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Poesie di Francesca Pastore

Questo autore lo trovi anche in Umorismo e in Diario.

Scritta da: Francesca Pastore
La mia insonnia ha il sapore dei tuoi baci
poiché essi portano all'amore
come la mia insonnia all'alba.
Ho scavato dentro i pezzi del mio cuore malato
e tu sei apparso come il sole in una gelida mattina.
Ho vagato nell'anima ancora languida,
cercavo un laccio che legasse l'anima al corpo
e tu sei giunto con un sorriso incerto e gli occhi stanchi,
e tu sei giunto come il sole in una gelida mattina.
Ho disegnato la mia flebile vita,
e ho cercato dei colori,
ma essi troppo stanchi di colorarmi erano spariti.
Ho disegnato i miei sogni,
e ho cercato dei colori.
Essi erano ovunque sparsi,
ma solo uno desideravo.
M'avvicinai allo sgargiante sogno un tempo,
era marrone come la terra da poco arata,
eri tu con un sorriso lucido e gli occhi sgargianti,
eri tu che come il sole alla sera
mi lasciavi alla gelida notte.
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    Scritta da: Francesca Pastore

    Tacito esilio

    Un cuore ruvido bussa instancabile alla memoria
    come un bambino che chiama la propria madre
    e questo sentimento che non esiste.
    Quando il sole sorride alla vita
    e i miei piedi cominciano le abitudini tu svanisci,
    scompari fra la folla distratta dei doveri.
    Ma quando il mio corpo si sveste della fatica,
    tu riaffiori come la luna fra le tempestate nuvole.
    Quando la mia fredda mente s'addormenta
    il mio malsano cuore l'invade
    come un assetato di sangue uccide la vergine nella notte.
    Deflori la ragione, indebolisci ogni mattone
    che costruisce queste piccole mura di difesa.
    Ti stabilisci nel labirinto rubando mappa e scorte
    e io persa e assetata crollo alla tua idea.
    Gemente oscillo tra morir d'orgoglio o viver di richieste.
    Perdo ogni filo per uscirne, perdo ogni luce da seguire.
    Così senza armatura mi dono
    a questo Minotauro che m'uccide, ma si sfama.
    Sento le unghie raschiare la mia pelle,
    sento i denti spezzare le mie ossa,
    sento il dolore putrido dello sfamare ingordo.
    Ma non mi sottraggo a esso
    come un condannato non si sottrae al fucile,
    perché questo dolore è la prova della nostra esistenza.
    Infine rimango distesa, completamente disfatta, ma ancora viva.
    La crudele bestia mi divorerà con un'altra luna
    o giocherà in eterno con le mie fragili ossa,
    una partita tra futuro e memoria.
    Mi riconsegna la mappa e un po' d'acqua salata,
    rivesto gli occhi di un alone giallo falsità,
    esco dalla sua casa e ritorno al mio tacito esilio.
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