          e mai avrebber stretto insieme un patto.

          Ma qui il cugino non c'entrava niente.
          Altro però non gli veniva in mente
          E prode si diresse all'antro oscuro
          Sperando di non sbatter contro un muro.

          Poi tosto si lanciò a invocar l'amata,
          ormai quasi da tutti abbandonata.

          – Rinuncia! Son Coraggio, tuo diletto!
          Esci da quelle tenebre, t'aspetto!
          Non più dovrai soffrir di mille pene.
          Chè a una dolce donzella non conviene
          restar per anni chiusa lì nell'ombra
          Che il cuore mio, sapendolo, s'adombra! –

          Rinuncia, combattuta come mai,
          stentò non poco e disse – Che farai?

          Se io di qui uscirò tu amar potrai
          una fanciulla che sol per paura
          di far con tutti poi brutta figura
          si negherà se pur non lo vorrai? –

          Con Lui sarebbe stata un'altra tinta,
          la rincuorò all'istante il Suo promesso,
          ma Lei rispose - No! Non m'hai convinta! -

          – Coraggio io ce l'ho ma non sò fesso –
          Pensò a quel punto il Nostro e poi soggiunge
          – Mi son stufato! – e a conclusione giunse
          che insister con Rinuncia era sbagliato
          e a casa sua tornò un po' scoraggiato!
          Gianluca Cristadoro
          Composta lunedì 19 agosto 2013
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            Scritta da: Gianluca Cristadoro

            Creature luminose

            Creature delicate,
            incompiute,
            prive di orgoglio
            e resistenza.

            Inermi,
            di arrecare offesa incapaci,
            di mordere,
            né difendersi dai colpi
            che anime abiette
            infieriscono
            per sottili piaceri.

            Pronte a portar consiglio e sostegno.
            Ad offrir riparo a chi, più di voi,
            di cure e conforto abbisogna.

            Natura non vi donò virtù
            attraenti plauso ed onori.

            Che Natura in cambio vi schermi
            dall'incombente nefasto destino,
            che ogni gioia negar vi vorrebbe,
            di mestizia un manto calando
            e da luce oscurarvi.

            Candore,
            di luce splendente,
            illumini il grigio
            che permea le cose.

            Rischiari gli animi.
            La nobiltà degli spiriti eletti risvegli.
            Deponga superbia e arroganza.
            Dello stolto annichilisca il potere.

            Restituisca umanità al mondo.
            Gianluca Cristadoro
            Composta lunedì 19 agosto 2013
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              Scritta da: Gianluca Cristadoro

              Sopravvivenza

              Virtù inespresse
              e zavorre cariche di storie
              conduco verso mete improprie e inagibili.

              Coraggiosamente m'avventuro
              su sentieri tortuosi,
              nella fitta boscaglia
              dove ostile mi è ogni forma di vita.

              S'avvinghia la superbia,
              l'ignoranza mi rallenta il passo,
              mi seducono i miraggi del successo,
              irridendomi poi, m'abbandonano.
              Invidia e ipocrisia, sordide,
              mi adescano e trafiggono alle spalle.

              Di crescente rabbia
              mi infuoca il sarcasmo,
              fiamma che ragione placa,
              arretra e presto s'estingue.

              Alla vista la luce si nega
              e l'orgoglio, di sé impietosito,
              goffo, sferra colpi alla cieca,
              inani dardi di uno sforzo primitivo.

              Mi rialzo, dopo l'ultima battaglia,
              vana ma necessaria,
              ad affrontar la vita e i suoi misteri
              una vola di più,
              indagandone il senso.
              Gianluca Cristadoro
              Composta lunedì 19 agosto 2013
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                Scritta da: Gianluca Cristadoro

                Estate

                Distese d'erba ingiallite attraggono
                sguardi fugaci, col pensiero
                rivolti ad oasi di ristoro.

                Pietre rosse di fuoco dipinte,
                vestibolo di acque smeralde ove
                nastri d'argento si dipanano
                ed intrecciano nuovamente
                in una danza caotica
                che riverbera abbagli d'incanto.

                Nel cristallo dimorano creature armoniose.
                Ne accolgono, inermi, altre più scaltre
                ed indegne che per brevi istanti
                senza licenza e riguardo si insediano.

                Presto torneranno
                alla penombra dei loro nidi invernali,
                al tepore accogliente di torri d'avorio
                che brutture del mondo
                assorbono e trattengono.

