Scritta da: FRANCO PATONICO

Un respiro d'amore

Un attimo di smarrimento
può condurmi lontano,
fuori
dal mio solito mondo.

Come allo specchio
rivedo me stesso confuso
nei dubbi dell'esistenza
e resto sgomento.

Ma poi, se ripenso all'amore
e a chi mi vuol bene,
a tutti quei sogni
custoditi insieme,

riscopro il tesoro
che avevo vicino
illuminato dal sole
fin dal mattino.

Così, rotto l'indugio,
mi riapproprio del tempo
lasciato in balia
di quel sentimento

e uscito,
da questo torpore,
un respiro d'amore
mi ossigena il cuore.
Franco Patonico
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    Scritta da: FRANCO PATONICO

    L'amore è un sesto senso

    L'amore entra dappertutto,
    dentro il cuore e nella testa:
    è come un tarlo, un rodimento
    prende stomaco e budella.

    Più di un ladro è silenzioso,
    ma è un guaio se fa rumore;
    è un traditore che fa la spia
    e non vuol esser prigioniero.

    Ogni sospiro è un batticuore
    ancor più forte di un tamburo.
    È astratto, lui non si tocca,
    ma se ti tocca, ti scombina.

    Come l'acqua è inodore
    o profumato più di un fiore.
    Ora è dolce e ora è amaro,
    indigesto o delicato.

    Quest'amore evanescente,
    non ha posto, ma è invadente;
    è leggero più dell'aria,
    ma più dell'aria è consistente.

    Può essere solo un fil di fiato
    oppure un carro armato;
    non c'è rimedio per curarlo,
    né giova esser navigato.

    Sarebbe proprio un sesto senso
    che gli altri cinque ti confonde,
    ti sorprende in un lampo
    e se succede, non hai scampo.
    Franco Patonico
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      Scritta da: FRANCO PATONICO

      Pace con la natura

      Ah, potessi ritornar
      tra quei silenzi
      a respirar l'odore della terra
      e dello spinifex in fiore!

      Tornar laggiù,
      dove il divino
      è sotto i piedi
      e si eleva fino al sole;
      dove selvaggia è pure l'aria
      e di fuoco il vento.

      Terra,
      madre terra,
      dalle albe e dai tramonti
      mai uguali,
      da te io tornerei
      per amor della natura
      e per la pace.

      Rivedrò quell'uomo scalzo,
      che tra le pietre
      levigate
      ascolta e tace
      e, al clamidosauro,
      contende lo scorpione.

      Col palmo bianco,
      della mano nera,
      regge la luna
      e ad occhi chiusi,
      un religioso
      e sommesso mugolio.

      Andrà incontro
      al sogno ancestrale.
      Parlerà al cielo
      e chiederà alle stelle
      d'accompagnarmi al mare.

      Vagabondo
      raggiungerò la riva,
      l'oceano verde
      con la voglia di tornare.
      Franco Patonico
      Composta giovedì 29 maggio 2014
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        Scritta da: FRANCO PATONICO

        Dalla collina verso il paradiso

        Da la cullina vers’ ’l  paradis’

        Vuialtri,  avet’ mai  guardat’
        almen’ ‘na volta in t.l.vision’
        ‘l’avv.ntur’ d’ la Peppa Pig?

        Io l’ vegh’ sa mi nipot’ e ho p.nsat’
        ch’ p.i fioj è propi ‘n bel carton’,
        ma sapè p.rché  adè v.l dig?

        P.rché oğğ m’è  nut’ da arp,nsà
        a ‘n discors’ ch’è ‘n  pughett’ seri:
        c.la casetta su p.r  c.la cullina,

        ch’ bell’ prugramma!  Ma me m’ sa
        ch’ vien’ presa  dai  racconti  veri,
        adatti supratutt’ p’ ‘na fiulina.

        P.r me c.la cullina è propri  bella
        e po’ ess’ la m.tafura d. la vita.
        Vo’ m’ dire’:  “ch’ esag.razion’,

        in fin’ di conti è sol’ ‘na sturiella
        e  č  vuria ch’ no’ n’ l’avem’ capita
        tant’ da fačč’ adè ‘na rifl’ssion’!”

