Scritta da: Silvana Stremiz

Luce nera O luce di Wood

Placido sopore e spicchi di lunula,
Unghie che mappano gli ignudi corpi,
Tastano care dita, e i manicordi
Sotto le lenzuola han dolci armoniche.
Perlustro il marame della mia stanza
E trovo pace che bruna s'increspa,
Filiforme, Mediterraneo antico
Per le illiriche liburne sottili.
Lembo di terra estremo su cui batto
Le pensate onde alessandrine, faro,
Tu mi affascini un cuore che rinvergina.
Spengo l'ultima cicca: a sei colonne
E timpano completo un crepidoma.
Ho un tempio classico nel portacenere.
Davide Riccio
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Salva con nome

    Col vento di belle giornate fredde,
    strano come lo sterco di vacche lontane
    odori nella metropoli
    e sa di buono in confronto.

    Senza nuvole, a somigliarvi
    nell'azzurro uniforme,
    solo scie di Tornado
    e i Ghibli di supporto.

    Anche dell'alto e potente
    si sfilaccia e svapora
    il segno d'ogni passaggio.
    Non mi consola né mi compunge.

    Sul divano, scaldato da una lama di sole,
    alla mia mano abbandonata
    il cane fa testine e naso umido.
    E c'è ancora vita.
    Davide Riccio
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Souplesse

      Sotto zero,
      sono le dieci e mezzo di sera;
      fra poco andrò nel letto,
      sotto la trapunta nuova.

      Come ogni notte
      disteso sul ventre
      chiuderò gli occhi
      nel nero niente del sonno.

      E’ vero quel che si dice:
      ho dormito un terzo
      di mia vita, almeno,
      ed ogni notte -

      per tredicimila notti -
      mi sono allenato
      a un’idea di morte
      che a questo somigli.

      Eppure, dopo tanto
      esercizio appropriato,
      ancora non sono sicuro
      di essermi abituato

      la mente ancorché il corpo
      al supremo ultimo sforzo.
      Davide Riccio
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Soggettiva

        È inutile, se il meticcio alza la gamba
        e orina sullo zolfo del perimetro perbene.
        Le bottiglie d'acqua non le degna certo il padrone,
        si rovesciano per vari eventi
        ancora tappate e colme sul marciapiede o sulla strada.
        L'apposita appiccicosa forchettina di plastica
        si piega ma non s'infilza nella dura polpa zuccherina
        del dattero denocciolato, ed è sùbito da buttare.
        È inutile quando la primula bianca
        passa e s'increspa da se stessa che era in pattumiera;
        idem tutti i fiori che avrei potuto regalarle.

        I morsetti fermafogli sono da anni nella confezione,
        non hanno mai pinzato la mezzeria dell'apertura,
        non hanno mai tenuto uniti i fogli di un quotidiano.
        Anzi, il giornale comprato ogni giorno,
        certi giorni nemmeno riesco a sfogliarlo;
        finisce nella pila perfettamente piegato
        per un futuro raptus delle pulizie, ed è inutile.
        È inutile la nostalgia appassionata del fado:
        se non conosco il portoghese,
        e non lo conosco, mi annoia.
        Lo stesso potrei dire di altro ed altro ancora.

        Bassa pianura d'impermeabile mortale argilla
        dove arrivano il fiume e i suoi depositi,
        con poiesi e parole,
        vi sto forse tracciando le isoipse
        delle altitudini sognate, mancate?
        Nel lattice sottile
        ad oggi un altro figlio è in salvo da questo uomo.
        Davide Riccio
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Anteprima

          Pregusto la terza età
          Non è detto infatti che io vi arrivi
          Giocando a bocce e a scopa
          Fumando sigarette ultraleggere
          Tra le rose del giardino
          L'adorato bastardino

          Ho ricordi più nitidi d'infanzia
          E previsioni orrende sulla patria
          Perché sono a metà
          In cui si han tutte le età

          Non è triste l'invecchiare
          Al solitario
          Ma la fragranza estiva di un viale
          D'ibridi platani dopo la pioggia.
          Davide Riccio
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            36 metri quadrati

            Ho 36 anni e un minialloggio.
            Ingresso tinello e cucinino
            una camera con divano letto
            un bagno cieco e due balconi,
            36 metri quadrati calpestabili in tutto
            insopportabili ormai, un metro quadro
            per ogni anno di mia vita.

            Non è nemmeno detto
            che per la stessa misteriosa legge
            100 metri quadrati
            li avrò almeno a cent'anni.
            A cent'anni poi mi basteranno
            due metri di lunghezza
            per novanta centimetri di larghezza.
            Davide Riccio
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