                Ma intanto tra i flutti irrequieti annegano
                e allontanano pensieri carichi di ombre.

                Da quelle trasparenze
                pretendono levità ed oblio,
                riemergendone illuse che l'Estate
                si estenda indefinita,
                offrendo, generosa,
                immortali e sovraumane virtù.

                Dall'estasi il risveglio, appostato,
                le desterà riportandole a terra,
                non dissolvendo tuttavia
                il piacere del ricordo.
                Gianluca Cristadoro
                Composta venerdì 16 agosto 2013
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                  Scritta da: Gianluca Cristadoro

                  Il giorno e la notte

                  Il giorno dietro a notte corre matto,
                  così come sua coda morde il gatto.
                  Ma un dì che le energie gli venner meno,
                  a notte disse "orsù, mettiamo un freno!

                  Chè il correr vano ormai m'ha un po' stancato,
                  propongo un riposino prolungato.
                  E se per te si può le spalle volgo
                  e della mia beltà disturbo tolgo!"

                  Rispose notte: "anch'io ti vengo dietro!
                  Nel senso - poi chiarì - che porgo il retro
                  e a zonzo me ne vò per strade e borghi
                  cercando di evitar gli odiati ingorghi".

                  La data della sosta era fissata,
                  ma l'ora, quella no, non fu pensata!
                  Volle a dimenticanza rimediare
                  la notte che si mise sù a pensare.

                  La scelta era di certo un rompicapo
                  ché se per notte il buio era ideale,
                  lo stesso non può dirsi del rivale
                  da luce illuminato fino al capo!

                  La notte, consapevole, decise
                  e sulle sette in punto l'ora mise.
                  Il compromesso giorno accolse presto
                  ché il buio alle ore sette non è pesto.

                  E d'altra parte a notte andava bene.
                  La luce delle sette si conviene
                  a chi un poco in penombra piace stare
                  senza da luce mai farsi abbagliare.

                  Non erano passate che due ore
                  dallo scoccar del tempo stabilito
                  che il patto scellerato e troppo ardito
                  mise a soqquadro il mondo e con rumore.

                  Il campanile più non riecheggiava
                  con l'orologio della torre in blocco,
                  non si sentiva più il suo bel rintocco,
                  e la cittadinanza in piazza a protestare.

                  Il padre a casa più non ritornava,
                  intrappolato dal suo capo ufficio
                  che con richieste a iosa lo torchiava
                  sfruttando l'occasion com'un auspicio.

                  A casa ormai la madre era distrutta,
                  i bimbi singhiozzanti ed assonnati
                  che avrebbero mangiato anche la frutta
                  per vincere una fame da allupati.

                  Non una cosa per il verso giusto
                  e il bello è che quei due provavan gusto
                  a rimirare il frutto dello scempio
                  creato da quel piano stolto ed empio.

                  La notte a giorno disse: "guarda in basso,
                  che ridere che fa il tasso barbasso,
                  con la sua gialla e lunga infiorescenza
                  non sa più se di luce fare senza!

                  Che dire poi dei grandi girasoli
                  che testa non san più dove girare.
                  Strabici diverranno, stà a guardare!
                  Vieppiù si sentiranno tristi e soli.".

                  Giorno soggiunse: "oh bella! Questo è niente
                  rispetto all'ape che già da due giorni
                  ronza vicino al fiore o nei dintorni
                  volando e vagheggiando inutilmente!

                  Si vede che a quel fiore manca tanto
                  la mia brillante e generosa luce
                  che sola in questo mondo, lei soltanto
                  la vita alla natura dona e induce!".

                  "Piuttosto - replicò seccata notte -
                  sonno ristorator chi lo consente?
                  Nulla, si sa, se non la qui presente
                  e se non converrai di darò botte,

                  finché la tua superbia avrai riposto
                  che il tuo stesso calor ti faccia arrosto!".

                  Al suon di quelle frasi rabbuiate
                  il giorno s'avvampò come non mai,
                  cacciando d'un sol colpo tutti i guai,
                  e se voi miei lettori o no vogliate,

                  la sua rincorsa eterna si riprese
                  con notte che le tinte sue più oscure
                  trovò fra quelle perse già da un mese
                  restituendo al mondo antiche cure.
                  Gianluca Cristadoro
                  Composta giovedì 15 agosto 2013
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