Scritta da: Silvana Stremiz

Luce nera O luce di Wood

Placido sopore e spicchi di lunula,
Unghie che mappano gli ignudi corpi,
Tastano care dita, e i manicordi
Sotto le lenzuola han dolci armoniche.
Perlustro il marame della mia stanza
E trovo pace che bruna s'increspa,
Filiforme, Mediterraneo antico
Per le illiriche liburne sottili.
Lembo di terra estremo su cui batto
Le pensate onde alessandrine, faro,
Tu mi affascini un cuore che rinvergina.
Spengo l'ultima cicca: a sei colonne
E timpano completo un crepidoma.
Ho un tempio classico nel portacenere.
Davide Riccio
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    Scritta da: Silvana Stremiz

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    Col vento di belle giornate fredde,
    strano come lo sterco di vacche lontane
    odori nella metropoli
    e sa di buono in confronto.

    Senza nuvole, a somigliarvi
    nell'azzurro uniforme,
    solo scie di Tornado
    e i Ghibli di supporto.

    Anche dell'alto e potente
    si sfilaccia e svapora
    il segno d'ogni passaggio.
    Non mi consola né mi compunge.

    Sul divano, scaldato da una lama di sole,
    alla mia mano abbandonata
    il cane fa testine e naso umido.
    E c'è ancora vita.
    Davide Riccio
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