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Poesie di Francesca Genna

Impiegata, nato venerdì 26 maggio 1967 a Trapani (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: Fragolosa67

L'unione (dono segreto la libertà)

Vecchio:
Sento un rimbombo come un frastuono
non è un cannone neanche un tuono.
Ho per la mente cose segrete e
stesso pensiero dolce e terreno.
Giustizia conobbi appesa all'Italia di forza vestita,
leggera è volata e mi ha conquistata.
Caro viandante ti lascio diritto.
Fanne tesoro, libertà e perdono.

Viandante:
Sicuro che legge colpirmi ora può
io giudico tutto e dichiaro perciò
diritto è castigo per chi come me,
non nacque da unione di due nuovi sposi
ma da amore profano perché condannato.

Giustizia conobbi ignaro del nome che mai portare potrò
eppur appartenermi per sangue io so.
Che colpa ho io se nacqui da pura passione
senza catene spontaneo di cuore?
Giustizia si fece, con tante pretese
per me un'altra sorte.
Son chiuse le porte.

Dio che tutto il creato creasti,
perché son bandito anche se vivo?
Giustizia io chiedo e a te io prego.
È mio il giardino promesso all'inizio?
Quale verità è giusta per l'uomo
che Dio candanna e
poi sua creatura creata dichiara?

Un nome non porto.
Una casa non ho.
Fatale destino coprirmi si o no?
Cos'è la giustizia per infante innocente
di quale peccato macchiato io sono?

Costituzione di pagine gialle
insegni famiglia ma amore cos'è?

Amare è un destino.
Io amo il vicino di uguale attributo
perdonami allor.

Male, bene, cosa conviene...
dov'è la morale se tutto qui tace.
Vecchio che urli raccontami tutto.
Io sono l'inganno.
Problema di fato.
Di colpa ho peccato. Amare io so.

Ci sono cose che non comprendo.
Tu stringi la legge e io grosse pene.
Fanciullo io nacqui e son donna di cuore.
Conosco dolore e infamità d'onore.

Frate:

Difficile è il caso. Inchino il mio capo
Non fu mai capito amore profano che Dio condannò.
Un regno non hai né al mondo consenso
ma coppia rimani coll'omo a te degno.
Non tutti son vili, bastardi e infimgardi.
Iddio già lo sa.
Per colpa del male, oltraggio è il tuo amare.
Perdona la prova e chiedi al padre la porta di verità.
Io porto un messaggio di pace e speranza
non posso ingannarti, ti lasciò a metà.

Vecchio:
difficile è dire giustizia per tutti.
Ora comprendo e provo pietà.
L'umane genti, son moltitudini e
conoscono inganni di loro sorte.
Non posso sperare la pace per tanti
ma forse ambisco a grandi traguardi.
Ci vuole coraggio ad accettare il diverso
oggi che tutto si muove all'inverso.

Viandante:
Cos'è la famiglia ti chiedo di nuovo?
Apprezzi l'unione di due persone di sesso
diverso che sposi non sono?

Dov'è quel bambino di dolce visino?
Reclama cosciente un padre e una madre e solo rimane.
Nessuno lo vede che forse ha sete di cose sincere.
Padre perdona! io non ti credo!
Iddio mi ha ascoltato
anche io sono fiero.
Non avrò mai un figlio e forse è un castigo ma
amo l'amico e Dio già lo sa.

Gnomo:
Ho sentito castigo e qui mi ritrovo.
Sono lo gnomo di questa città.
Non credere al frate al vecchio intrigante
seguimi amico ho un affare importante!
Non credere a nulla.
Se paghi preziosi son io tuo marito e canto convinto.
Ti trovo una strada e una passeggiata
tu porta la borsa, sarà la tua svolta!

Frate scagliandosi verso lo gnomo:

Ignobil figuro
ti ordino di andare dove non puoi più dannare!
L'uomo di qualsiasi condizione
non può esser oggetto di profanazione.
È essere umano non tuo guadagno!

Frate verso il viandante:

Ricordati figlio che esiste il divino.
Continua ad amare ma non peccare.
Se sincero è il tuo sentimento.
Giustizia condanna ma l'altissimo valuta.
Son cose difficili.
Arduo è il mio dire questa verità.
Se amore perdona inganno non c'è.
All'ultima ora si vede cos'è.

