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Poesie di Elisa Ranica

Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Diario.

Che questa notte mi porti lontana da me
e vicina alle tue salde braccia,
che le mie paure siano cancellate dal sonno
e dal silenzio del mondo.
Mentre la città vive di sé,
io mi nascondo nell'ebbrezza delle parole non dette,
dei sogni facili e ossessivi.
Come sarebbe facile incontrarsi
in una sera d'estate,
fragili, inespressi eppure vivi.
Ll mondo non accenna a fermarsi
ma io non proseguo al buio,
preferisco attendere una mattina nuova,
che mi dia il senso dell'essere in piedi,
dello stare in bilico fra i mondi paralleli
che la gente costruisce continuamente.
Io non so chi sono e non ti conosco,
stanca delle cose quotidiane,
cerco la follia, come fai tu.
I risentimenti sono il mio pane
e la mia distruzione
non voglio che anche tu ne entri a far parte.
Tu sei diverso nella mia mente
e io sono quella musa che vai cercando
per esprimere un cuore rigido.
Ripensami ogni volta che puoi
e sii sincero,
sfuggi le vette facili e resta sobrio per me.
Io sarò il tuo vino forte,
la tua droga leggera,
io, sola ed indifesa,
posso ancora darti tutto quello che sei.
Composta martedì 12 luglio 2016
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    Il mio essere scostante
    è la tua breccia nei tuoi pensieri,
    il mio volerti ancora
    è un sapore amaro,
    perché non posso trascinare da sola
    un carico troppo pesante,
    né lasciarmi avvolgere dalle tue ombre
    là al centro dei tuoi esili lamenti.
    Imparare a dimenticare è un'arte
    che pratico da sempre,
    fin dalle mie prime notti insonni
    e non ho intenzione di abbandonare
    questa vecchia abitudine,
    solo per un tuo passo esitante.
    Cosa diventeremo?
    Cosa siamo stati?
    Un intreccio di delusioni
    e affetto inconsolabile.
    Sto ridipingendo le porte delle mie stanze
    per sopravvivere e trovo soltanto
    vernice usata e logora.
    Combatto da sola?
    Una vera battaglia è stata la nostra,
    senza vincitori e colma di amarezza,
    come solo le peggiori parole sanno dare.
    Composta lunedì 11 luglio 2016
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      Tanto a lungo ho trattenuto il respiro
      e anelato all'arrivo proibito
      che la mia pelle si è fatta dura,
      e i miei sensi acuti.
      Così un sapore nuovo
      e gradito ha l'essenza di
      spazi aperti e liberi dal peso
      dei miei incubi torbidi.
      Non ti sogno perché ti vivo?
      Un bambino accarezza la sabbia
      e un ponte di cartapesta illuminato dal mare,
      un cielo rifrange il sole e la terra,
      Ogni segno mi riporta alla gratitudine
      che sento e alla tua droga di uomo.
      Non provo nulla di speciale
      ma è il silenzio a farmi paura
      quando mi addormento
      e non ti trovo
      Nemmeno il motivo migliore vino mi consola,
      nessun rimpianto mi tocca
      ma vorrei conoscere il futuro
      questo il mio peccato,
      la mia arroganza giovanile.
      Composta giovedì 30 giugno 2016
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        Faccio fatica a risvegliarmi alla vita
        Getto quello che non serve più e procedo
        Se un solo istante bastasse
        A rendere il cielo così azzurro
        E il mare così dolce
        Io lo afferrerei per farlo mio
        Se una sola parola
        Potesse squarciarmi il cuore
        Tu la penseresti per me
        Luminosa e squallida
        Come ogni cosa sa essere
        Viva e decadente nell'argilla
        Appena forgiata che so diventare per te,
        Nella solitudine dei miei canti
        Segreti, io imploro il tuo tempo,
        Vivo di gratitudine e di pezzi attaccati a se stessi in un unico ammaestrato dolore.
        Composta martedì 28 giugno 2016
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          I pezzi che scompongono il mio corpo
          sono vetri aguzzi, tolti con la pazienza
          e l'inganno di mani esperte,
          che lanciano pensieri tutt'intorno,
          come immagini fatiscenti e accecanti
          nel buio delle anime in viaggi sfocati.
          La stanza racchiude il tuo lavoro
          e la noia fragrante della vita.
          Sei solo, ondeggi, il collo piegato
          dalle troppe parole impaurite,
          dai giorni sempre uguali
          ad accompagnare l'essenza di te.
          Invano chiamo la tua anima,
          già mia e così distante da noi.
          Le mie urla silenti sono il tuo orgoglio
          di aguzzino e benevolente giovane uomo,
          i miei disegni si trasformano in elettriche, calde
          e umide storie che non conosci:
          t'immergo in una casa ancora disabitata,
          in sogni eterei di carnalità voraci,
          ti trasporto come un avventuriera verso orizzonti di strada,
          per condurre ogni sensazione a vibrare di sé.
          Se questo è soltanto un viaggio,
          una carezza alla mortale prudenza,
          io me ne sono appena innamorata
          e senza lanciare sfide cammino a passi
          leggeri o pesanti,
          cammino fino a scomparire in me stessa,
          dove il traguardo è stare in piedi fino alla fine,
          nuda e travestita,
          ricoperta di pelle che amo, con la forza immensa e disperata
          di ritrovarla appoggiata alla tua.
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