Questo sito contribuisce alla audience di

Memoria

Passan gli amori
che volevan durare un eternità
come passan le stagioni
e poi gli anni come la vita
le sue tempeste, e suoi cicloni
e sempre ancora, cambierà.

Se oggi non più, è come ieri
e domani ancor, più nuovo sarà
quando con me, tu ancora c'eri
continuo moto senza fine
nel suo lento, e inesorabile viaggiar
dove solo, la mia memoria
fotogramma, sulla nostra storia
potrà tutto, con la mente mia fermar.

All'ugual potenza di uno scoglio
che fermo, e immobile nel tempo
è contro tutto, contro il vento
e se il vento anche tutto, poi farà
muovere, e trasformare
come le onde del suo, più irruento mare
ma alla fine, solo lo scoglio lui saprà
ogni onda del suo mar, per sempre arginare.

Che meraviglia, la vita mia
che vicino a te, sembrava infinita
e splendidamente intensa
nel tenerti stretta, tra le mie dita
e così tanto, forte a me
mentre il cuore mio rideva, di gioia immensa
e straripava nell'esser tutto, pien di te.

E dentro le mie mani, posseder il mondo
e dai miei occhi, vederlo come infinito
e in esso poi sentirmi, più forte ancor
al riparo, da tutto il male intorno
da far vibrar in me, tutto il mio amor
per te e per quel, meraviglioso sito.

È il mio mare, ed è sempre lì
e forse, per l'eterno
d'estate, come d'inverno
di giorno, come di sera
è un naturale cinema, la mia scogliera
col cielo, il suo grigio schermo
e io a osservar, quel dolce viso
lungo un orizzonte, che il mar dal cielo
da sempre, ha diviso.

E poi vederlo calar giù, il mio sole
fino a svanir, al passar dell'ore
ma una altra luce questo cielo, non ha tolto
quand'al tramonto, di un mite inverno
lascia assoluto spazio, a quel dolce volto
che sempre lì, rimane fermo
e sembra forse, per l'eterno.

E per rabbia, tiro un sasso
come a voler, bucare adesso
nell'acqua, il suo riflesso
ma se svanisce, per un po'
presto torna, con un dolce no
perché mai vuol cancellar
la mia memoria
quella nostra, favolosa storia.

Ma è pur sempre
vera meraviglia, questa vita
anche quando lei, mi appar finita
finché mai non giungerà, al suo esaurimento
se il vero tesor mio, è la mia memoria
che mai, vuol dimenticar
in ogni luogo, in ogni momento
dove in essa, posso sempre ritornar
al primo giorno, che la incontrai
e quando proprio quella, Le regalai
com'era rossa quella rosa
la stessa che qui rinasce
tra questi scogli, di bonaccia
affacciata e timorosa
e come qui, ai miei pensier si affaccia
sempre quella stessa
nostra storia favolosa.
Composta lunedì 31 ottobre 2011
Vota la poesia: Commenta

    Dolce immagine

    Quei nostri indescrivibili unici momenti
    ben presto divenuti ricordi.

    Vivo e in eterno il tuo ricordo, custodirò
    immerso in quella tua unica speciale dolcezza
    che ben presto, con me si trasformò
    in qualcosa a me incomprensibile
    e divenuto tra noi inconciliabile.

    E quella lontana dolce immagine
    il mio cuore, vuole soltanto conservare
    e solo così conforto e calore, mi potrà dare
    fino a che lui vorrà, il mio cammino continuare.

    Un cammino inoltratosi, nella più buia profondità
    di un nuovo inverno dell'anima
    un cammino che ormai, mai più potrà
    invertire direzione
    dove ormai vive spenta, ogni mia emozione.
    E se anche mai più il sole, il mio cuore rivedrà
    dentro quei tuoi sorrisi, di incredibile spontaneità
    e se anche la mia estate, più non tornerà
    attraverso quel tuo sguardo, di immensa tenerezza
    io vivere dovrò, fino a che lui lo vorrà
    anche solo per il ricordo
    di quella, tua infinita dolcezza.
    E soltanto con la mente
    sopra un cuore, ormai isolato
    ragion di vita forse, lui troverà
    nel tesoro di una memoria
    che mai, avrà dimenticato
    per avere delle cose stupende, conosciute
    per avere delle cose meravigliose, vissute
    e per averle tutte in una persona, ritrovate.

    E anche se
    ben presto, con me si trasformò
    ma insieme, alla sua vera stella
    Lei felice tornerà
    così come io la conobbi
    quando un'altra, come quella
    il nostro incontro, illuminò.

    Ed ora...
    volgo il mio sguardo, dietro me
    verso quel nostro antico bivio, che ora ancora c'è
    e ancora io rivedo, le nostre anime separarsi
    e ancora io ascolto tra i nostri cammini, un muro erigersi.

    E se le nostre strade, si estendono sempre più
    tra loro un muro, di silenzio cresce
    proprio come, hai voluto tu
    e in me il tuo ricordo, sempre lui rinasce.

    Ma la mia memoria, anch'essa crescerà
    e viva ed eterna, a lei sarà
    quell'immagine di unica, e speciale dolcezza
    cornice a quello sguardo, di immensa tenerezza
    ridotta ora a fermo-immagine
    sopra un triste, mio comò
    dolcezza che ben presto, con me si trasformò.
    Composta venerdì 30 settembre 2011
    Vota la poesia: Commenta

      La rotta del gabbiano

      Vibra l'urlo blu atomi del cielo
      infila il mezzo resistente
      da funeste ultime apprensioni
      al tramonto di una vita operante
      solo in deserti d'acqua e sabbia ormai da sempre
      oggi si eleva sul comignolo del mondo
      la cui vetta crolla dal mattino
      attraverso il suo ignaro stormo.

      E presto nel vibrato resistente mezzo
      staglia impietoso il suo lampo
      della morte il suo angelo non gli da scampo
      a spalancar l'immanente in ali la sua sera
      ora della partenza verso quella sfera
      estiva e furente di fuoco luminescente pesca
      quand'al tramonto si colora
      che inghiotte impietosa la sua rotta
      ridotta ad anonima ombra
      nero puntino ch'in essa s'innesta
      fino a che il neo del giallo disco viso morente
      sempre più labile nel suo cielo più vitreo
      scompare per sempre.

      Ma la mia vita ancora è qui
      e sembra come or finita un era
      sull'onda di un ultimo urlo
      del gabbiano verso sera
      come ghiaccio nelle vene
      insieme si scioglie all'inanimato sasso
      della mia vita e la sua sete
      che delusa perde ogni fantasia
      perché capace soltanto di aver volato basso
      il suo amore e la sua bugia.


      E sempre quell'urlo
      squarcia la mia mente e lei rimembra la sua rotta
      quella sparita del gabbiano
      dove in essa rimbalza la mia vita tutta
      vena del suo ultimo urlo e riverbero di un amor finito
      e che oltre l'infinito il suo pensiero, or si spinge più lontano.
      Composta sabato 31 marzo 2012
      Vota la poesia: Commenta