Il vecchio si inchina e bacia la terra.
Su questo suolo ci fu prima pietra.
Italia che amo ascoltami un poco:
Dammi la forza di comandare ogni omo!
Son capo di stato e non più condanno
ma valuto anch'io destino di un fato.
Giustizia è rispetto di tutto il diverso
di cose speciali che sono umane.

Non sono un Dio ma padre dei padri
e guardo dall'alto l'uomo più in basso.
Condanno l'inganno ma ho fede e ragione
in questa l'Italia di molti colori.
Io cerco giustizia ma trovo reato
se l'uomo nasconde ogn'ora il misfatto.
Non c'è giustizia se non c'è rispetto.
Non c'è libertà se non c'è tolleranza e solidarietà umana.

Con gioia mi alzo e abbraccio le genti.
Vent'anni d'amore mi legarono i piedi.
Cosciente e superbo in groppa alla tigre da sempre galoppo
su strade di ogni regione in questa Nazione.
Bandiera io porto. Nel cuore ho l'orgoglio!
Di tigre son fiero e dico sincero:
Io Falco rapace lei aquila in volo!
Tanti saluti e grazie di nuovo.
Composta domenica 15 dicembre 2013
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    Scritta da: Fragolosa67

    Erema

    Zattera dei miei ricordi
    aggrappata a te, profuga vago.
    Non ho meta né destino
    solo il cielo ogni mattino.

    A direzionar il viaggio è un vento di parole
    che crea burrasca e gran timore.
    Una spiaggia attracco con spirito di coraggio
    mi credo ormai in salvo.

    Tutto tace.
    Il maestrale mormora.
    A colpirmi è l'impetuosa onda che
    mi schiaffeggia e mi rivolta.

    Quattro legni legati ad una corda
    la deriva questa volta.
    Il mare, la mia unica dimora.
    Composta giovedì 12 dicembre 2013
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      Scritta da: Fragolosa67

      La giustizia (dono segreto la libertà)

      Vecchio:
      fluisce il pensiero mio
      innanzi al polifemico occhio.
      Mi solleva veder da questa lente
      il mondo che a me appartiene.

      Ancora tu o fraticello
      mi sostieni.

      D'un tratto m'appar fanciulla
      che subito di tigre
      le fattezze prende.

      Tigre:
      son fiera ardua e parlo
      dopo averti accanto.
      Il vagabondo mi ha detto
      di insegnarti strada maestra e verità terrena.
      Non c'è libertà se non c'è giustizia.
      Dono di chi tutto regna.
      Speranza di anime pure
      lieta novella porto.
      Pensavo di trovare al posto tuo un frate.
      Di forza e di coraggio
      armò con ardor il di me animo.
      O caro errabando
      io ancora te invoco!
      Promessa mi facesti e
      con l'indice mi dicesti.
      Ascolta e taci
      perché a Dio tu piaci.

      Frate:
      o tigre di te conosco
      la favella e messaggio altrui ti porto!
      Non temere prigionia
      perché tua è libertà di vita.
      Di pietre più preziose sarai vestita a festa
      e col calcagno fiera
      saprai schiacciar di serpe la sua testa.

      Appare allora il frate e
      forte lui sostiene:

      sii forte e valorosa
      e ascolta ancora.
      Tre doni io ti porto.
      Le pagine più belle
      onore e gloria sempre.

      Sei tigre lusinghiera.
      Di fauci vanne fiera.
      Azzanna la giustizia e
      calpesta impudicizia.

      Tigre:
      giovin fanciulla io sono
      ma amo le gioie e bramo virtù e gloria.
      Frate vagabondo dammi il grave compito.
      Perché io possa un giorno viver con vanità.

      Come regina calpesto il suolo
      di questo mondo a volte oscuro e ignoto.
      Sorniona come un gatto che
      fa le fusa e sbrana
      o da una zampata.

      Vecchio:
      cos'è giustizia o tigre fiera?
      Cosa vuol dir calpestar la serpe?

