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Scritta da: Silvana Stremiz
Voi intrecciate il vostro sangue,
stendendo
le razze l'una incrociata nell'altra,
vite su vite, volti
riconoscibili agli occhi talvolta.
Scendete lungo la camera buia
delle tempeste-età,
brucate la prateria del mare,
attraversate il telo celeste
ma io riempio il vostro passaggio
di solitudine:
dove andranno
le ore dell'estate?
Dove rispunterà il cielo di ieri?
Poi scendete dall'albero
della creazione, cigolate appena
sul carrello, rientrate
nella polvere fine.
Sempre
io vi tormento
dalla mia zolla, dalla nube aerea,
generazioni, ere
incerte e febbrili.
E non avete ancora
camminato abbastanza.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    Ti porto via
    dalla plancia di comando
    di questo cimitero
    che prende il mare.
    Vecchia cellula erosa
    abituata ai venti,
    ne guido l'abside di vedetta.
    Tu nel ponte, sottocoperta, primo
    mio viaggiatore amato,
    a cui devo l'onore del viaggio.
    Non ti proteggerò dal lungo buio
    delle notti,
    ma sarò lucciola perenne che brucia
    con la tua,
    sfarfallando negli anni.
    La terra si è ricoperta di fiori,
    e io guido la carica della nave
    su cui ti sei imbarcato senza dirmi
    neanche "ciao" (e lo avresti voluto,
    anche per essere un'ultima volta mio).
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