Questo sito contribuisce alla audience di

Scritta da: Violina Sirola

Palla

Il tempo a lungo
annoia
il gusto del proibito s'inchioda
nel cervello. Sul nido della rondine
un cuculo
non tornerà a primavera.
La serpe si sgroviglia
sotto il sole
i piccoli s'intrigano nel covo.
Gira la terra; non cambia
verso, trovarlo il punto
fermo
per la sterza!
A destra, poi
a manca, ecco si ferma
- meraviglia - riparte il gioco
è palla.
Se giunge la sconfitta
il riso è amaro - Fermati, o sole!
si prolunghi il giorno.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Violina Sirola

    Concerto

    La musica
    nel vento porta la nostalgia, suoni
    di versi: il miagolio dei gatti
    sopra i tetti, il guaito di un cucciolo
    disperso. - Buon giorno -
    annuncia il gallo, l'usignolo
    legge
    sullo spartito della vita, canta
    il mio dramma.
    La musica mi avvolge, è
    nostalgia
    ho un groppo in gola
    piango, tiro su il naso.
    Ricordo: un filo d'erba in mano
    poggiato sulle labbra, è musica
    nel fiato; grido
    il mio concerto
    libero nel vento, chiusa
    tra queste mura.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Violina Sirola

      La beffa per ovviare al danno

      Era così intenso il verde
      prato, da non stingere al sole.
      Vi abitava Pecora Nera, dai bianchi
      suoi vicini l'erba non c'era.

      Viro-silente, capo branco
      bianco, in una notte di luna piena
      tenne consiglio rapido e astuto:
      "i nostri figli ormai sono stremati
      cadono i denti ruminando a vuoto.
      L'erba ci fugge, noi la raggiungiamo".

      Una nuvola, densa
      di sospiri, coprì la bianca
      luna; fu buio pesto nel sordo
      ruminare.

      Stava Martino in mezzo al prato
      verde, sognava una dolce
      agnellina. Viro-silente, rapido
      all'istante, prese la preda e
      corse dai compagni
      saziati, a sbafo, con l'erba del vicino.

      "Amici miei, dobbiamo
      ringraziare il nostro
      Dio. Offriamo in sacrificio
      questo agnello".

      Così Martino, dal nero
      mantello, bruciò senza pietà
      nella fornace; il fumo della legna
      ancora verde, intriso dell'odore
      di bruciato, salì nel cielo e si dispose attorno
      la faccia tonda della luna piena.

      Pecora Nera, quando fu mattino,
      si accorse che non c'era il suo
      Martino. La rabbia in corpo, colore
      della pelle, decise di recarsi dai vicini.

      Viro-silente non era ancora sazio
      brucava l'erba in sogno; fu interrotto
      da un belato, straziante e senza fine. Pensò
      alla beffa, per ovviare al danno
      prese dal gregge, suo, un agnellino
      gli tinse col tizzone il bianco vello

      "Vedi quel cactus - disse il gran
      montone - unica pianta nell'arida
      valle, ha protetto dai lupi
      il tuo Martino".

      Una nuvola, gravida
      d'inganno, uno scroscio di pioggia
      aprì all'istante, lavando il nero
      fumo al vello bianco.

      Viro-silente non perse l'occasione
      mise il timbro solenne e
      sentenziò: "Miracolo!
      Per trovarlo al buio della notte
      occorreva fosse bianco
      il tuo Martino".

      Da quel giorno, Pecora nera
      non mangiò che "fogli"
      lo spazio verde fu arso dal sole.
      Vota la poesia: Commenta