      Tigre:
      uomo che chiedi hai paura e parli piano.
      Alza la voce e sistema il tuo pastrano.
      Io tengo in fuori il petto
      e bramo l'altrui cospetto.
      Condanno e guardo il male
      e non temo il mio rivale.
      Giustizia vuol coraggio.
      Temperamento e onor perpetuo.
      Dritto guarda avanti e muori per il vero
      perché domani tuo figlio di te sia fiero.

      Vecchio:
      mi chiedi impresa di coraggio.
      Vuol dir rischiar la vita per giustizia.
      Per dar possibilità ad altri di viver pace
      che in vita mia cerco.
      È assurdo tutto questo!
      Non posso, non voglio, non ci riesco!

      Tigre:
      bada tu, pussilanime!
      Sparisci!
      Non sai neanche cosa dici.
      Esiston uomini di simil virtù
      eroi senza pari che portavano in cuore
      la costituzione.
      Dalla chiesa, falcone e borsellino
      son periti un pomeriggio.
      Anime pure, temerarie han vissuto senza inganni.
      Io ti parlo di grande forza.
      A quegli uomini onore e gloria!

      Vecchio:
      hai parlato di costituzione
      cosa dici per questo testo?

      Tigre:
      non è a me che devi domandare
      ma ai procuratori che di esso fanno bibbia.
      Scendi a valle e sali le tre scale
      incontrerai statua di donna che su una mano il testo porta.

      Il vecchio si ferma. La tigre lui osserva
      e solo allora si accorge che qualcosa lei cela.
      La serpe sotto le sue unghie si dimena
      mentre lei le malefiche zanne avida esce.
      Nasconde il capo di famelica donna e poi da tigre si trasforma.
      Raccoglie il corpo,
      il suo bottino nasconde.
      Dopo il lui si volta e un colpo ascolta.
      Un tonfo sordo e il sangue cola.
      Il vecchio non vede ma si sporca il piede.

      Mai liquido più putrido fu motivo di disgusto.
      Orripilante agli occhi
      nauseabondo al naso
      appiccicato resta.

      L'uomo cerca acqua
      pulirsi riesce e si disseta.
      E allor che vede omini che scalano il recinto.
      Giustizia appare a lui di marmo costruita.
      Arte bellissima e quasi viva
      porta in alto seduta e assai distinta
      il libro mastro che di luce brilla e di tricolore il cuore porta.
      Una bilancia è nell'altra mano.
      Tiene lo sguardo fisso oltre e
      sopra il capo vicino ad un piatto
      accesa è fiaccola di fuoco ravvivato.

      Il vecchio si sentì assai piccolo davanti alla giustizia.
      Gli altri alla sua vista si nascosero di soppiatto.
      Chi sei tu? Chiesero con coraggio
      senza celare a lui il volto assai nascosto.

      Non oso parlar a chi non conosco.
      Fuggito sono da un losco posto.
      Bramo giustizia e legger costituzione oso.
      Anch'io voglio virtù e onore in ogni loco.

      Gnomi:
      bada omo, non sai che dici.
      Se rubi il libro poi ci dici.
      Nessun riesce ormai da anni
      racconta come puoi
      e a noi poi!

      Vecchio:
      vergogna! Non cerco simil onta!
      Io che conobbi prigionia
      voglio conoscere passione mia.
      Uomini hanno ucciso e sono morti.
      Hanno sofferto e scritto con le vene
      la verità che ci appartiene.

      Sgattaiola uno gnomo dall'anfratto.
      Di unghia lunghe e la sua mano.
      Anello d'or che pesa porta in gioia
      lo sfila e verso l'uomo lui lo rotola.

      Capo gnomo:
      vecchio amico tuo, io sono.
      Ti omaggio di questo dono.
      Altri denari avrai un giorno
      (ma il vecchio il digrigno recuperò al volo.)
      Da quando è nato il mondo
      tutto si è contrattato.
      Anche giustizia è in vendita perciò
      allunga la tua mano.

      Osserva attentamente:
      in alto non son stelle
      ma un mare di gioielli.
      Io di te faccio un re
      e di ori ti ricopro.
      Prendi il testo senza leggere
      e gettalo nel fuoco!

      Vecchio:
      cosa mi dici con tanta parsimonia?
      Chi sei così malvagio che attenti a me
      con l'inganno?

