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Scritta da: Emmanuel Devan

Regina d'Avorio

Mai più sarai regina
di carne e d'ossa, d'amore.

Mai più udrai voce amica
nel travaglio dei tuoi giorni.
Mai più.

Sorgerai dopo notti insonni
dai lunghi occhi
di laguna,
nella tenue bruma.

Raccoglierai nell'alba
le gambe esili, candide
come il tuo corpo di pesca
nella tua stanza tutta bianca
di luce polare,
splendida nei raggi di Venere,
dell'aurora della vita,
ormai perduta.

Tu, smarrita
sull'immenso scacchiere
quel giorno,
tu, altéra Regina d'avorio,
affronterai l'alfiere,
innalzerai la torre
per difendere il tuo re;
e nuda, la dolce
caviglia imprigionata
da chi ti dirà l'altro passo!

E verranno i giorni bianchi,
e verranno i giorni neri.

Tu, novella virgo Camilla,
trafitta dall'oro, accecata,
tu, guarderai rapita
il passaggio,
dal profumo perverso
estasiata,
spianando il passo
malvagio
a chi, con la mortal veste
del sovrano già amato,
l'anima tua darà!
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    Scritta da: Emmanuel Devan

    Ossessione

    Tornò di nuovo
    seguendomi nelle prime tenebre
    l'ombra sua spettrale.

    Nel tonfo di catene servili
    furtivo tolsi il fuoco dal mio corpo,
    nel risuono dei verbi dannati,
    nel vento improvviso,
    nello squarcio del tempo
    che lacera
    ore e antichi calendari.

    Ma dall'oscurità rinacque
    dal palpito vitale,
    Fenice inattesa,
    l'azzurra agonia.

    Tornai nel vecchio maniero,
    dal luogo dell'oblìo,
    agitai i drappi del forse,
    l'eco di ogni caso,
    nella sete della pace,
    e del passato che fu.

    Ma da felicità perdute,
    ritorno l'ossesso
    nella nenia di poi:
    "Né carne, né ora,
    né nome, né donna.
    Solo sogno, solo ombra,
    strinsi a me,
    persi".
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      Scritta da: Emmanuel Devan

      Alla Ragazza di Santiago

      Sul tuo viso
      di sole e salsedine
      porti l'eco lontana
      del tuo Paese.

      Di fuoco, di ghiaccio,
      di poeti, di eroi.

      Se potessi,
      per pochi istanti,
      confondermi con l'Oceano,
      sovrano danzante
      dei tuoi freddi inverni,
      potrei coglierti
      nel lungo abbraccio
      di un'onda.

      Forse eterno ormai,
      perché tu vinta.

      Nel vento delle scogliere,
      morrebbe poi
      l'impeto mio placato.

      E se tu stessi riposando
      sulla spiaggia solitaria,
      solleverei ali stanche
      di vecchi albatri
      per venirti a cercare,
      mentre il libeccio
      accarezza lascivo,
      poi sferza,
      il collo nudo.

      Mentre cerchi di capire
      cos'è che
      muove il mare,
      perché mai non riposa.

      Come gazza ingorda
      nell'orbita iridata,
      coglierei
      per sempre,
      segreto inviolato,
      i tesori sommersi
      nella verde luce
      del tuo sguardo.
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        Scritta da: Emmanuel Devan

        Ricordo di un Altro Addio

        Cadono dalla Gota del Signore
        gli angeli sonori della pioggia.
        Afferrano
        nel Suo giorno,
        tre le braccia morbide,
        il paradiso riverso
        sulle tue guance.
        Nei petali d'aurora,
        liberi ormai
        dai calici d'incenso,
        nella dolce
        guerra di arpe.
        E risuona
        ancora
        tra cori d'indaco,
        il silenzio
        del tuo pianto.
        Dal Narciso ricordo,
        dall'azzurro
        tuo iride perduto,
        già caddero in volo
        gli angeli mortali
        di sale, d'avorio,
        nelle ali tarpate.
        Ad esitare,
        nell'unico sguardo
        dalla morte
        loro concesso,
        tra il tuo viso,
        e il resto del Creato.
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