Poesie di Dario Pautasso

Nato lunedì 19 settembre 1983 a Moncalieri
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Dario Pautasso

La mia tristezza

Prova a chiedere ad un bambino
cosa non vada,
perché stia piangendo:
allargherà le braccia,
scuoterà la testa,
piangerà, dirà: "non lo so",
"ho paura".

È la tristezza.

Io talvolta mi aggiro
muto come una tomba,
le gambi tremanti.
"Cosa c'è che non va?".
"Sono un bambino", vorrei dire.
Ma allargo le braccia,
e sussurro "ho paura".

È la mia tristezza.
Dario Pautasso
Composta giovedì 16 luglio 2015
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    Scritta da: Dario Pautasso

    I miei ricordi

    Se volete sapere come la ricordi
    non cercate nei miei pensieri
    cercate nel futuro della mia nostalgia.
    Lì, al cader del sole
    vedrete una mano quasi tonda
    quasi impubere
    portare un dito di capelli
    dietro l'orecchio involuto e sereno.
    Un fiore vi germoglierà
    tra d'immezzo
    giallo come un ranuncolo selvatico.

    Capelli di rame, brace viva, foglie d'autunno.

    Oh com'è calda la nostalgia
    con i suoi mirati ritagli
    le sue sottigliezze scorrette,
    com'è ingiusta nell'escluder i difetti
    dietro la sua mano sempre tesa
    aperta d'innanzi allo sguardo.

    Ma è lì che dovete cercare
    se volete sapere come la ricordi.

    Occhio di terra, d'oliva, e di mare burrascoso
    occhio liquido di stagno
    bocca ampia, tesa a cercare...
    fronte acuta.
    Molta intelligenza e bisogno di sicurezza:
    binomio di sconfitta.
    Amore.
    Binomio di sconfitta.

    Ti auguro di perdere in trionfo,
    che il suono delle fanfare però
    non spazientisca il germe
    della mia inedia. sol questo!

    Lascia che il passato si faccia tale
    mentre anche la nostalgia
    si avvicina, irriverente,
    a portarmi via dal futuro
    i miei ricordi di te.
    Dario Pautasso
    Composta sabato 30 maggio 2015
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      Scritta da: Dario Pautasso

      Occhi tristi, occhi di cane

      Quando la mia mano,
      cauta,
      cerca il tuo vello
      in un buffetto veloce,
      la tua bocca
      mordendo l'aria in rapidi schiocchi,
      mi dice che no,
      ancor non ti fidi.

      Non è importante, occhi tristi,
      occhi di cane,
      se ti ho salvato,
      se per questo mi ami,
      se mi cerchi, poggiando
      la tua zampa nella mia mano.
      Se mi segui anche dove
      i ricordi ti fan tremare.

      Oppure, se da spiragli di finestre
      con lo sguardo e l'udito,
      tacito e immoto mi fiuti per ore,
      nel mio sordo lavorare,
      per riaccompagnarmi finalmente
      alla mesta nostra casa
      in un brusio di gaiezza.

      Se infine, accasciandoti
      presso il tiepido uscio,
      con occhi opachi di vecchiaia
      mi guardi determinato:
      mi rassicuri della tua
      guardia certa.

      No. Non importa.
      Perché ancora l'umanità ti spaventa;
      ora che sei vecchio, amico,
      ancora noi umani siamo bestie feroci.
      Ed io, uomo, ho fallito:
      la tua tristezza si fa mia.

      Mi accascio e ti abbraccio
      e tu non capisci,
      o forse sì,
      occhi tristi,
      occhi di cane.
      Dario Pautasso
      Composta mercoledì 11 febbraio 2015
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        Scritta da: Dario Pautasso

        Daccapo

        Occhi d'un cielo d'inverno,
        iridi smeraldine, ghirlande lucenti:
        m'avvolgono.
        Accasciarmi e risalire
        al loro scintillio
        è un po' la mia vita.
        Così mi geli
        infinito ghiacciaio di pace.
        Così m'accendi
        sole verde, basso,
        sole d'alba.

        Labbra vermiglie, labbra di carne viva
        attendono silenziose, vibranti
        come un taglio di luna rossa.
        Aspettano labbra più sciatte
        ma più coraggiose nel venirgli appresso.
        Le accolgono.
        Labbra di lampone, ruvide
        vellutate,
        scelte da mano d'artista.
        Labbra nere di cera intiepidita.
        Labbra che odorano di vento
        e di ciliegia scura.
        Le cerco tra le trame del viso.
        Le prendo. Le assumo.
        Medicina dell'animo, veleno
        del mio cuore
        frettoloso.

        Alle volte ti cerco tutta intera
        e la tua espressione volubile,
        mutevole di volta in volta,
        mi rende cieco.
        Sono qui – mi dici.
        Eppur dev'essere un altro amore
        che sto avvicinando.
        Una forma nuova,
        un pensiero del tutto diverso.

        È bellezza – mi dice qualcuno
        - vive di metamorfosi.
        Va bene, di nuovo m'accascio
        e risalgo.
        Come daccapo.
        E tu sei la stessa.
        Dario Pautasso
        Composta giovedì 29 gennaio 2015
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