      Capo gnomo:
      che ridere mi fai vecchio guarda
      attorno a te e svegliati un poco.
      In nome di tesori si son venduti onori.

      L'uomo si guarda attorno e vede ogni
      horror del mondo.

      Gnomi:
      c'è pure una puttana
      se vuoi è la tua dama.
      Chiedi ciò che vuoi o gioca un po' con noi!
      Ah! Ah! Ah! Ah!

      Uno degli gnomi:
      capo lascia perdere se alto è il di lui braccio
      vieni a giocar!
      Il poker è cominciato!
      Non riesce neanche lui a rubare il testo
      conviene spaccar la dama ma
      moriamo per la sua fiaccola.

      L'uomo tacque seduta-stante
      e una goccia gli cadde nelle mani.
      Forse è pioggia oppur lacrima
      d'acqua che scende da una foglia.

      Non vide nulla questa volta.

      Sirena si sente improvvisamente.
      Bruni i capelli e belle son le vesti.
      Dolce nenia canta.
      Lo culla e si addormenta ai piedi di giustizia.

      Il vecchio in sogno le risponde:
      voglio amarti fata ma...
      s'addormenta e tace
      accarezzato da lisce mani vellutate.

      Sirena:
      nel paradiso io ti porto.
      Non leggere il libro omo.
      Conosco beltà e passione e
      so farti battere il cuore.

      Dormi come un fanciullo
      desidera di me fino a saziarti
      e non pensare a nulla ma torna da dove vieni.

      Vecchio:
      prigionier io sono a farmi fuggir
      fu il polifemico occhio.
      Libertà io cerco ma prima ancor a giustizia io credo.

      Sirena:
      non esiste ciò che credi in questo mondo.
      Arrenditi all'evidenza e sogna ancora.
      Spogliarmi davanti a te io oso.
      Pura e verginale a te mi dono.

      Toccami uomo son carne pura.
      Bacia le mie labbra e godi un poco.
      Son baci che ti offro se mi sostieni.
      Brucia il libro al tuo risveglio e bevi dal mio calice
      un vin di bacco.
      Lasciati tentare e non mi condannare!

      Vecchio:
      non oso svegliarmi perché virtù più bella mai conobbi.
      Come sirena mi tenti ma io sogno
      perciò ti dico domani è un nuovo giorno.
      Stanotte con me dormi ma dopo non ti ascolto.

      Sirena:
      vile marrano!
      Non sono il tuo gioco
      non hai compreso pericolo imminente.
      Costituzione è un libro di passione.
      Di nobili gesta e ti porterà alla morte.
      Mai uomo osò così tanto.
      Io me ne vado!

      Frate che all'improvviso appare:
      la sirena vuol sedurti
      non lasciarti insidiare e avvincere dal male.
      Ricordati che giaci e lei incanta e tace.
      Son frate pellegrino e seguo il tuo cammino.
      Ti pascio di virtù e di svegliarti ti dico.

      Non gnomi o tentazioni ascolta.
      Ma solo la di me parola.
      Male e bene attanaglian la tua mente.
      Operoso fu sempre l'uomo e
      uguale ad altri anche se di altro mondo.
      Non creder a tutto ciò che vedi.
      Diritto non fu mai inganno
      ma solo motivo di guadagno!
      Lusinghe son fallaci e ruina porta
      a chi invano le persegue.
      Caddero tiranni bersaglio di popoli arrabbiati.
      Persero tutto i malvagi perché
      giustizia ogni ora conta e una bilancia
      pesa azioni rovinose.
      Quando ti risvegli facci caso.
      Il tuo atto su un piatto giace e
      diritto nell'altro appare.

      Vecchio:
      grazie o frate che mi illumini
      e di verità mi vesti.
      Non ruberò il testo dei fieri
      ma leggerò il contesto
      per imparar ad essere libero
      in questo mondo che appar funesto.

      È libertà che io sento proferir
      dalla bocca tua.
      Spirito di grazia avrai giustizia
      domani e forse già ora.

      Con te io voglio aprire
      la bibbia del diritto.
      Citami legge a cui devo obbedienza.

