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Le migliori poesie di Gianluca Cristadoro

Funzionario (Ingegnere), nato giovedì 15 agosto 1968 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Indovinelli, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Proverbi.

Scritta da: Gianluca Cristadoro

Miraggio

Scrivo, sbuffo a mi diverto
sudo e bevo nel deserto.
Ma da lungi v'è un miraggio
una palma e un cocco fresco
non è pane col formaggio
e a rialzarmi non riesco.

Ma è un miraggio per l'appunto
sotto al sole ancora fremo
dalle vespe vengo punto
e all'istante tutto tremo.

Svengo a terra tramortito,
la preghiera e un sacro rito
mi ritrovo ad officiare
senza aver neanche un altare!

Dentro a un sogno son finito
con la papalina in testa
paramenti indosso a festa.

Non può esser, non è vero
non è questo il mio destino
per scoprir dov'è il mistero
mi trasformo in un mastino.

Vo ringhiando a destra e a manca
ma la cosa già mi stanca.

Una luce mi ridesta,
veste bianca e un po' scollata.
Nascon grilli per la testa.
È creatura assai dotata!

Non ricordo la molestia
cui costrinsi quella bestia
per mutarsi in un Adone
che alla bella ben si pone.

Ma una cosa in mente ho ancora,
giunto tosto sul più bello
un frastuono che perfora
il mio povero cervello.

Chi ha comprato quella sveglia?
È il mio dolce amore che
mentre son tra sonno e veglia
preparato mi ha il caffè.
Composta giovedì 21 maggio 2015
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro

    L'era dell'oro

    All'era dell'oro
    la lira era loro.
    All'era dell'euro
    la lira era loro.
    Allora dall'ira
    l'eroe con l'alloro
    la lira con l'oro
    a loro levò.
    Ma loro la lira rivollero
    e allora l'eroe
    con l'alloro né oro né euro
    più a casa trovò.
    Morale fu allora
    che lira e che l'oro
    tornarono a loro.
    Lallira lallero
    Lallira lallà.
    Composta domenica 6 luglio 2014
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      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      Itinerari notturni

      Domande che m'intridono sinapsi
      Non bastan ad indurmi della stipsi.

      L'adultera s'adultera da adulta?
      E la rabbia muta in scabbia?
      O si cela nella sabbia?

      È questo che mi chiedo
      se bevo o se mi siedo.

      Mentre trebbiatrice trebbia,
      lavorando nella nebbia.
      Navigando nello spazio
      mi ritrovo dentro il Lazio.

      Passo prima da Viterbo
      dove l'oste per me ha in serbo
      una zuppa fave e ceci.
      Vi rimango giorni dieci.

      Scendo giù e mi faccio un bagno
      a Bracciano e non mi lagno.
      Passo un attimo per casa.
      La famiglia ancor riposa.

      Per l'eterna città vago
      fugo appena acceso rogo
      nel bel mezzo di quel campo
      ch'è di fiori e non da scampo.

      Ad Ariccia vile miccia
      fa saltare la salsiccia.
      Sana invece è la porchetta
      se non usi la forchetta.

      Discendendo a Casamari
      non mi allaccio gli alamari
      recitando una preghiera.
      L'Abbazia mi guarda fiera.

      A Cori i coriandoli andò' li trovi,
      Li trovi nei rovi rovistandoli.
      Ad Ovindoli e Rivisondoli
      i gerundi son pungoli
      che sconfinano in Abruzzo
      con quel fare astuto e aguzzo.

      Risalendo su a Cassino
      mi sovvengono racconti
      di quel tempo un po' assassino
      che ha squassato mari e monti.

      Passo poi sul monte Viglio,
      lo spavento non mi piglio.
      Vedo gente giù che scia
      e mi sento a casa mia.

      Volo ancora e qui concludo
      atterrando in quel di Farfa
      mi riposo e non più sudo
      mentre l'occhio il verde arraffa.

      Quella luce mi risveglia
      guardo bieco quella sveglia
      che mi fa tornare in mente
      Ch'è mattina o bella gente!
      Composta giovedì 20 marzo 2014
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