        Invec’ no, p.r me è  propi ugual’,
        da giovini facem’ la salita,
        po’ s’arriva finalment’ su la vetta.

        Lassù, č ‘hai ‘na bella visual’,
        sei suddisfatt’ d’ com’ t’ va la vita
        e nun arpensi a quel l’ ch’ t’aspetta.

        Dop’ la piana p.rò c’è la discesa,
        chissà s’è bella o scunquassata
        e s’ fatiga a pialla p.r.  d’in giù?

        Dipend’ da com’ vien’ presa:
        si è dolč,  liscia o ‘sfaltata
        oppur’ s’è dritta  e nun t’archiappi più.

        Io vuria  murì senza preavvis’,
        cert’ è mej più in là e,  quant’ vien’,
        s.r.nament’, senza  tribulà.

        Hai vist’ mai ch’andassi in paradis’
        e incuntrassi ma chi ho vulut’ ben’
        p.r cuntinuà  la vita d’ ma qua?

        Lassù arv.dria tant’ ma mi moj,
        dop’ morti, magari fra cent’anni,
        e artruvačč,  anco’ da innamurati.

        Ma si č  pens’ o p. r quant’ l’ voj,
        lassù ‘l Padron’  č  r.clama  i danni,
        e m’artrova ‘na gluppa d’ p.ccati

        Mi moj invec’, e quest io so sigur’
        č ‘andrà dritta, senza men’ ch’ men’,
        e n’j  serv’ raccumandazion’.

        È tanta bona, p.r lia n’è mai scur’
        e m’ supporta anch’ si n’j cunvien’,
        anch’ quant’ ‘l marit’ è sbruntulon’.

        E intant’ ch’ no’ t.nem’ dur’,
        in paradis’ c’armaness’ almen’
        ‘n pusticin’, giust’ p.r’ do’ p.rson’.


        Traduzione:       Dalla collina verso il paradiso.
        Voi avete mai guardato/ almeno una volta in televisione/ le avventure di Peppa Pig?/ Io le vedo con mia nipote e ho pensato/ che per i bimbi è proprio un bel cartone,/ ma sapete perché ora ve lo dico? /Perché oggi mi venuto di pensare/ ad un discorso un pochetto serio:/ quella casetta su per la collina,/ che bel programma! Ma mi sa che viene presa dea racconti veri,/ adatti soprattutto per una bambina./ Per me quella collina è proprio bella/ e può essere la metafora della vita. Voi mi direte:
        “Che esagerazione,/ in fin dei conti è solo una storiella/ e ci vorrebbe che non l’abbiamo capita/ tanto da farci una riflessione!”/ Invece no, per me è proprio uguale,/ da giovani facciamo la salita,/ poi si arriva finalmente sulla vetta./ Lassù hai una bella visuale,/ sei soddisfatto di come ti va la vita/ e non pensi a quello che ti aspetta./ Dopo la pianura però c’è la discesa,
        chissà se è bella o sconquassata/ e si fatica a prenderla d’ingiù?/ Dipende da come questa viene presa:/ se è dolce, liscia o asfaltata/ oppure se è diritta e non ti riprendi più./ Io vorrei morire senza preavviso,/ certo è meglio più in là e, quando viene,/ serenamente senza tribolare./ Hai visto mai che andassi in paradiso/ ed incontrassi a chi ho voluto bene/ per continuare la vita di quaggiù?/ Lassù rivedrei tanto mia moglie,/dopo morti, magari fra cent’anni,/ e ritrovarci ancora da innamorati. / Ma se ci penso o per quanto voglia,/ lassù il “Padrone” ci reclama i danni,/ e mi ritrova un fagotto di peccati./ Mia moglie invece, e questo sono sicuro,/ vi andrà diritto, senza men che meno,/ e non le serve raccomandazioni./ È tanto buona, per lei non è mai scuro/ e mi sopporta anche se non le conviene,/ anche quando il marito è brontolone./ E intanto che noi teniamo duro,/ in paradiso ci rimanesse almeno/ un posticino, giusto per due persone.
        Franco Patonico
        Composta sabato 8 marzo 2014
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