      Frate:
      ci sono tante cose che devi tu conoscere.
      Una è che devi rispettare il popolo che t'appartiene.
      Fondato sul lavoro è il tuo paese.
      Salute protegger vuole e con rispetto cerca
      di organizzare il di te mondo.
      Non hai colore, né religione.
      Solo diritti e obblighi d'onore.
      Non è difficile vivere in pace.
      Bisogna essere sociali e solidali.

      Vecchio:
      dici parole che mi commuovono un poco.
      Io non conobbi il diritto che citi ora.

      Frate:
      non è così.
      Non ti ricordi ma, ci fu un giorno
      che conoscesti democrazia
      non una sirena ma giustizia vera.

      È la famiglia la tua vera vita.
      Piccolo stato di grande poesia.
      Amore di donna incontrasti una volta.
      Amore sincero e giustizia di nostro signore
      che non è terreno.

      Appare la tigre:
      ama ciò che è da amare.
      Sogna ciò che puoi realizzare.
      Cammina veloce e non ti voltare.
      Guadagna con le tue opere e
      rispetta la tua gente.

      Non cercare un cavallo se non sai galoppare.
      Alimenta la fiaccola di giustizia e lotta perché mai si spenga.
      Ardua è l'impresa e non sempre funesta.
      Cambia il gioco e non farti fregar di nuovo.

      In groppa la tigre il fraticello e se ne va lasciando
      riposare il vecchierello.

      Dolce sonno e sogno profondo
      ed un risveglio con un libro in mano.
      Quanta emozione scorrer le pagine ingiallite.
      Racconta di eroi e di imprese coraggiose.
      Ogni norma è una storia scritta con onore.
      Impresa di coraggio e di virtù.
      Si scopre l'uomo dalla coperta avuta
      è la bandiera di una italia forte e fiera.
      Il cuore gli palpita in petto.
      Un solo grido sente.
      Giustizia a tutte la gente.
      Lottiamo per l'onor.

      Il piave ha mormorato.
      Milano l'austriaco ha scacciato.
      Terre di piemonte lo straniero ha condannato
      ma cavour con l'acqua non gli ha ceduto il passo.
      Napoli lo scugnizzo all'assalto a mandato.
      Il piccolo genovese una pietra di coraggio ha lanciato.
      Falsa alleanza con la germania
      e aerei di carta per la grande italia.

      Ad un tratto sento udir una voce.
      Vecchio, dal polifemico occhio tu stai ad osservare
      il tuo mondo.
      Piegata e battuta è stata mille volte la tua terra
      ma nobiltà di spagna l'ha comandata fiera
      anche se al popolo negò letteratura e scienza.

      Vecchio:
      il tempo che decanti è più lungo ancora.
      Non serve rivangar ma a guardare ora.
      Voglio un'italia di grandi gesta
      che si rialzi a realtà funesta.

      Frate:
      ricorda figlio che per fare un popolo onorato
      serve che la gente impegni il suo operato.
      È la famiglia virtù e forza grande.
      Piccolo stato in uno stato assai più grande.
      Non pesa la moneta e più non vale.
      Aumentan uomini soli e tristi e i servizi per il sociale.
      Pesano questi sul popolo d'italia:
      manca la compravendita e qualcuno che guadagna.
      Denari fuoriescono per topi senza scrupoli
      e casse dello stato son da consolidare
      le tasse aumentano per chi rimane.

      Vecchio:
      capito ho l'inganno e perché poi sempre pago!

      Appare la sirena:
      uomo non ascoltare il verbo.
      Seguimi te ne prego.
      Voglio portarti oltre sotto la luna piena.

      L'uomo di colpo cambia luogo
      e sopra un monte si ritrova d'uopo.

      Vecchio:
      di nuovo solo sono e vago nel mio mondo.
      Cerco la libertà ma imparo verità.

      Giustizia ho conosciuto
      costituzione ho letto
      e cosa tengo in petto?
      Ho il libro con me dietro.

      Voce di campo:
      ah! Ah! Ah!

      Vecchio:
      chi ride orsù?
      Chi è là?
      Ancora tu gnomo!

      S'affila l'unghie e ringhia.
      Lo guarda e lo sfida.

      Qualcosa porti in seno.
      Gli dice così di netto.

