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Scritta da: Silvana Stremiz

Viaggi di ritorno

Non guardo fuori ma il doppio
che si specchia nel vetro
di una finestra la cui lamina
argentata è di luci accese,
di notti insonni e di viaggi
di ritorno intorno a una stanza.

E sempre cercare le parole
come per dire tutto e barare
sulla realtà o siamo fragili,
ché non c'è balzo di tigre
né natura angelicata
quando scalpita in noi
la nostra storia unica
ma poi niente di speciale.

Il poeta ha il mal d'amore
come chi fuma sa di fumo
e tu, turgida farfalla offesa,
ritiri la spiritromba graziosa
e mai più succhierai il niente
dei suoi fiori artificiali.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Prendere un treno

    Prendere un treno
    tra chi va e chi ritorna:
    ginocchio contro ginocchio
    in qualche vecchia carrozza,
    aprirsi un po'.

    Guardare di fuori
    i pensieri che hai dentro.
    La massicciata scorre
    come scorre il passato,
    ovattarsi un po'.

    Conforta la memoria
    il tatantatà che culla
    e sostiene il fantasma
    di una cara infantile
    filastrocca.

    Di stazione in stazione
    sulle guide di acciaio
    abbandonarsi finalmente
    alla certezza di arrivare.
    Dormire un po'.

    Cardiaca contrazione
    e arteriosa pulsazione
    rotolano sul binario
    e da ogni tunnel impavidi
    rinascere.

    Prologo

    La piattola strappata
    Ha lasciato sul corpo
    Un segno indelebile
    La roseola scarlatta

    Ma per sempre non è
    Come il corpo ci muore
    E poi tutto scompare

    Simile è il corpo
    Delle umane vicende
    Su cui lasciamo terreno
    Ai posteri un ricordo.
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