Fra i vani fumi

Fra i vani fumi della mia ragione
è tacito silenzio;
con l'incalzar del tempo
l'immaginifico pensare mio
presto s'attarda, empio di difetto
di moderato zelo.
Sicché giaccio nell'esito
della mia accidia e taccio
di non aver coraggio d'affrontare
il tempo.

Ma insolita brontola una fiamma
al vento. In questa dimensione onirica,
Regina dei miei sogni, giungi tu
e accendi negli abissi ogni momento.
Si fermi allor per un istante il tempo!
Devo centellinare ogni secondo
dell'attimo presente e corso teco
e quando infin sarà questo trascorso
non più andrò mendicando speme al dopo,
asceso in cima a solide certezze,
ché mentre t'amo più di quanto il sole
odi la notte, intanto
del tuo amor mi faccio forte per scalar l'Olimpo.
Edoardo Maria Tiburzi
Composta venerdì 6 marzo 2015
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    Amor, ch'a nullo amato amar perdona

    Si accendono le luci per le strade.
    Si spegne nelle case ogni barlume.
    Sola, la notte cerca braccetto
    e rimaniamo a fissarci io e lei
    soltanto.
    Mi domando: mi senti se ti parlo?
    Tu vivi, tu pensi, simpatizzi,
    partecipi la sorte tua all'altrui?
    Sei immobile sì come appari, o scossa
    come me, sotto il tuo profondo velo?
    Silenzio.
    Sospira sì carezzevole il vento
    ed una favola lui porta seco.
    E sento all'increspar marosi affranti,
    ansanti a migliaia lamenti e voci,
    voci e lamenti accavallarsi rapidi
    e poi di nuovo lenti. Sì urla il mare
    all'anelata luna: "a me non pensi:
    non tendi a me sì com'io a te mi sforzo,
    bensì mi tenti e immobile sorridi
    non ricambiando quel che a te io provo.
    Ma in fondo ti capisco: a cosa mai
    può valer l'oceano se tra le stelle
    hai posto tu già in cielo?" Ei già t'ama,
    maria, già t'ama e tu ami lui ormai.
    Non nostalgia, non servono coraggio,
    dimostrazioni ed altro. Addii soltanto:
    è tempo che al tramonto si prosciughi
    il mare.
    Edoardo Maria Tiburzi
    Composta domenica 23 novembre 2014
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      Tanto mi manchi
      come la quiete al vento
      furioso tormento e caos
      rumore tempesta e distruzione
      ebbra danza bacchica
      di un innamorato
      senza compimento.
      Si sposerebbe col silenzio,
      ma costei scappa al pervenir di quello
      e l'uragano impazza
      con illogica reazione.
      Pazzo son io
      follemente innamorato
      di chi non ascolta discussione.
      Mi manchi tanto
      come ogni regola al mio testo
      Non ho alcun senso
      senza di te.
      Edoardo Maria Tiburzi
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        Al centro della buia stanza un quadro
        fresco e nuovo, appena pinto,
        il pittore lascia ad asciugare.
        E tra un lampo e l'altro
        non è difficile discernervi i colori
        caldi e passionali,
        che in un secondo
        riescono ad accendere ogni canto.
        E nel dipinto quasi prendon vita
        i girasoli,
        e cantano nel cielo le rondini,
        che sbattono le ali,
        stagliate contro il sole del tramonto.
        Intanto, in mezzo al prato, in primo piano,
        protegge un drappo rosso le caviglie
        d'una fanciulla,
        assisa su di esso,
        che, bella come la vita, è ritratta
        nel mentre che discorre con l'amante.
        Ma lei è distratta e fissa altrove il volto:
        solitaria,
        una goccia di tempera
        scorre, azzurra, sul suo viso candido,
        mentre lei guarda nell'oscura stanza
        e scorge la rea corda penzolante.
        Edoardo Maria Tiburzi
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