      Vecchio:
      guai a te o infido figuro.
      Se passi al mio passaggio
      ti sfido in un duello
      io porto grandi gesta e sono un italiano vero!

      Gnomo:
      lasciami il libro mastro.
      Il diritto così io cambio.
      C'è un vento di riforme e non ti puoi appellar.

      Tigre:
      non hai capito un fatto.
      Guarda il mio manto
      prostati davanti e rimani a testa china.

      Son fiera e decisa
      una fiaccola mi porto.
      Italia mi chiamo e volo o ringhio.
      Di zanne ti condanno se tocchi il vecchio uomo.

      Appare di fatto donna con abbondanti poppe.
      Una corona in guglie e una fiaccola di fuoco accesa.

      Son tigre ma son signora
      sono una grande forza.
      Il libro dammi uomo
      a custodirlo io ci sono.
      Guarda i miei piedi.
      Son pien di figli
      soldati valorosi
      fino alle caviglie.

      Gli gnomi uscirono a frotte ma
      davanti al fuoco di passione periron per loro sorte.
      È il popolo che insorge.
      Evviva la nazione!

      Il vecchio finito tutto guardò la donna statuaria
      prendere il volo trasformata in aquila.

      Non son più solo disse, con fare un po' commosso.
      Davanti a me c'è tutto il popolo.
      Voglio anch'io andare in volo e si aggrappò ad una zampa.

      Cieli azzurri di libertà conobbe allora.
      Acque cristalline e monti più verdi e salutò le genti.
      C'è un cuore che batte e appartiene a tutti
      è verde bianco e rosso ed emoziona troppo.

      Nessuno tocchi mai la nostra verità.
      Giustizia ereditata e libertà con gran forza conquistata!
      Composta lunedì 16 dicembre 2013
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        Scritta da: Fragolosa67

        Inverno

        Lascia che il tempo scorra a fiumi tra
        sassi e detriti come ciottoli rotolanti tra le piccole onde.
        Voragini di noi son specchi riflessi di mulinelli
        mentre sbuca dall'acqua un pesce che
        con un salto vola e si sommerge ancora.

        Rado canneto scopre un cigno nero.
        A palmipede cattivo serenità si addice.
        Verde acqua stagna mentre qualcuno mangia
        di Lucia e Renzo il persico e tutto vede.
        Il cigno nero sotto l'acqua svanisce.

        Montagne che racchiudono ciò che non puoi sapere:
        Destini bui e verità argentee.

        Chissà dove sei domani quando il sole cola a picco.
        Quando il pesce giace sotto il ghiaccio spesso e freddo.
        Lame di pattini segnano di nuovo il tempo.
        Graffiano e sfregano.
        Con ruggine si danneggiano.

        L'inverno avanza e non da tregua.
        Di brividi ci copre e ci tormenta.
        Riparo caldo cerchiamo ancora.
        Giaccion le ossa stanche in questa notte fonda
        che di buio e di tenebre si colora.
        Composta giovedì 12 dicembre 2013
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          Scritta da: Fragolosa67

          Già

          Massi di parole schiacciano l'altrui ardore
          eccheggia l'eco fra mulini a vento.
          Girano le pale e fanno gran fracasso.
          Tubi di liquame passano l'anfratto
          inquina questo stato e lo maleodora.
          Non c'è confine né dogana se ti trovi una sottana.

          Borse di opere che se ne vanno
          senza ragazzi che più non fanno.
          Dove sono i nostri soldi?
          Chi ha rubato i sacrifici.
          Paga il popolo ormai piegato.
          Piange anche il vilipendiato.

          Non tutto è fermo.
          Qualcuno dorme.
          Il vento sventola il tricolore.
          Un nuovo grido si leva ancora:
          Cambia il tempo e son riforme!

          Trema la terra.
          Per molti è la guerra.
          Debiti come palle sul pino di Natale.
          Speranza per tutti e stipendio doppio ai capi.
          Regime militare e disperati sulle strade.

          Questa è l'Italia che l'italiano lascia.
          Paesi lontani e pochi denari.
          Molta speranza di ricominciare.
          Nessuna riforma: sempre la vecchia storia.
          Composta giovedì 12 dicembre 2013
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