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Sopra un erotik

Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sia de la morte) e senza mutamento.

Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sian le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo che pianga in un silenzio intento.

Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.

Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell'ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro l'Infinito.
Gabriele D'Annunzio
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    Voglio che tornando tu trovi una paroletta del tuo amico stasera.
    Ho un desiderio desolato di te stasera. Ahimè stasera e sempre.
    Ma stasera il desiderio è di qualità nuova.
    È come un tremito infinitamente lungo e tenue.
    Sono come un mare in cui tremino tutte le gocciole,
    tremano tutte le ali dell'anima,
    tremano tutte le fibre dei nervi,
    tremano tutti i fiori della primavera
    e anche le nuvole del cielo
    e anche le stelle della notte
    e anche la piccola luna trema.
    Trema sui tuoi capelli che sono una schiuma bionda.
    Ho la bocca piena delle tue spalle,
    che sono ora come un fuoco di neve tiepida disciolta in me.
    Godo e soffro.
    Ti ho dentro di me e vorrei tuttavia sentirti sopra di me.
    Non mi hai lasciato tanta musica partendo.
    Stanotte tienimi sul tuo cuore,
    avvolgimi nel tuo sogno,
    incantami col tuo fiato,
    sii sola con me solo.
    Oh melodia melodia...
    Tremano tutte le gocciole del mare.
    Gabriele D'Annunzio
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      L'Onda

      Nella cala tranquilla
      scintilla,
      intesto di scaglia
      come l'antica
      lorica
      del catafratto,
      il Mare.
      Sembra trascolorare.
      S'argenta? S'oscura?
      A un tratto
      come colpo dismaglia
      l'arme, la forza
      del vento l'intacca.
      Non dura.
      Nasce l'onda fiacca,
      sùbito s'ammorza.
      Il vento rinforza.
      Altra onda nasce,
      si perde,
      come agnello che pasce
      pel verde:
      un fiocco di spuma
      che balza!
      Ma il vento riviene,
      rincalza, ridonda.
      Altra onda s'alza,
      nel suo nascimento
      più lene
      che ventre virginale!
      Palpita, sale,
      si gonfia, s'incurva,
      s'alluma, propende.
      Il dorso ampio splende
      come cristallo;
      la cima leggiera
      s'arruffa
      come criniera
      nivea di cavallo.
      Il vento la scavezza.
      L'onda si spezza,
      precipita nel cavo
      del solco sonora;
      spumeggia, biancheggia,
      s'infiora, odora,
      travolge la cuora,
      trae l'alga e l'ulva;
      s'allunga,
      rotola, galoppa;
      intoppa
      in altra cui 'l vento
      diè tempra diversa;
      l'avversa,
      l'assalta, la sormonta,
      vi si mesce, s'accresce.
      Di spruzzi, di sprazzi,
      di fiocchi, d'iridi
      ferve nella risacca;
      par che di crisopazzi
      scintilli
      e di berilli
      viridi a sacca.
      O sua favella!
      Sciacqua, sciaborda,
      scroscia, schiocca, schianta,
      romba, ride, canta,
      accorda, discorda,
      tutte accoglie e fonde
      le dissonanze acute
      nelle sue volute
      profonde,
      libera e bella,
      numerosa e folle,
      possente e molle,
      creatura viva
      che gode
      del suo mistero
      fugace.
      E per la riva l'ode
      la sua sorella scalza
      dal passo leggero
      e dalle gambe lisce,
      Aretusa rapace
      che rapisce la frutta
      ond'ha colmo suo grembo.
      Sùbito le balza
      il cor, le raggia
      il viso d'oro.
      Lascia ella il lembo,
      s'inclina
      al richiamo canoro;
      e la selvaggia
      rapina,
      l'acerbo suo tesoro
      oblìa nella melode.
      E anch'ella si gode
      come l'onda, l'asciutta
      fura, quasi che tutta
      la freschezza marina
      a nembo
      entro le giunga!

      Musa, cantai la lode
      della mia Strofe Lunga.
      Gabriele D'Annunzio
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        La sabbia del tempo

        Come scorrea la calda sabbia lieve
        Per entro il cavo della mano in ozio,
        Il cor sentì che il giorno era più breve.

        E un'ansia repentina il cor m'assalse
        5 Per l'appressar dell'umido equinozio
        10 Che offusca l'oro delle piagge salse.

        Alla sabbia del Tempo urna la mano
        Era, clessidra il cor mio palpitante,
        L'ombra crescente d'ogni stelo vano
        Quasi ombra d'ago in tacito quadrante.
        Gabriele D'Annunzio
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