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Scritta da: Silvana Stremiz

L'anno 3000

Il cielo è nero
su una chitarra
che accompagna il cavaliere della luna
mentre
un giocatore sublime
danza vorticosamente
con una gonna al vento
e i capelli rossi di donna
su una bianca spiaggia.

Uccelli migranti sulla
nube
della grande sera
costruiscono i nidi di ghiaccio
dell'ultima estate perduta.

Il ciclo dei robot
è oltre il tramonto:
stirpi di uomini vagano
nella città della vertigine
e gli angeli
piangono i 150 anni in giallo
in un giardino dell'Eden.
Io guardo il segreto del
millennio
per la straordinaria storia dell'uomo.

Cittadino della xxvii città
muoio
alla ricerca di balene
che restano sedute sulla spiaggia.

Il coprifuoco indaga
sul gioco delle passioni:
dunque vivrò come
le famiglie dei castori,
delle foche,
degli scoiattoli
e dormirò,
per l'ultima volta,
su un letto di leoni,
simile a stirpi di uomini
nella terra di Canaan.

Il libro dei re si apre,
ormai,
sulla fondazione della terra
con insostenibile leggerezza:
mostra, solo,
una mano senza pelle,
complice di Dio.

Ecco un centauro lontano
che piange
lacrime d'ambra
su una croce di cristallo:
forse domani
la mia stanza vuota
si riempirà
delle piaghe della storia.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Dolce signora

    Dolce signora della mia prima
    elementare,
    hai sempre sulla bocca
    quella semplice canzone da due
    soldi?

    Sai,
    sento ancora le grandi gocce di pioggia
    che battono sui vetri,
    ed oggi, pensa un po',
    anche la mia scrivania è color noce.

    Forse non sei stata veramente
    così bella
    come ti ricordo:
    sei soltanto un aquilone sperduto tra
    le nuvole grigie dei rimpianti
    e trasportato in alto dal vento.

    Ho avuto un sogno troppo
    breve
    per farti risvegliare oggi,
    dolce signora di un mondo ovattato!
    Nel tuo cuore batte ancora
    la pioggia di quel novembre buio
    che ora sento dentro di me?

    Un bacio corre sull'illusione
    della mia fanciullezza
    e la vecchia estate è ferma,
    catino della memoria, infernale ed impietoso.

    Dolce signora della mia prima
    elementare,
    adesso sto danzando con una sconosciuta:
    forse ho volato oltre l'aurora.

    Ma tu non avrai freddo
    e suonerò per tutta una vita elementare,
    con una chitarra spezzata:
    ricorderò ancora il bambino vestito
    d'azzurro,
    mentre è il profumo del tuo fiore
    rosso
    che mi ha ucciso.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Sei dunque tu

      Sei dunque tu,
      Dio del tumore di mia madre,
      Dio dei bambini di Brasilia,
      Dio degli sguardi di terrore ubriachi,
      Dio delle donne di Zabrè riunite in
      cooperative?

      Tu ritorni indietro nel tempo,
      perché io sono dentro di Te e
      fuori di Te,
      e Tu sei dentro di me e fuori di me,
      tra questi cieli, questi uccelli,
      queste pietre, questi ulivi.

      Questo tuo suono di pace
      conosce i miei silenzi
      ed i miei sogni,
      ed il fruscio degli alberi è clemente
      come una mite aurora.

      Vieni, o Dio, con le mani giunte
      ed udrai i miei sospiri,
      poveri,
      di un fanciullo pallido,
      e la piazza della chiesa, il sonno
      della memoria e l'odore
      d'incenso.

      Dio degli eterni e dei miei
      tanti errori,
      quante cose ho schiacciato per non
      morire;
      poche volte ti ho cercato
      ma sempre ti ho voluto,
      mentre le bianche mani toccavano
      un santino colorato,
      memoria e sogno,
      fichi ed erba gialla,
      cielo stellato e voce di
      donna.

