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Le migliori poesie di Davide Bidin

Studente, nato lunedì 23 luglio 1990 a Milano (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Davide Bidin

Ciò che mi resta è la Fede

Si ammassano
sempre maggiore è il loro delirio
Cinici
Burattini
ammettono tutte le debolezze
in special modo quelle degli altri
sono perfetti nella critica dell'umanità intera
nel dire come siam usciti dal brodo primordiale
per poi ritrasformarci nella merda di partenza
ma solo loro
e loro soltanto
sono d'esempio
se non "addirittura"
salvabili
quasi fossero inumani
Tutti gli altri son sciocchi ominidi senza speranza
o troppo stupidi per capire il buongoverno
o troppo stolti per proteggere un ecosistema
o troppo conservatori per fare un passo avanti
e allora
allora
questa folla di additatori
queste mani dall'indice luciferino
si permettono il vizio di massacrare anche la fede
Non la fede dei ciechi
delle superstizioni
o quella di coloro che hanno qualcosa
da nascondere
da mantenere
ma la vera fede
la fede nella speranza che dietro ogni persona possa esserci
un amico
Nessuno pare salvabile per questa marea nera che trova,
nell'ignorante,
massificatore,
intollerante e irrazionale,
discorso logorroico,
l'unico motivo di dar ragione a qualcuno
di porgere un minimo di fiducia in uno specchio
e nulla più
Al contrario
La fede, per chi sa accettarla
e comprenderla
non è nient'altro della speranza statistica
che in mezzo a nove persone che non ti sanno ascoltare
una che ti capisce è presente
La probabilità che quello che dici
o scrivi
non sia solo tempo sprecato
ma materiale da trasformare
in qualcosa di grande
ben più importante del principio da cui è scaturito
Un briciolo
Una scintilla vivente.
Composta mercoledì 20 ottobre 2010
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    Scritta da: Davide Bidin

    Requiescat In Pace

    Ho letto troppe tombe
    Per riposare in pace
    Per tacere
    Mentre fuori ancora
    Piove

    Ho letto troppe lapidi
    Con inciso il loro nome
    Per capire che il mondo
    Non rimane
    Alla sola indignazione

    Son stato al patibolo
    Ricordo i nomi
    Gridati dai corpi esposti
    Distrutti e depredati
    Trangugiati

    c'era un ragazzo che camminava
    Perché la cosa giusta non è mai fermarsi
    Aveva uno spettro
    Quello del cambiamento
    Che con la mano sul ventre l'accarezzava

    c'era un Intelletuale che sapeva
    Ma la conoscenza come ogni cosa
    Se è troppo concentrata
    Va purgata
    La penna ferisce ma non uccide

    c'era un Generale che combatteva
    Non per fierezza né potere
    Ma per guardar negl'occhi i figli
    l'hanno ammazzato
    Perché le lacrime non hanno onore?

    C'era un Credente che predicava
    Una politica d'unione
    Uno stato non di croci ma di cuori
    Ma gli stolti non han bandiera
    Soprattutto i burattini

    c'eran due Compari a caccia di lupini
    Portaron la primavera
    Quando il gelo ghiacciava il sole
    Speranza nel domani
    Vivran sulle nostre gambe

    Ci son tante anime
    Che dormon in collina
    Il loro grido sordo
    Strugge le mie orecchie
    Attarda la mia mente

    Muoion folli i muti
    Mi scopro a ricordar la lor vita
    Con gocce che scendon dalle guance
    Con denti serrati e stretti
    Mentre fissano la luna

    Splendido il ricordo
    Qualcosa, anche se poco
    Perché in giorni come questo
    Solo la morte mi da la forza
    Di alzarmi ancora per sperare.
    Composta martedì 13 aprile 2010
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      Scritta da: Davide Bidin

      Ciò che non Appare

      Odore di gelsomino
      Spruzzata d'olio tra i carruggi
      Pozzanghere mezze piene sui cigli delle strade
      Sprazzi di nubi che muovon il vento

