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Scritta da: Violina Sirola

Caina

Cade la neve
lentamente
ritorna primavera; alto il sole
arroventa l'aria
ricresce l'erba
cadono le foglie,
novembre torna grigio
il tempo si dissolve.

Un fiore in bocca
rosso mi consuma, mastico amaro. Un pensiero
antico mi arrovella schiodo il tarlo, lo chiudo
stretto in pugno
e gli sussurro: "A chi giova la vita
appesa al filo della morta
speranza"?
– La vita è dono! –

Se Dio comanda Cristo
rimase in croce
un solo giorno,
anch'io risorgerò vicino a Dio.

"Maddalena
sorella
assassina – insinua il tarlo –
non bere la cicuta, si tocchi Caina".
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    Scritta da: Violina Sirola

    Testamento della nonna

    Cappuccetto Rosso, sono la nonna.
    Ho allacciato le "stringhe", posso comunicare.

    Qui il tempo ha la misura
    della luce, il silenzio è
    interrotto dalle voci
    come suoni, percuotono
    sui timpani, vibrano
    le "membrane". Piccola, la tua
    voce
    cristallina nel silenzio
    ha fantastici rinvii.
    Se mi chiami, "nonna
    nonnaaa, nooo" l'eco
    si riproduce
    negli abissi, si congiunge
    al rumore della Terra
    intermittente
    attraversa i buchi neri
    è silenzio.

    Ricorda, ho lasciato il mio
    bagaglio, le radici; le mie
    foglie - sempre verdi - nella luce.
    Tu, le mie radici
    i principi di vita:
    rispetta la semina, il raccolto.
    Ascolto
    è il battito
    impazzito del tuo
    cuore - elettrizza - Amore è poesia
    pulsano le "membrane".
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      Scritta da: Violina Sirola

      Farfalla

      Il tempo si misura con
      gli spilli, otto ore in fabbrica
      è denaro, la produzione
      stanca; a fine mese
      comprerò i semi
      la vanga per la terra, e
      aspetterò il raccolto, i frutti
      dell'orto, i papaveri
      rossi tra l'oro delle spighe
      è un ricordo lontano!
      Crisalide, farfalla sui fiori
      a primavera volerò alto. Privata
      d'orizzonti, mi resta poco
      tempo
      per attraversare il solco
      della terra.
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        Scritta da: Violina Sirola

        L'altro

        Ero nel guscio
        in braccio alla mia
        nonna, gli altri stavano
        fuori.
        Poi sono andata
        a scuola. La merenda mi sparì
        dal banco e, al mio
        compagno, addentai la guancia.
        Sono passati gli anni, i lunghi
        miei capelli
        vanno al vento, il seno è
        prosperoso, ho addosso mille
        sguardi. Se attraverso il bosco
        lo so, arriva il lupo.
        Sogno l'anarchia, dove il controllo
        è mio: si cliccano i bottoni
        del cervello
        si resetta il buio, si accende la luce, poi
        s'infrange la legge: ho fame, vado...
        al supermercato prendo la mela
        sottobanco
        incontro il mio compagno, il capitale
        è suo. Miracolo e stupore:
        mi rubò la merenda, ha fatto
        il portafoglio.
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