Ricordo

Notte senza sonno
dove il sonno s'è fugato.
Indimenticabile ricordo
s'accende nella mia mente.
Mi aggrappo al mio amore
mai vissuto.
Rileggo queste vecchie righe
sulle pagine ingiallite,
scritte in altre notti senza fine...
Un viso, i suoi occhi... un nome...
Quella che è riuscita a rubarmi il cuore,
strappato senza chiedermi il permesso.
Me la trovo d'avanti come quella notte d'agosto
con la luna bruna...
è stato un amore del passato,
un amore spezzato e mai sepolto.
Francescopaolo Calciano
Composta venerdì 5 febbraio 2010
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    La voce della campana

    Lontano... lontano, a volte come una voce affannosa
    come singulto di un'anima in pena,
    a volte come un lieto canto d'amore,
    va... la voce della campana della vicina chiesa.
    Una voce che s'espande per l'alta immensità.
    La sua voce si espande per l'aria nell'alba tranquilla
    sotto i primi raggi del sole, e nel tramonto vermiglio,
    mentre la solitudine si fa cupa e colma di sogni malinconici.
    Ma sempre cari mi sono quei rintocchi,
    che suscitano un'eco profondo nel mio animo.
    Quei rintocchi hanno lo schianto del pianto, o il giubilo del riso,
    il singulto, e la gioia, e talvolta c'invitano a godere dell'immensa
    bellezza dell'universo, e talvolta ci suggeriscono la preghiera...
    e questa voce sempre suggestiva, ci parla al cuore
    in mille modi arcani.
    Essa pare che ci dica il destino dell'uomo,
    come tutto nasca in un fervore di grande speranza,
    e perisca nel più profondo dei misteri.
    Essa pare che ci riveli il sorgere degli ideali,
    e la fine di tutte le cose desiate con tanto ardore.
    Al suono di quella campana amica, quanti ricordi
    mi si destano nella memoria!
    E più volte ascoltando quella voce, pel silenzio delle cose,
    ho sentito una lacrima furtiva sgorgarmi dalle ciglia,
    e scorrermi sul volto.
    Oh!... i bei giorni della puerizia; quando sognavo castelli d'oro
    svaniti a contatto della realtà, lasciando il profumo e il rimpianto.
    Oh!... le belle illusioni fuggite come stormi di uccelli.
    Ascoltavo allora questa stessa voce di campana,
    dalla mia cameretta di studente; socchiudevo gli occhi
    e il suo volto mi appariva come d'incanto:
    Gli occhi azzurri come il cielo, i i capelli che le lambivano il viso,
    il suo corpo era il tramonto in un tocco di campane...
    il suo sorriso... chiaro, come un lieto evento di luce.
    In lei nasceva il segreto del bacio,...
    a ogni rintocco intuivo l'armonia della sua voce...
    era un sospiro segreto del cuore. A suono della campana
    lei scuoteva la testa... accompagnando il din... don... poi alzava
    gli occhi al cielo, sospirava e rientrava.
    Per me quale dolce tormento di piacere e passione.
    Volevo chiamarla.!... dirle io sono qui... guardami...
    ma la bellezza del momento stesso mi tratteneva
    dal distoglierla dal suo dolce incanto.
    Ora quei giorni sono passati e io ne ho solo un vivo ricordo!
    Quante cose d'allora sono cambiate!
    Oggi Lei non l'ho più, quei rintocchi me l'hanno portata via.
    Anche quella stessa voce di campana mi pare
    che sia diventata dolorosa, pare che in essa ci sia una nota
    di rimpianto!
    Suona, o campana, manda la tua voce per l'aria immensa,
    giungi fino a Lei, vola, passa oltre i monti... e chiamala
    e rimandi con gli stessi rintocchi qualche parola di conforto
    di coraggio, e di speranza.
    Francescopaolo Calciano
    Composta venerdì 26 febbraio 2010
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