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Poesie di Germano Marcia

Questo autore lo trovi anche in Racconti.

Scritta da: Germano Marcia

La fede dopo lo stupro

Non sono incline
come altra gente
a chiederti materiali,
nemmeno inginocchiato
a supplicare una
illusa promessa.

Rinnego tè come Dio
perché immobile sagoma,
menefreghista menzognere.

Vieni qui ora,
a distruggere il mio
diventato impuro corpo,
vieni e mostrarti,
finto salvatore.

Vano sarà il pregare,
vano sarà l'attuale,
ora che porto dentro di me il bastardo,
accoppiata come un cane
al cospetto della cenere.

Ti abbandonerò inutile Dio,
darò il mio corpo alla violenza
perche lo possa strappare dal suo corpo
struprandogli il cuore
a colpi di bastone.
Composta martedì 20 luglio 2010
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    Scritta da: Germano Marcia

    Schiavi dell'egoismo

    In rapaci catene
    tenete a voi protetto
    stretto e sicuro
    il vostro volere.

    I vostri beffardi volti
    ingannano deboli persone
    presentandosi a loro
    con altruisti e benevoli sguardi.

    L'ignorante vi ascolta
    e colma il suo sapere
    delle vostre inutili speranze.

    Il furbo vi elude
    restando al gioco
    e copiandovi nelle gesta.

    Il dio denaro vi ama, vi acclama,
    vi trucca di torbido oro nero
    di malvagia, di cattiveria,
    di quello che
    desiderate da tempo essere.
    Composta lunedì 19 luglio 2010
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      Scritta da: Germano Marcia

      Piango sul mare

      Mani inutili
      tentano invano
      di stringere lettere e prose,
      che il successo di cotanta avventura
      non riesca a farsi colma preziosità.

      Verto occhi e mente
      parlo parole e strazi
      per un perso pensiero
      che affondi in acqua stagnante
      di inutili commenti.

      Piango sul mare,
      lasciando navigare
      in turbolenze affamate
      quel po di poesia
      che mi rallegra
      lo vecchio cuore.
      Composta domenica 18 luglio 2010
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        Scritta da: Germano Marcia

        Il sorriso di Alessandra

        Prigioni di odio
        strappano i tuoi candidi e innocenti pensieri
        fuori dalle mura dei tuoi ricordi
        nutrendo anime perse e malate.

        Tu sola,
        provasti a negare
        l'insistenza di un vecchio prete
        nascondendo tra i tuoi bui pensieri
        le sue irreligiose voglie.

        Tu sola,
        fui contro un mondo non di appartenenza
        oscuro, ignoto, vagabondo, purtroppo reale.

        Ma il tempo cambiò...

        Egli,
        il nero della chiesa
        osò troppo,
        e risvegliò un vento insolito,
        affamato al suo pari,
        che a notte fonda,
        tra la nebbia dei pianti
        gli afferrò la gola,
        conducendolo a giusta fine.

        Accadde quella notte,
        quando negasti al cielo di Dio
        la tua persa fede
        e risvegliasti un altro dio,
        il vagante, il feroce,
        colui confinato al regno dei morti.
        Composta sabato 17 luglio 2010
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          Scritta da: Germano Marcia

          Cultore di droga

          Sia cerchiate pianti o risate,
          parole o sillabe
          spine o petali,
          il mio braccio porta segni e veleni,
          incertezze e certezze,
          momenti instabili di una mia vita
          eternamente passata.

          Cultore della droga,
          assaggiatore del male,
          rigoroso silenzio di veste bianca,
          emozioni in pura illusione.

          Non cerco discolpa,
          vivo perché devo vivere,
          perche il tempo non mi cambi,
          perche riesca ad avere dentro di me
          il bianco latte
          della eterna e illusiva
          emozione di vita.
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