Poesie di Danilo Sarra

Studente, nato a Atri (Italia)
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Scritta da: Danilo Sarra

Lo stolto

Vorrei raccontarvi la storia dello stolto
che, in poco tempo, divenne il miglior atleta del mondo.

Nacque tra le rassicuranti stanze di un ospedale
a stretto contatto con il vivo affetto della dolce madre
ma venne battezzato dal fuoco di un duro incidente stradale
che gli tolse la presenza e l'amore dell'amabile genitore
e la preziosa possibilità di muoversi e camminare.
Ma l'incidente non spazzò via la sua voglia di vita.
dura a morire e scomparire,
che cresceva di pari passo col dolore interiore.
Lunghe terapie e faticose battaglie lo guidavano
finché il sudore del suo dolore alimentò i suoi arti
che riprendevano a muoversi come spinti da un motore
e lo conducevano verso la gloria, la fama e il denaro:
le sue gambe erano le più rapide dell'intero mondo
e sfrecciavano incontenibili sulla calda rossa pista.
Ma il sorriso della gente e la triste carta verde
occultavano il suo dolore e il ricordo del genitore:
e quando l'affetto genitoriale fu definitivo dimenticato,
le sue gambe smisero di strabiliare e tornarono morte
e il grande atleta divenne di nuovo lo stolto che era.
Danilo Sarra
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    Scritta da: Danilo Sarra

    Spesso la vita è morte e la morte è vita

    Spesso la vita è morte:
    Quando il turgido fervore dell'istinto
    cede al pacato passo della razionalità;
    Quando il vitale esercizio del fisico
    muore sotto il turpe torpore dell'immobilità.

    Spesso la morte è vita:
    dopo che la trista e ultima falce
    spezza la stanchezza tipicamente umana:
    mantenere gli occhi sempre aperti
    per guardare la tristezza di un mondo ormai a pezzi.
    Danilo Sarra
    Composta martedì 1 gennaio 1918
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      Scritta da: Danilo Sarra

      La mia condizione

      Non voglio condividere la mia sacra esistenza
      con i vostri lindi visi imberbi e sorridenti;
      ne tanto meno con i vestiti artisticamente abbinati.

      Vorrei essere una Cinciallegra
      che, contenta, amabilmente canta
      al di sopra della vostra miseria.

      Non sapete di essere incatenati
      alle lercie leggi della moda;
      allo spasmodico obbligo di apparire;
      alla becera esigenza di essere esteticamente
      superbi.

      Non potete assaporare il dolce gusto
      della vasta varietà della Natura
      legittima madre lucente e severa
      che non avete mai conosciuto e apprezzato.

      Purtroppo, nonostante l'apparenza
      sono come voi;
      la civiltà dei grattacieli
      e del tubo catodico è anche la mia.

      Ma io, a differenza vostra, conosco
      la salvifica e splendente via d'uscita.
      Ho tra le mani il mistico antidoto
      che mi garantirà la salvezza.
      Danilo Sarra
      Composta martedì 1 gennaio 1918
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        Scritta da: Danilo Sarra

        I Contadini (angeli senza ali)

        La zappa azzanna la zolla;
        Le fauci, che misconoscono stanchezza o pigrizia,
        consumano con veemenza
        il pane inzaccherato di terra e sudore.

        Le loro esistenze soavemente colorate
        dal sacro, necessario sacrificio;

        Dal volto quadrato e accalorato
        germoglia una mistica Genuinità.

        Assente nella loro pura mente
        il timore di mostrarsi sporchi.
        Il giudizio altrui conta niente,
        come la vita dei bambini pè gli orchi.

        La terra sulle sudice vesti
        è il loro grande orgoglio.

        E io, perfettamente pulito
        e all'aspetto smaniosamente attento,
        non ho il potere di pensarli,
        ritrarli
        o decantarli.

        Loro, gli amabili contadini,
        sono creature mistiche
        che immortalmente vivono nel passato,
        scavalcano il presente infettato
        dal vile ignobile denaro
        e insanguato dall'egoismo,
        per attenderci nel brillante futuro.
        Danilo Sarra
        Composta martedì 1 gennaio 1918
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          Scritta da: Danilo Sarra

          La mia felicità è anche la vostra

          Voglio evadere dalle sordide mura scolastiche.
          Uscire dalla mente della
          crudele gente
          che nasconde sotto il legno dei banchi
          la propria inciviltà.

          Vorrei resettare la mia esistenza e
          sparire dai pensieri altrui.

          Diventare un aconosciuto asceta
          padrone di niente
          ma schiavo della Natura,
          l'incorruttibile patria della felicità umana.

          Perché l'Uomo
          in fondo
          è abitante della Natura sorprendente e varia
          e non può starsene
          imprigionato tra mediocri mura monotone.

          La felicità non può dimorare
          in luoghi inzaccherati
          di odio e intolleranza.

          La felicità,
          ne sono sicuro,
          risiede tra gli amorevoli arti della Natura.

          La felicità è
          l'ululato del lupo
          la neve in giugno
          il sorriso della lontra
          la cara carezza del vento salubre.
          Danilo Sarra
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