      Prigioniero di me stesso e
      degli altri,
      con te mi tornerà la fiaba dei
      giorni lontani:
      non sono più solo
      su una piazza deserta di sole.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        Qualche volta ti sento,... sono sicuro... sei tu,
        il tuo volto col vento arriva fino a me:
        quelle volte mi pento della mia gelosia
        ma è soltanto un momento... e il vento presto ti fa volare via.

        Ma io voglio un oceano di colori e luci,
        voglio un tappeto che corre veloce,
        voglio un gregge che pascola nel cielo,
        voglio un enorme cappello di pioggia,
        voglio una donna che gira nel sole,
        voglio un cielo di muschio e di lana.

        E allora ingabbierò il vento,
        alle porte di quel buio, dove il silenzio
        è la voce sguaiata di una vecchia senza amore:
        la mia sarà una ridente nostalgia di un cuore,
        una confusione, tra vita e... poesia,
        E mi domando se un'idea come sei tu, una idea... perché tu sei
        solo lidea (non deali),
        possa essere legata a una catena:
        ho provato una gran pena, credimi
        ascoltando il vento fuori,
        che corre libero, ovunque va, ovunque vuole
        come adesso i miei pensieri verso di te.

        E allora ingabbierò il tempo,
        perché la moglie di un pedestre comandante non può vivere
        solo e da sola nella mia mente:
        perché l'amore non basta mai nell'ora
        che é sospesa tra gli angeli,
        perché col vento non passa mai il tempo e
        questo tempo mi ha cercato, ti ha cercato, ci ha cercato... mentre
        io cercavo te
        o forse mi illudevo di cercare.
        E io sono un po' folle, un po' saggio
        nello spendere sempre ugualmente la mia paura e il mio coraggio,
        la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha
        portato,
        la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato
        io ho sempre tentato, io ho sempre tentato... almeno".

        Ma non ingabbierò te,
        non ti chiuderò in nessuna gabbia, neppure di oro,
        perché voglio ancora leggere nei colori del vento,
        perché voglio sentire i suoni immemori del tempo,
        perché voglio guardarmi di spalle mentre parto,
        perché voglio pescare il pesce d'oro di un mio e tuo impossibile
        sogno,
        perché voglio scendere dalle stelle per toccare la tua bocca,
        perché voglio rubare le chiavi al cielo e darle a te,
        perché l'inferno esiste ma solo per me che lo temo,
        perché la paura dura più dell'amore e io non voglio aver paura ...
        ma ho paura,
        perché sono un bambino che cammina sull'acqua e tu sei le mie
        rotaie,
        perché sono un uomo che insegue la tua ombra che si chiama, anche,
        nostalgia di me.

        E ti lascerò,
        perché non voglio essere violentato dal tuo sogno,
        perché, proprio io, ho paura di trovare la tua chiave,
        perché non voglio sentire il suono della tua eternità che mi rende
        sordo,
        perché una tua nota suona falsa nel pentagramma della mia vita,
        perché manca il tuo lievito che porta alla perfezione dell'amore,
        perché non voglio trovare una tua conchiglia rossa nella rete
        delle mie illusioni,
        perché non voglio stare al caldo abbraccio di una tua doccia
        fredda,
        perché non voglio tue promesse che non saranno mai pagate,
        perché non posso svenderti i miei sogni,
        perché, alla fine, mi hai detto e, forse, mi hai dato solo... le
        tue "stronzate".

        E ti lascerò,
        e quel giorno senza di te non sarà un giorno triste:
        lo regalerò ad un uomo fermo sulla strada che va verso il sole,
        all'eco silenzioso di una immagine ormai troppo lontana,
        al famelico cuore di un leone assetato,
        a qualcuno che insegue la vita regalando sorrisi,
        alla gelida carezza di una violenza subita,
        alla donna che entra in un giardino ormai senza cancello,
        a qualcuno che si è perso nel suo stesso abbandono,

        E ti lascerò...
        per poter vivere di nuovo e... sognare
        ospite di un ballo in maschera in cui tu non ci sei e io sono solo
        la maschera,
        una maschera che unisce piacere ed amore senza poter mai creare...
        un dolore!
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