Le migliori poesie di Davide Bidin

Studente, nato lunedì 23 luglio 1990 a Milano (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Davide Bidin

Verrà un giorno

Verrà un giorno
Grondante di pioggia battente
Divampante di fatuo calor
Tremante il grembo materno
Il crepuscolo arriverà

Verrà un giorno
Quando l'altrove ci chiamerà
e tutti andrem per mano
Senza paura nel cuore
Senza speranza negli occhi

Verrà un giorno
Non luttuoso
Ma mirabile estatico
Sarà il mattino che conosciamo
Quando la sfera oserà fermarsi

Il destino è promessa
Come l'uomo che fin dal primo
Infantil passo sbadato
Sa del suo mortal fato
Così Mnemosine morrà quel dì

e allora vedremo in noi
Non nubi oscure
Non ombre immateriali
Ma il calore e chiarore
Degli attimi che han reso vivi

Verrà quel giorno
e nei nostri occhi si scorgerà
Tutta l'essenza che al padrone abbiam rubato
Grideremo il nostro istante gioioso
Con la follia del silenzio

Verrà il giorno
Le cui tremuli menti
Che un dì vollero perdere
Lo scorrere della sabbia
Taceranno

Tempo piangerem quell'attimo
Nel ricordo
Il ricordo
Di aver provato a ingannare
Senza saper che lui solo... ci ha ingannato.
Davide Bidin
Composta venerdì 9 ottobre 2009
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    Scritta da: Davide Bidin

    Il destino di un macigno

    Son macchina
    Fisso su metallo
    Bloccato in ossa e carne
    Gelo incandescente attorno me
    Lava rattrappita entro me

    Vivo questa vita
    Nonostante il mio problema
    Perché di questo si tratta
    Un problema
    e nulla più

    Non posso più correre
    Da tempo non odo
    l'aria che la faccia mi accarezzava
    Nelle calde mattine sui bagniasciuga
    Mentre correvo ad abbracciar Marina

    Son vuoto ormai
    Non vedo nessun motivo per lottare
    Nessuna fede da servire
    Né ragionamento a cui aggrappare
    l'anima mia lesa

    Non posso più sperare
    Il raccontare di bei avvenimenti
    Di letizia e pazzia
    Che portavo dentro e vivevo
    Con tutto me stesso

    Ora son diviso
    La mia mente che un tempo così vivace
    Ora è costretta alla noia imperitura
    Il mio corpo in silenzio si lascia morire
    e io con lui

    Son così oramai
    Tutto ciò che mi resta
    Son le rimembranze
    Di tempi trascorsi in felicità
    Ch'io possa uscir pazzo

    Io son solo pietra ormai
    Il mio triste destino è già scritto
    Nient'altro che roccia lavica gelata
    Che aspetta solo lo scorrere delle stagioni
    Per esser dimenticata

    l'inutilità è il mio destino
    La gabbia di questa vergine di ferro
    Con aculei adunchi e rugginei
    Inietti nelle mie carni infette
    Il dolore è emozione unica provata

    Non vi è davvero speranza
    Per un uomo che non può più
    Essere?
    Forse troverò sollievo
    Col canto lieve del martirio

    Non riesco a viver di sola fantasia
    Il mondo è cosa fantastica
    e non riesco a immaginare
    Altro luogo che vorrei lodare
    Altra gente che vorrei amare

    Ridete lieti o angeli infernali
    Che sto per raggiunger il luogo ultimo
    e se forse errano i preti
    Comunque nel nulla correrò
    e si aprirà una nuova esperienza

    Io sto per tornare cara speranza
    Nella felicità dell'istante
    In cui istante mai più sarà
    Dimenticherò l'ultimo ricordo
    Con un abbraccio di luce ed ombra.
    Davide Bidin
    Composta mercoledì 18 novembre 2009
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      Scritta da: Davide Bidin

      Sturm

      Tempesta all'esterno
      Tuono che permea
      l'aere d'umida rugiada
      Il mio animo inquieto
      Si sfalda nel volerti

      o creatura perfetta
      Lampo lieto in
      Una notte di travaglio
      celestiale lepisma
      tra congiunti libri

      Temporale tutto il mondo
      mi giro mi volto
      ancora languore nell'imo
      e solo tu panacea
      invisibile ai sensi ti celi.
      Davide Bidin
      Composta venerdì 12 giugno 2009
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        Scritta da: Davide Bidin

        Delirio di uno schizofrenico

        In tutta la vita ho imparato
        cosa è importante in una persona
        il primo è l'ultimo verso
        niente più vi è in un ricordo
        nient'altro che un delirio

        tutto ciò ch'è al centro
        tra queste due contraddizioni
        incostanti e incontrastate
        non è nulla

        è vomito a tinte vivaci
        è melma al sapor di limone
        è il tempo inutilizzato
        di una vita sprecata

        un vizio
        che finisce quando arriva
        la dolce assuefazione
        al paradosso iniquo

        il vizio
        eppur v'è dolcezza
        nella corruzione.
        Com'è dolce il mal di vivere

        atterriti ancora restiamo
        guardando l'aspro crepuscolo
        di un eterno ritorno
        di un acre crepitante credo

        inutile è ciò che leggete
        perché nulla vi insegnerà
        su niente posso indottrinarvi
        se non su domande e incubi

        il destino di un uomo è quello
        saper di non sapere
        viver senza volerlo
        eppure, avendone bisogno

        l'ambiguità di una certezza
        la solitudine del proprio essere
        che affoga tra i dubbi
        solo e sempre dubbi
        Che non v'è niente da capire.
        Davide Bidin
        Composta martedì 10 novembre 2009
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          Scritta da: Davide Bidin

          XI Agosto

          Venere prima stella della sera
          mare iracondo
          nei Pontinei rantolii
          gettati sulle sponde
          dall'immensa
          possanza selenica
          e riflessi nello specchio
          le gocce del cielo
          cadono
          come lacrime
          cadono
          continuamente incessantemente costantemente
          cadono
          senza tregua

          e i poveri esseri che vedono
          lo spettacolo uranico
          si gettano ispirati nel mondo del sogno
          anch'essi cadono
          aspettando sconsolati una possibilità
          di dominio sulla realtà
          un desiderio solitario espresso da milioni
          di creature stanche di vivere
          in un universo non proprio
          Atlanteo castigo
          nessuno vedrà la propria richiesta
          trasformarsi in atto
          poiché la volontà dell'uomo
          difficilmente trova compimento

          e le lacrime di questo fallimento
          cadono
          come le stelle
          cadono
          come le gocce ondinee
          cadono
          speranza infranta
          senza scopo
          senza fine
          senza meta
          cadono
          gli epitaffi son sabbia che è roccia per pochi battiti di ciglia.
          Davide Bidin
          Composta martedì 11 agosto 2009
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