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Le migliori poesie di Eugenio Montale

Scrittore, poeta, giornalista, traduttore e critico musicale, nato lunedì 12 ottobre 1896 a Genova (Italia), morto sabato 12 settembre 1981 a Milano (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: scheggia52

Upupa, ilare uccello calunniato

Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l'aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s'arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.
Composta giovedì 7 luglio 2011
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Xenia I

    Avevamo studiato per l'aldilà
    un fischio, un segno di riconoscimento.
    Mi provo a modularlo nella speranza
    che tutti siamo già morti senza saperlo.
    Non ho mai capito se io fossi
    il tuo cane fedele e incimurrito
    o tu lo fossi per me.
    Per gli altri no, eri un insetto miope
    smarrito nel blabla
    dell'alta società. Erano ingenui
    quei furbi e non sapevano
    di essere loro il tuo zimbello:
    di esser visti anche al buio e smascherati
    da un tuo senso infallibile, dal tuo
    radar di pipistrello.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      La Bufera

      La bufera che sgronda sulle foglie
      dure della magnolia i lunghi tuoni
      marzolini e la grandine,
      (i suoni di cristallo nel tuo nido
      notturno ti sorprendono, dell'oro
      che s'è spento sui mogani, sul taglio
      dei libri rilegati, brucia ancora
      una grana di zucchero nel guscio
      delle tue palpebre)
      il lampo che candisce
      alberi e muro e li sorprende in quella
      eternità d'istante - marmo manna
      e distruzione - ch'entro te scolpita
      porti per tua condanna e che ti lega
      più che l'amore a me, strana sorella, -
      e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
      dei tamburelli sulla fossa fuia,
      lo scalpicciare del fandango, e sopra
      qualche gesto che annaspa...
      Come quando
      ti rivolgesti e con la mano, sgombra
      la fronte dalla nube dei capelli,
      mi salutasti - per entrar nel buio.
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        Scritta da: scheggia52

        Tuo fratello

        Tuo fratello morì giovane;
        tu eri la bimba scaruffata che mi guarda
        "in posa" nell'ovale di un ritratto.
        Scrisse musiche inedite, inaudite
        oggi sepolte in un baule, o andate al macero.
        Forse le reinventa qualcuno
        inconsapevole se ciò che è scritto è scritto.
        L'amavo senza averlo conosciuto.
        Fuori di te nessuno lo ricordava.
        Non ho fatto ricerche: ora è inutile.

        Dopo di te sono rimasto il solo
        per cui egli è esistito. Ma è possibile,
        lo sai, amare un'ombra, ombre noi stessi.
        Composta giovedì 1 luglio 2010
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          Scritta da: Elisa Iacobellis

          Mediterraneo

          Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
          siccome i ciottoli che tu volvi,
          mangiati dalla salsedine;
          scheggia fuori dal tempo, testimone
          di una volontà fredda che non passa.
          Altro fui: uomo intento che riguarda
          in sé, in altrui, il bollore
          della vita fugace uomo che tarda
          all'atto, che nessuno, poi, distrugge.
          Volli cercare il male
          che tarla il mondo, la piccola stortura
          d'una leva che arresta
          l'ordegno universale; e tutti vidi
          gli eventi del minuto
          come pronti a disgiungersi in un crollo.
          Seguìto il solco di un sentiero m'ebbi
          l'opposto in cuore, col suo invito; e forse
          m'occorreva il coltello che recide,
          la mente che decide e si determina.
          Altri libri occorrevano
          a me, non la tua pagina rombante.
          Ma nulla so rimpiangere: tu sciogli
          ancora i groppi interni col tuo canto.
          Il tuo delirio sale agli astri ormai.
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