Scritta da: Enšakušanna
So di momenti, esistiti per qualcuno,
e per me senza fuoco fumo, vano.
Spine, dove il sole non è più.
Stranezze, dove prima vivevo nell'uso.
Ora è memoria, presto solo sensazione.
Ho immerso il mio dolore, nel culo d'un'altra
per lavar via. Perdemmo tutti, quel giorno.
Dal resto, in avanti, afflizione e morte in me,
vuoto nell'esteriore, questo ne uscì.
Dobbiamo solo, non accorgerci di noi.
Dario Luigi Siciliano
Composta domenica 22 novembre 2015
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Enšakušanna
    Mancini, torti,
    funesti d'orgoglio spadaccini,
    qualcosa c'era, e combattenti
    c'abbiamo provato.
    Perso tempo e scaduto il fiato,
    cadde un giorno, l'ultima parete.
    Ora morti, eppure c'è ancora sete,
    voliamo gongori guidati da una botta.
    Frasche ala nebbia, e al vento,
    soli, fummo, con altri cento.
    Assassini nostre vittime,
    fate, illusioni marittime,
    del cieco nostro, colpevole consapevole, amor.
    Dario Luigi Siciliano
    Composta domenica 22 novembre 2015
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Enšakušanna

      Vacanza

      I cardi e le verze, bolliti
      insieme perdono sapore e nequizia.
      Parli veloce, nell'acqua, liquirizia
      dolce di sale nero, a un fantasma che vedi solo tu.

      Mente; pensi ritrosia; la pelle ti si gela
      mentre guardi, e t'impegni a non capire
      quanto il mondo che conoscevi non è e non fu.

      Ormai non senti più, né vuoi che sia
      altrimenti; finirà; prima ancora, per te è già
      oltre. Sai ora quanto male fa;
      finzione, si credeva in famiglia; ebbene
      ci sei dentro, tuttavia fuori dalla flagranza.
      Chiusa in una stanza, solo lui ne uscirà.
      Dario Luigi Siciliano
      Composta domenica 22 novembre 2015
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Enšakušanna

        Assassinio consapevole dell'amata e dell'amante

        Venni da te una sera.
        Trovai la porta chiusa.
        Dal mio amore, con una scusa,
        staccai una voglia nera.

        Non mi bastò una porta.
        Non mi fermarono due.
        Ne passai tre, e voci tue,
        la mia mente dieder di storta.

        Grida altrui. E nervoso e scuro,
        gettai occhi e mente all'indietro.
        Passai ormai fottuto, l'ultimo muro.

        Sbattesti forte, uccello contro vetro,
        né lei vedeste, onuste schiave, il puro.
        Perdeste, cretine, il gusto del rosso, e del tetro.
        Dario Luigi Siciliano
        Composta domenica 22 novembre 2015
        Vota la poesia: Commenta