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Poesie di Enrico Giuffrida

Operatore Protezione Civile, nato domenica 14 luglio 1985 a Catania (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Enrico Giuffrida

Notte di Natale

Nella notte in cui veglia tutta la terra
popoli e nazioni ti attendono con ardore
anch'io, lì, attendo una lieta speranza
nella luce soffusa di una camera vuota.
D'improvviso dal mio cuore si irraggia
un piccolo barlume
che illumina dolcemente quella notte.
Traspare un ardita preghiera
che si innalza a te creatore del mondo,
sorgente da cui l'amore,
cadde come pioggia
per rinvigorire il cuore degli uomini.
In questa santa notte, in cui gli angeli,
annunciano con dolci melodie,
la tua sospirata discesa,
con voce fioca ti chiedo:
porta letizia e serenità
in colei che regna in cuor mio.
Composta martedì 17 dicembre 2013
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    Scritta da: Enrico Giuffrida

    Il Gelo della tua inedia

    In una fredda notte di quasi Natale,
    rimembro i gelidi occhi tuoi;
    Dal tuo volto l'indifferenza appare
    si mostra nel suo abominato biancore.
    Il mio cuore, ormai esanime,
    trema per il gelo del tuo essere.
    La brina dell'inverno
    si sparge dinanzi al tuo cammino;
    i battiti del cuore d'improvviso
    s'arrestano
    il mio sorriso perde la sua vivacità
    le mie membra arrancano
    tra gli irti ghiacciai della tua inedia
    la fiamma che arde,
    lemme perde la sua nuance,
    le mie lacrime,
    con fatica disumana scendono
    dallo specchio dell'anima.
    Dov'è la passione del cuore?
    dove giace l'affabile vessillo del Natale?

    A fatica ricompongo i miei armamenti,
    ergo l'ormai gracile scudo;
    impugno la spada dell'amore
    per riportare il vero natale,
    nel mio sensibile cuore.
    Composta martedì 17 dicembre 2013
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      Scritta da: Enrico Giuffrida

      A Santa Barbara

      Con grande ardore,
      mi accosto a questa ardita preghiera,
      recitata da chi, davanti al pericolo non si ferma,
      ma con coraggio avanza pur di salvare i figli tuoi.

      Or che tu per amore del creatore,
      sdegnasti la tua giovinezza,
      e per mano disumana
      il tuo capo giacque per sempre,
      proteggi chi, in virtù del principio cardine dell'esistenza,
      alitato da Dio nell'umana natura,
      esercita l'amor, anche a prezzo delle proprie membra.
      Per Cristo nostro Signore.
      Composta martedì 3 dicembre 2013
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        Scritta da: Enrico Giuffrida

        A mia madre

        Oh madre,
        dov'è il tuo dolce sorriso,
        la gentilezza dei tuoi anni
        la grande maestria di udire
        il dolore dei miei anni?

        Dimmi,
        quale mano rubò gli abbracci,
        quel nobile vezzo materno,
        pane quotidiano per ogni figliuolo?

        E chi oscurò il tuo volto?
        Chi abbondò l'ira nei tuoi occhi?
        Chi piantò Alocasia tra quelle che un tempo
        emettevano parole dalla soave melodia?

        Madre, dimmi,
        dov'è l'agognato paradiso del dialogo?
        Dammi un segno, una mappa,
        indicami i sentieri per cui io devo peregrinare
        le montagne da scalare,
        l'erta via del calvario,
        ove portare la prematura croce
        di una gioventù negata.

        Dimmi!
        Composta lunedì 2 dicembre 2013
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          Scritta da: Enrico Giuffrida

          Ciao Antonio

          Come un fulmine al ciel sereno,
          in un tranquillo pomeriggio di tiepido autunno,
          l'ombra del destino crudele
          sul calesse della morte ti attendeva.
          Era lì, accanto a quel terrificante macigno.
          D'un tratto, nell'ora IX,
          quell'ora in cui anche il Cristo tornò alla casa del Padre,
          mentre la fatica aveva sottratto forza
          a quel tuo esile corpo fanciullesco,
          costei, con far fulmineo e glaciale,
          intimò a quella terra etnea che ti diede i natali,
          di cedere alla sua devastante fermezza.
          Compiesti l'ultimo incommensurabile gesto d'amore
          strappasti colei che ebbe l'essenza di te,
          a quell'impronta gelida ed infausta;
          D'improvviso l'armonia di quel corpo ricco di speranze,
          iniziò a volteggiare
          e la mano assassina di quella tetra sorte
          dispiegò quel grande ed infausto macigno,
          che chissà da quanti secoli
          sua Maestà il Mongibello, l'avea adagiato.
          Fu un maledetto secondo;
          Ti spegnesti sotto quella lavica roccia,
          per accenderti come L'Alpha
          nel blu del cielo infinito
          per guidare la nostra ormai vuota esistenza
          sulla via dell'amore, dell'umiltà e della pace
          emblemi della tua fugace vita terrena.
          Ti spegnesti sulla terra,
          ma ardi come viva e dolce fiamma
          nei nostri cuori.
          Caro Antonio,
          come Angelo sei volato,
          ma nei cuor di chi ti ha amato,
          Dio dolcemente ti ha posato.
          Ciao Antonio!
          (Ad una settimana da quel tragico evento)
          Composta sabato 16 novembre 2013
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