Scritta da: Joyeux ipotenusa
La pesantezza della ridondante quotidianità umana.
La stanchezza che insolita s'insinua tra i raggi del presente,
lo vedi, amico mio, il tunnel? Ne intravedi la luce della sua fine?
No, sono solo ad un quarto della galleria.
Vedo solo uno spiraglio di luce, ma è alle mie spalle:
è quello dell'ingresso, ricordi?
Quello in cui noi tutto siamo stati gettati.

Qualcosa è scesa dall'alto: cristallina,
quella goccia che, coraggiosamente, ha percorso
un foro e ora è qui insieme a noi.
Si è dispersa nella sua caduta in altrettante piccole gocce,
altrettanto vive,
altrettanto trasparenti;
la vedi, amica mia, la fiamma di luce nel fondo del tunnel?

Ci siamo quasi, perché, cosa è un momento rispetto all'eternità?
Ma il taedium vitae, il progresso e la ragione mi vincono.

Voi consegnatemi la chiave per uscire dalla realtà.

Ho fretta di percorrere questa impossibile oscurità:
che preparazione può infatti dare l'oscenità del mondo?
Elena Uggè
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