Scritta da: Joyeux ipotenusa

Il flagellatore

E uno! E due e tre!

Lunga vita al Figlio-Re!
A guardar la vergine, tua madre,
m'innamoro del volto e delle lagrime sue,
a osservarla attentamente pare
quasi figlia tua: quale assurdità!
Assaggia quanto è gustosa la mia frusta,
figliuolo amato, ninna nanna-oh!

E quattro, cinque, sei!

rosso è il sangue degli dei?
Ragazzo mio, però perché mentire?
Tale quale a noi sei! Solo forse
un po' paciforo, ingenuo e...
perché no? Folle, pazzo e scandaloso.
Un pacifico violento sei per me.
Senti come colpisce silente la mia frusta.

Sette, otto, dieci!

Venghino, venghino a flagellarlo:
c'è un colpo per chiunque voglia!
Ecce homo: prego prego,
colpisca forte! Bestimmi "Iddio"!
Quest'uomo ha pellaccia dura come
il legno. E propriò figlio di un falegname
Osserva l'odore che emana la mia frusta!

Dieci, undici, dodici, tredici!

Chiedo scusa, vostra maestà,
lei ch'è figlio del Dio Vivente,
ci faccia un miracolo imminente:
non sa quanto noi uomini adoriamo gli
incantatori e i maghi: si ribelli, si scateni,
si trasformi! Suvvia disveli il trucco dei
suo "miracoli".

Quattordici, quindici, sedici!

Ma come può l'umanità crederci!
Ancora a questi dei, eh, Cristo?
Prestigiatore, tu, però, sai, sei,
olocausto incolpevole della nostra gente.
T'hanno scelta come vittima sacrificale
per espiare le loro superstizioni.
Messia, però, perché non parli?

Dieciassette, diciotto, diciannove, venti!
Vado rapido: venti, ventuno, ventitré, venti-
quattro, venticinque, ventisei, ventisette...
Sangue su sangue... ventotto e ventinove,
trenta, trentuno trentadue e trentatré
Ahi!

E se poi fossi davvero un Re?
Quale stravaganza: come può un servo
frustare ingiustamente un buon sovrano?
Sai se poi fossi un dio tra i nostri ci
staresti già punendo poiché il male che
ti stiamo infliggendo va ben oltre la
tracotanza!

trentatré, trentaquattro, trentacinque e
un delicatissimo trentasei:

ma sei solo un uomo, sei solo
un uomo, mio carissimo rabbì.
Rivoluzionario folle, ma debole uomo,
come noi, come me.
Quindi perché accanirsi così contro di te?
Che cosa mai hai di straordinario tu
per cui la folla folleggia per te come non mai?

trentacinque, trentasei, trentasette:
un affettuoso e tenero trentotto,
trentanove e...
fermo così, devo obbedire.

Che sguardo che hai! Pare quello
del mio buon padre che con gioioso
sudore ha allevato me, bestia che
frusta un innocente. Perdonami.
Mi perdonerai mai? Ti spiace se
m'inginocchio a te, Gesù, plausibile re?
Pare mio Padre e forse lo è.
Elena Uggè
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    Scritta da: Joyeux ipotenusa
    Son un verso incastrato qui dentro:
    Endecasillabo son, oh, per amor!
    Liberatemi son geloso! Guarda:
    Verso Libero va trotterellando!

    Salta la corda, quel disgraziato:
    sono qua il solo intrappolato!
    No, questa no! Ci si mettono anche
    le rime: e questo enjambement? No,

    non ci sto! Ch'è l'anadiplosi? Una malattia?
    Questo qua sopra non era "endecato"!
    Alleluja, fratelli e sorelle!

    Forse son libero dalla Re Torica...
    Forse son sciolto da convenzioni:
    e voi?
    Elena Uggè
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      Scritta da: Joyeux ipotenusa

      La suicida

      Vorrebbe staccare la spina,
      venire meno, lontana da quel
      antiquo mondo ameno,
      ma non bramar la dipartita
      oh, donna sul cornicione:
      vuoi forse morire poiché non
      hai più niente da dire?
      Ohi lasso! Ma sai che il tuo silenzio
      potrà comunicare all'universo
      più di quanto possano fare
      miliardi di miliardi di parole?
      Taci, donna, tra la folla, silenziosa,
      scrutaci con i tuoi occhi colmi
      di Vuoto! Mostraci che
      tu e noi necessitiamo di.
      Elena Uggè
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        Scritta da: Joyeux ipotenusa

        Ancora Sirene

        Eccole le sirene, stupidi umani:
        si prendono gioco di noi!
        Ci promettono canoscenza, eppure,
        sono solo parole silenziose, canti strozzati,
        non più le lussuriose e volubile dame dalle chiome rosse
        che avvinghiano il più bel marinaio!
        Si rivelano per quelle che sono: le antichissime
        donne-uccello che volano rapaci sopra il legno
        d'Odisseo; sono tornate!
        Si salvi chi può! Legatemi alla croce della nave:
        all'albero maestro, affinché la loro parola oppiacea
        mi dia un momento di ristoro.
        Elena Uggè
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          Scritta da: Joyeux ipotenusa
          Padre, non c'è più storia da narrare
          né autobiografia da pubblicare,
          siamo già postmoderni scarti di trucioli.

          C'è un vuoto in ognuno di noi,
          non siate ipocriti voi!

          Noi-voi-noi-voi.

          Siamo così diversi: noi tutti,
          "ognuno è bello perché originale"
          è una frase che si era soliti ripetere.
          Uniamoci in un unico coro a
          contemplare l'immensità dell'universo,
          ognuno scelga il proprio astro siderale:
          ce n'è in abbondanza!

          Noi-voi-noi-voi.

          l nostro unico nemico sia il conflitto:
          "prendiamoci per mano, per mano, per mano..."
          canta il fanciullo unendosi ai coetanai
          "... e un cerchio farèm! Un cerchio farèm!"
          Un cerchio.

          Il nostro unico nemico sia la divisione.
          Perdoniamoci gli uni e gli altri, educhiamoci, amiamoci,
          Se distruggessimo questo telo
          ne rimarrebbe solo uno strappo e dietro solo
          un bianco e minuscolo nulla.

          Padre, non c'è più storia da narrare,
          né autobiografia da pubblicare,
          siamo già postmoderni scarti di trucioli,.
          Elena Uggè
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