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Poesie di Elisa Ranica

Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Diario.

Il mio essere scostante
è la tua breccia nei tuoi pensieri,
il mio volerti ancora
è un sapore amaro,
perché non posso trascinare da sola
un carico troppo pesante,
né lasciarmi avvolgere dalle tue ombre
là al centro dei tuoi esili lamenti.
Imparare a dimenticare è un'arte
che pratico da sempre,
fin dalle mie prime notti insonni
e non ho intenzione di abbandonare
questa vecchia abitudine,
solo per un tuo passo esitante.
Cosa diventeremo?
Cosa siamo stati?
Un intreccio di delusioni
e affetto inconsolabile.
Sto ridipingendo le porte delle mie stanze
per sopravvivere e trovo soltanto
vernice usata e logora.
Combatto da sola?
Una vera battaglia è stata la nostra,
senza vincitori e colma di amarezza,
come solo le peggiori parole sanno dare.
Composta lunedì 11 luglio 2016
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    Tanto a lungo ho trattenuto il respiro
    e anelato all'arrivo proibito
    che la mia pelle si è fatta dura,
    e i miei sensi acuti.
    Così un sapore nuovo
    e gradito ha l'essenza di
    spazi aperti e liberi dal peso
    dei miei incubi torbidi.
    Non ti sogno perché ti vivo?
    Un bambino accarezza la sabbia
    e un ponte di cartapesta illuminato dal mare,
    un cielo rifrange il sole e la terra,
    Ogni segno mi riporta alla gratitudine
    che sento e alla tua droga di uomo.
    Non provo nulla di speciale
    ma è il silenzio a farmi paura
    quando mi addormento
    e non ti trovo
    Nemmeno il motivo migliore vino mi consola,
    nessun rimpianto mi tocca
    ma vorrei conoscere il futuro
    questo il mio peccato,
    la mia arroganza giovanile.
    Composta giovedì 30 giugno 2016
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      Faccio fatica a risvegliarmi alla vita
      Getto quello che non serve più e procedo
      Se un solo istante bastasse
      A rendere il cielo così azzurro
      E il mare così dolce
      Io lo afferrerei per farlo mio
      Se una sola parola
      Potesse squarciarmi il cuore
      Tu la penseresti per me
      Luminosa e squallida
      Come ogni cosa sa essere
      Viva e decadente nell'argilla
      Appena forgiata che so diventare per te,
      Nella solitudine dei miei canti
      Segreti, io imploro il tuo tempo,
      Vivo di gratitudine e di pezzi attaccati a se stessi in un unico ammaestrato dolore.
      Composta martedì 28 giugno 2016
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        I pezzi che scompongono il mio corpo
        sono vetri aguzzi, tolti con la pazienza
        e l'inganno di mani esperte,
        che lanciano pensieri tutt'intorno,
        come immagini fatiscenti e accecanti
        nel buio delle anime in viaggi sfocati.
        La stanza racchiude il tuo lavoro
        e la noia fragrante della vita.
        Sei solo, ondeggi, il collo piegato
        dalle troppe parole impaurite,
        dai giorni sempre uguali
        ad accompagnare l'essenza di te.
        Invano chiamo la tua anima,
        già mia e così distante da noi.
        Le mie urla silenti sono il tuo orgoglio
        di aguzzino e benevolente giovane uomo,
        i miei disegni si trasformano in elettriche, calde
        e umide storie che non conosci:
        t'immergo in una casa ancora disabitata,
        in sogni eterei di carnalità voraci,
        ti trasporto come un avventuriera verso orizzonti di strada,
        per condurre ogni sensazione a vibrare di sé.
        Se questo è soltanto un viaggio,
        una carezza alla mortale prudenza,
        io me ne sono appena innamorata
        e senza lanciare sfide cammino a passi
        leggeri o pesanti,
        cammino fino a scomparire in me stessa,
        dove il traguardo è stare in piedi fino alla fine,
        nuda e travestita,
        ricoperta di pelle che amo, con la forza immensa e disperata
        di ritrovarla appoggiata alla tua.
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          Sento le tue braccia
          che avvolgono il mio ventre
          e il tocco della tua mente che abbraccia i miei capelli sciolti nel sole intenso.
          Ogni carezza che mi hai dato
          ha nutrito le speranze e i sogni
          di un corpo ormai gelido e solo,
          ogni vibrazione delle tue braccia
          ha accolto il mio richiamo sinuoso
          e mi hai posseduta senza sfiorare
          nemmeno per un attimo le mie membra,
          pesanti e asciutte.
          È iniziato un viaggio che non ha meta,
          se non le nostre tenere e voraci parole,
          non ancora dette,
          non ancora nate al giorno.
          Ti prendi cura dei miei sorrisi
          come se non potessero sbocciare soli,
          cancelli avidamente i pensieri aggraziati
          per scambiarli con un sentire che spaventa
          le ore e mi costringe a volgere
          lo sguardo al presente.
          Vuoto che non accetta di essere sospinto
          nel nulla e non teme se stesso.
          Nell'aria soffro di te e sogno la notte
          scambiandola per il giorno.
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