Scritta da: Silvana Stremiz

Al mio cane

Ficcando il naso nero nel vetro,
il cane aspetta, aspetta sempre qualcuno.

Infilo la mano nel suo pelo,
io pure aspetto qualcuno.

Ricordi, cane, c'è stato un tempo
quando una donna abitava qui.

E chi era essa per me?
Forse una sorella, una moglie forse,

e forse, talvolta, sembrava una figlia
a cui dovevo il mio aiuto.

Essa è lontana... Ti sei fatto zitto.
Più non ci saranno altre donne qui.

Mio bravo cane, sei bravo in tutto,
ma che peccato che tu non possa bere!
Evgenij (Aleksandrovic) Evtusenko
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Ribes nero

    Occhi neri di ribes nero
    come dense gocce della notte
    guardano e inconsapevoli domandano
    o di qualcuno o di qualcosa.

    Caverà lesto il tordo saltellante
    gli occhi neri di ribes nero,
    ma i gorghi del vortice conservano memoria
    di qualcuno o di qualcosa.

    Non penetrate nella memoria delle amate.
    Temete quei vortici abissali, perfino
    la vecchia tua blusa, non di te si ricorda, ma
    di qualcuno o di qualcosa.

    E dopo morto vorrei onestamente sempre vivere
    in te, come qualcuno no, come qualcosa,
    che ti rammenti, linea d'orizzonte,
    solo qualcosa, solo qualcosa.
    Evgenij (Aleksandrovic) Evtusenko
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Vanno i fiocchi candidi

      Vanno i fiocchi candidi
      come scivolando su un filo...
      Vorrei vivere, vivere al mondo,
      ma, certo, non si può.

      Di qualcuno le anime, dissolvendosi
      laggiù, senza traccia,
      come neve candida
      salgono al cielo dalla terra.

      Vanno i fiocchi candidi...
      E io pure me ne andrò.
      Non mi rattrista la morte
      e l'immortalità non m'aspetto.

      Non credo nel miracolo.
      Non sono la neve, ne una stella,
      e mai più sarò, mai, mai più.

      E, peccatore che sono, penso:
      chi dunque sono stato,
      nella mia vita precipitosa
      che cosa ho amato più della vita?

      Ho amato la Russia
      con tutto me stesso:
      i suoi fiumi in piena
      e coperti di ghiaccio,

      il respiro delle sue casette,
      il respiro delle sue pinete,
      il suo Puskin, il suo Stenka
      e i suoi vecchi.

      Se la vita non è stata dolce,
      non me la son presa troppo.
      Che fa se ho vissuto da incoerente:
      per la Russia ho vissuto.

      Pieno di ansie segrete
      io mi struggo nella speranza
      di avere un tantino
      aiutato la Russia

      Che essa mi dimentichi pure,
      senza affanno per me;
      ma che essa rimanga
      per sempre, per sempre...

      Vanno i fiocchi candidi,
      come andarono sempre:
      al tempo di Puskin e di Stenka,
      come andranno dopo di me.

      Vanno i grandi fiocchi
      di un biancore accecante,
      di me e degli altri
      spazzando via le tracce...

      Non ho il potere di farmi immortale,
      ma ho una sola speranza:
      se la Russia vivrà,
      con lei vivrò anch'io.

      1965.
      Evgenij (Aleksandrovic) Evtusenko
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