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Poesie di Dario Pautasso

Nato lunedì 19 settembre 1983 a Moncalieri
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Dario Pautasso

E' l'angoscia

Se guarderete tra la gente
vedrete un uomo che non è un uomo.
È un soffio di fiato che non è fiato.
È un'ombra.
Quest'uomo che non è un uomo
porta il peso di tutte le incomprensioni
di tutte le esistenze del mondo,
da sempre:
è l'angoscia.
Ha due braccia che sono travi
e un sorriso che è un pozzo
dove cadono le espressioni degli altri
senza lasciare traccia.
Niente speranze, niente sogni,
nessun segreto da proteggere;
il sole è pallido anche a maggio:
è l'angoscia.

Quest'uomo stravolge il cosmo
anche quando questo vuol starsene fermo,
perché le cose non sono cose
ma sono non-cose. E la vita non è vita,
è non-vita.
Così le stelle si confondono.

Egli non appartiene alla terra,
non rientra in nessuna categoria,
è solo nella sua lotta.
Non può non essere solo
perché, solo, lotta contro il se stesso solitario.
Questo fiato che non è un fiato
vorrebbe gioire
ma se lo fa tremano le labbra e smette subito
e se vuole piangere
non c'è lacrima che gli bagni la guancia:
è l'angoscia.

Quando quest'ombra comprende che è essenziale
a questo mondo, quando ci crede davvero,
quando accetta che non può esistere una forza oscura
che gli stringe le membra e gli affanna la mente
più forte di lei,
se questa forza è la somma dei suoi stessi pensieri
che sono il suo Io,
quest'ombra smette d'essere ombra,
smette d'essere fiato,
smette d'essere uomo.
È più di un uomo:
è un uomo che piange
che ride
che ama.
E il sole scalda la pelle.

Anche le stelle si riorganizzano.
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    Scritta da: Dario Pautasso

    Verrò a cercarti

    Verrò a cercarti e ti starò vicino
    quando nuovamente ti incamminerai
    nelle desolate terre del dolore,
    là dove c'è sempre una tacita battaglia,
    là dove si è soli tra la moltitudine,
    là dove i consigli sono vana parola,
    verrò a cercarti.

    Non credere che abbia in me
    un motivo più degno d'esistere:
    non ne ho.
    Non credere che le tue dita sottili
    che fragilmente tendi sul fragore del mondo
    per ritrarle ratte e tremanti di paura
    mi sconfortino.
    Non mi sconforteranno.
    Non credere che io ceda nel vederti nascondere
    nella fragile mano i vergognosi occhi
    di cui un tempo vantavi il fulgido bagliore turchino,
    perché io,
    io non cedrò.

    Verrò a cercarti quando ti nasconderai
    nel roveto del tuo rifiuto,
    nelle tetre pianure degli addii.
    E sarò silente nel tuo silenzio
    ben desto quando vorrai parlare...
    e nulla più.

    E se dovesse essere questo
    ciò che è vita,
    se non dovesse esserci altro
    che io farò,
    sarà la mia vita
    e la vivrò pienamente...

    (... cercandoti,
    per starti vicino).
    Composta mercoledì 8 maggio 2013
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      Scritta da: Dario Pautasso

      Cielo di giada

      Gettato supino sul villoso prato
      col cielo di giada che volge al giorno
      ascolto il passo appesa sospirato
      delle lumache nel loro cauto ritorno
      ai bui anfratti, alle segrete loro
      al doveroso ristoro or che la brina
      al sol nascente si solleva e scema
      in vacillanti vapori di fugace bruma.

      E d'esse, una, che nel braccio mio disteso
      ha trovato impedimento al natural cammino
      d'ogni animal notturno quand'è mattino,
      s'arresta, incerta, finché col corpo teso
      scivolatami sopra, torna al crocevia
      dei folti steli d'erbe, ed io illeso
      tremo al solletico di quel dolce viaggio
      inciso sull'arto dal lucente segno
      che tutt'intorno irraggio.