      Il sole che fa capolino aldilà del monte
      Mentre il mare saluta la sera con l'onde
      Il sale incalza tremante le ultime anime attardate
      Venere abbaglia come luna novella

      Cammino ancora tra le vie scoscese
      Cercando invano un motivo
      Che mi porti sulla strada principale
      e mi perdo nascosto in quel portone

      Mi fermo a terra, lo spettro sulla spalla
      Un po' di fumo dalla bocca
      Rende tutto più eloquente
      i marmi sul terreno abbagliano come polvere di stelle

      e una ragazza dai capelli paglierino s'avvicina
      Girato l'angolo da due passi e mi guarda col sorriso
      è giunta anche lei su quel portone e io a terra seduto
      Mi passa accanto e torna tra i carruggi della sera.
      Composta sabato 17 aprile 2010
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        Scritta da: Davide Bidin

        La Notte non si chiede chi Io Sia

        Qualcosa di nuovo mi è apparso
        mentre camminavo nella notte
        un silenzio che tutto copriva
        come se il mondo fosse, in totale
        simmetrica e composta beltà stridente
        come se niente fosse al posto sbagliato
        dalla cigolante panchina nel prato
        al rivolio inquinato dai cocci verdastri
        fin dalle lontane fronde dell'abete struccato
        silenzio e nulla, se non
        la notte ch'è tutto e niente
        non cerca, non lamenta, né condanna
        perché, essenzialmente, non le interessa
        del barbone che gira pei viali illuminati
        da un'oscura luna
        dalla nuvola arancia che copre il mondo
        di una città periferica
        un piccolo angolo di buio
        che risplende come raggiante e silente
        hotel alla fine del mondo
        la notte
        se ne frega del viandante
        che son io
        che, errabondo scivola nelle strade scapestrate
        corrucciate da, un'immobile, pozza d'acqua
        mentre tra le sterpi più alte si vede il riflesso
        d'un rovo dalle acute spine
        alla notte non importa cosa ricerca
        quel piccolo uomo
        che son io
        perché nella sua fresca lentezza al passaggio
        non nota la cerca ostinata
        di cosa, non si chiede
        forse, un fiato di labbra rubate
        forse, l'ultimo bicchiere di rosso shiraz
        forse, ancora, un suono non rivelato
        o ancora, la mera ispirazione per un'opra nuova
        che poi, son io.
        L'anima mia c'ha tutto si piega.
        Composta domenica 6 giugno 2010
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          Scritta da: Davide Bidin

          Buonanotte Notte

          Fuori sul cornicione
          Con una sera d'estate accerchiante
          Sarà il giorno che chiude il pensiero
          Malinconia depravante

          Una bud nello stomaco
          Una lucky nei polmoni
          La coscienza di non esser buoni
          La finzione dei condannati

          La luna mi consola
          In questa infame notte
          Sapere di costrizione
          Ingiuriare la sorte

          Pensare alle persone
          Al loro trangugiare
          Al disio di morte
          e lo spettro d'invecchiare

          Passan gli anni veloci come ore
          Pazzia nelle stelle, Pazzia nella luna
          Che il cielo preserva e dicon
          Porti sfortuna

          Grido la canzone lugubre
          La coscienza mi protegge
          Non urlo, verbeggio
          Per le anime in pena ch'odono il canto

          Malinconia negl'astri e nei mattoni
          Le dita copron gl'occhi per non vedere
          Anche un insano uomo
          Non è mai condannato

          Alzarsi ancora
          Il freddo sulle mani, il calore delle guancie
          Il sogno di un bacio
          Distante

          Solo mi guardo attorno, nel silenzio
          Una bugia serale
          Nell'ultimo sorso di birra
          Ammiro file di fuochi, dove il respiro divampa.
          Composta sabato 15 maggio 2010
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