Scritta da: Silvana Stremiz

L'ippocastano malato

Da dove viene questa larva che s'insinua
fra le tenere foglie dei castani
amari e invisibile ne succhia
la linfa e le lascia secche
e attorcigliate, come in un precoce
autunno? E questa pianta che morendo
impazzisce, nei suoi rami bassi
rigetta nuove foglie e alcuni
grappoli di sterili fiori, quasi fosse
ingannata dal pallido sole
che non riscalda e tristemente prelude
alle imminenti gelate dll'inverno.

Da dove viene questo amore
così fuori stagione, che rinasce
nel cuore di un vecchio solo e disilluso?
È forse la paura della morte
che mi fa scoppiare nella testa
questa insana pazzia, perché nulla
mi può ingannare, se ragiono.
Oppure è il mio solito bisogno
di invaghirmi di un sogno, ed ora
mi sembra di amare questa donna
che è così simile a lei, ma non è vero.
Edward Sgubj
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Allegoria

    Il mandarino contenne la sua ira
    quando i sevitori tremanti riferirono
    che dalla gabbietta aperta il passerotto,
    che più di ogni cosa amava, era sparito.
    Egli salì sopra la torre
    e scrutando il cielo in lontananza
    vide l'uccellino che fuggiva
    e che, credendo di volare verso il sole,
    s'inoltrava fra le nubi di tempesta.
    Con terrore pensò al buio della notte
    popolato di orribili grifagni
    che fra poco avrebbe avvolto
    l'improvvido uccellino infreddolito.
    Allora fu grande il suo dolore.

    Arrivarono da tutto il regno
    musici, buffoni e concubine
    e le stanze della reggia risuonavano
    di allegre musiche di danza.
    Ma più niente rallegrava il mandarino.

    I mercanti portarono le sete
    più lievi fruscianti e colorate
    e le gemme preziose incastonate
    in splendidi gioielli.
    Ma più niente interessava al mandarino.

    I maghi allora gli donarono
    pavoni finti costruiti
    con piume d'oro o di cristallo
    e con occhi di zaffiro o rubino
    e che dentro avevano un congegno
    che imitava il trillo di un uccello.
    Ma più niente ingannava il mandarino.

    E i savi dottori che venivano
    con libri polverosi gli spiegavano
    che gli uccelli derivano dai rettili
    e che lui si era innamorato
    di un piccolo serpente con le piume.
    Ma più niente consolava il mandarino.

    Tutti i giorni seguenti il mandarino
    saliva sulla torre alta
    e con un lungo cannocchiale
    scrutava il cielo fino all'orizzonte,
    incurante delle orde dei nemici
    che premevano oltre la muraglia.
    Sperava di vedere l'uccellino
    volare in lontananza;
    e il cielo era solcato
    dai voli dei terribili rapaci.

    Oh se ti avessi dato
    una gabbietta con le stecche d'oro,
    oppure avessi costruito per te, nel mio giardino,
    con fili invisibili, un'aerea voliera.
    Ora ti poseresti felice
    fra i cespi delle rose e sopra i rami
    dei ciliegi in fiore.
    O forse bastava
    che io ti parlassi ogni mattina,
    e tu saresti qui sulla mia mano.

    Ora attendo soltanto
    le orde dei nomadi nemici
    feroci tagliatori di teste che verranno
    dalle steppe immense,
    cavalcando diabolici destrieri;
    e scaleranno i bastioni di difesa
    e irromperanno nella fertile pianura
    incendiando i campi di riso e la mia reggia.
    Ma più nulla m'importa e io non temo
    l'infausto mio destino e la morte atroce
    che inesorabilmente, a lunghi passi, si avvicina.
    Edward Sgubj
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Paradisi perduti ora non ricordiamo il dolce
      tempo delle colombe
      e la felicità
      non si è posata più
      sui nostri cuori.

      No, non dite
      a noi stoltamente piangenti
      che gli orridi imbuti sono aperti,
      ora come sempre,
      e che l'angelo più bianco
      starnazza con ali di corvo!

      Ma nuovamente Satana che ride
      a noi grida la nostra solitudine
      mostrando i giardini deserti
      e la serpe annidata sotto i fiori.
      Edward Sgubj
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