      Le fronde strepitano al frizzante vento
      e tra di esse innumerevoli frullii d'ali
      d'uccelli, che ora paion dieci, ora cento
      alcuni vociferando aspri, altri sussurrando canti
      di richiami d'amore o di volgar confronti
      di chi vive la libertà, e ogni giorno col suono
      d'ugola che a noi par donato da nude divinità,
      avanzan leggi sulle di ciascun proprietà.

      E l'allodola che tra tutti innalza il suo sublime suono
      e il frenetico merlo, che al suolo schiocca brutale
      e una gazza che grida rauca il suo gemer infernale
      e il fischiare fine dello storno
      e poi ancor di tutti gl'altri passeracei
      un sol brulicante assolo di contorno,
      finché il collo incassato e goffo di un airone
      con l'ampie ali e 'l volo leggiadro e fino
      dal fremer tutt'intorno distoltami l'attenzione,
      mi solleva alla mente il ricordo fanciullino
      d'un giorno cupo, tra le mani un grigio aquilone.
      Composta domenica 7 agosto 2011
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        Scritta da: Dario Pautasso

        Melodramma notturno

        Con i tuoi occhi che sembrano mutare
        di colore ad ogni tua espressione
        e quelle mani che io immagino
        sempre tese a cogliere un fiore,
        chissà se dentro soffri un po',
        ogni tanto.

        Con quel tuo incedere incantato
        viziata dai colori delle stagioni:
        mentre parlo ti scopro persa
        ad ammirare una nuvola veloce;
        ti scuoti, poi mi dici: va bene così.
        Chissà se piangi certe notti
        quando il cerchio stringe anche l'anima
        quando la lancetta segna un tempo
        indefinito.

        Con le tue labbra di fragole mature
        e il corpo già teso ad un orizzonte
        che io non riesco a cogliere,
        chissà se talvolta ti senti sola
        se hai paura di quel che non si vede.
        Chissà.

        Un giorno forse me lo dirai
        e sarà più bello sapere
        che non sono troppo lontano,
        che quasi quasi, se allargo le mani,
        posso abbracciarti.
        Composta martedì 25 settembre 2012
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          Scritta da: Dario Pautasso

          Di giorno, di sera, di notte

          Di giorno, sì, di giorno mi piaci,
          mi piace il profumo che il sole
          distilla dalla tua pelle di bronzo
          per spanderlo, caldo, tutt'attorno
          in vibranti sbuffi di vapore.

          Di giorno mi piaci, sì, mi piace
          come il debole vento scioglie
          i fumosi tuoi capelli affocati,
          poi, nuovamente li raccoglie
          in precisi rigoli dorati.
          Sì, di giorno mi piaci.

          Di sera però, mi piaci di più,
          allor che il tramonto spande
          il suo purpureo abbraccio
          di fili avvolgenti e ghirlande;
          e il tuo sorriso, fattosi grande
          da lontano par un miraggio.

          Sì, di sera mi piaci di più,
          mi piace la rigorosa brezza
          che scivolando dalla collina
          cade al suolo e ti accarezza;
          il corpo vibra, geme, trema
          si fa sodo, sodi i rotondi seni,
          tese le linee della tua giovinezza.
          Sì, di sera mi piaci di più.

          Ma è di notte che t'amo,
          sì, t'amo di notte:
          le tue forme spezzate, disfatte,
          eppur ancor rotonde, aggraziate.
          Nel buio appari minima
          essenziale. Sol la luna
          osa ancor accenderti gli occhi,
          i denti, e quel porta fortuna
          che ti ho donato quando
          ancor s'era marmocchi.

          Di notte sei predatrice,
          come il luccio nel melmoso lago
          ed io preda, sconfitto affogo
          nella tua forte presa di radice.
          Sì, è di notte che t'amo.
          Composta mercoledì 23 giugno 2010
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