Poesie di Francesco Magliarditi
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Se scagli una pietra ad un cane,
che tu lo colpisca o no,
questo fugge via spaventato,
ma una volta al riparo,
volge il capo a nuovi bisogni.
Poi ti scagliano una pietra,
e che ti abbiano colpito o no,
anche tu sei fuggito spaventato,
ma una volta al riparo,
hai cominciato a chiederti perché.
Dopo, sei andato a cercare un altro cane!
Sono un disadattato, perché aborrisco il turpiloquio, soprattutto se praticato da una donna;
sono un disadattato, perché odio le fiction, così ben recitate e ricche di contenuti;
sono un disadattato, perché rispetto l’ora di un appuntamento;
sono un disadattato, perché credo nella politica, essendo questa, veramente credibile;
sono un disadattato, perché ancora mi commuove la sofferenza degli altri;
sono un disadattato, perché gioisco nel guardare un prato, soprattutto se abbellito, da montagne di immondizia;
sono un disadattato, perché ho nostalgia della morale, dell’eleganza e di quella che oggi chiamano ipocrisia, ma che una volta era educazione;
sono un disadattato, perché… no basta! potrei scrivere un libro!
Invece ammetto, che per quanto ci provi, non riesco proprio ad integrarmi, ad adeguarmi, o a cambiare, o a... dite pure come volete, ma sono fiducioso, perché per fortuna, sono molti quelli disposti ad aiutarmi, sono tutti quelli che incontro, tutti quelli che vedo, tutti quelli che vivono questa realtà, senza alcuna difficoltà di adattamento.
Grazie a loro!
Il corpo muore e l'anima s'invola.
Il cielo s'apre, per accorciarne il viaggio.
Il cielo s'apre, per mostrarle la gioia.
Adesso lei è felice, ma il nostro cuore sanguina.
Non è un'infamia, è la nostra natura!
In memoria di Aurelia
Sono come una mela,
sventrata in un lato da un potente morso,
che ha preso di me la polpa migliore;
il resto è sofferenza!
Così ch’io vivo il tormento della piaga,
che fu di chi accese la speranza,
poiché questa è la via della salvezza.
Mia cara donna,
ti scrivo, perché sei tanto lontana, da non più udire la mia voce;
da quando il moderno vento spazza via i sentimenti, mi trascino nell'essere, svuotato del tuo sostegno;
il tuo volto si è coperto di un velo che ne sbiadisce i tratti e alla luce del giorno, non si chiariscono i ruoli.
Mia cara,
distante è il tempo dei tuoi semplici gesti, barattati con voglie di diverso profilo;
distante è il tempo del focolare, poiché distratta da nuove passioni, non già alimenti il fuoco dell'amore.
Mia cara donna,
sbandato in una folla di sbandati, inutilmente ti cerco, e tendo la mano elemosinando il tuo sguardo;
vago è il ricordo del tuo mutevole aspetto;
sfumata l'essenza dell'aria che respiro.
Di te mi mancano i bianchi capelli, annuncio del nascere di un'era;
di te mi manca l'abbraccio di vita, quando questa vuol fare a meno di sé;
ti prego torna... torna com'eri!