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Scritta da: Ciro Orsi

Mercato di Resina

Tra le spalle del Vesuvio
e la città sepolta di Pompei
sorge Resina,
un'unica strada la percorre
dalla montagna al mare
tra due ali di case
diroccate e magazzini operosi,
un'impronta rivissuta
nei suoi pietroni di basalto
dell'antico fiume di fuoco
che la montagna vomitò
dal suo gran ventre.
Su questa strada storica
si svolge quasi per intera
la vita di Resina,
un gran mercato a cielo aperto,
nel dopoguerra era stato shangai:
mercato degli stracci americani,
abiti usati
arrivati in balle dagli US
via mare o via aerea,
roba da far sognare
ad occhi aperti
spesa a buon mercato per tutti
assaggio del benessere
ancora da venire;
poi sono state altre stagioni
nuovi consumi e mode
son passati di là,
globalizzazione,
cicli e ricicli di ogni
consumismo,
su quei banchi colorati
sono materia di vita concreta
un fiume di cose e di persone
tra la montagna e il mare
fino alla città sepolta
di Pompei.
Composta domenica 17 marzo 2013
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    Scritta da: Ciro Orsi

    Monade

    Il silenzio non ha parole
    ma parla al cuore
    se lo sai ascoltare,
    il silenzio non fa rumore
    ma accende le turbine
    che credevi fuse,
    il silenzio non ama la luce
    ma sceglie la notte
    per indicarti la rotta,
    il silenzio non mette paura
    ma cambia del tutto
    i tuoi punti di vista,
    il silenzio non nasce dal nulla
    ma vive con te e vive di te
    il silenzio è musica
    per ritrovare se vuoi
    tutto il tuo mondo.
    Composta sabato 16 marzo 2013
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      Scritta da: Ciro Orsi

      Villa d'Elboeuf

      Alla punta del molo foraneo
      il faro del porto
      guida da lontano i naviganti,
      di fronte la Villa d'Elboeuf
      riflette nel mare ai suoi piedi
      la sua facciata di bifore e bugnati
      e colora le acque placide
      in immagine sbiadita
      del rosso pompeiano
      della gloria che fu.
      Questo scrigno di mare
      era una scuola aperta a tutti
      per imparare dai monelli
      a giocare con il mare
      come piaceva a noi.
      Tuffi in mare in ogni modo:
      a bomba per incominciare,
      poi a candela, di fronte,
      di spalle, da fermo,
      di corsa e poi a capriola,
      su e giù per quei gradini
      di pietra dal mare al molo
      e scommettere sul tempo
      di resistere sott'acqua
      per cercar vongole o lumache
      sul fondo dell'approdo.
      La sirena del cantiere
      avvertiva la fine delle lezioni,
      via di corsa ad asciugarsi al sole
      e poi a casa senza dar nell'occhio
      e nessun vanto dei progressi
      perché in famiglia non si sappia
      d'essere stato in quella scuola.
      Composta venerdì 15 marzo 2013
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        Scritta da: Ciro Orsi

        La signorina Gelsomina

        Ci parlava di suo nipote, giovane,
        bravo, forte, bello, amato,
        malato purtroppo di male "ai nervi"
        costretto alle cure del manicomio
        ma senza speranza di ritorno
        agli affetti familiari:
        aveva una spina nel cuore,
        la corona del rosario
        sempre tra le mani e
        una fede incrollabile
        nella divina provvidenza.
        Ogni giovedì passava per casa
        dopo la visita al nipote
        per abbracciare le amiche
        dell'infanzia lontana.
        La signorina Gelsomina
        era coetanea delle zie,
        due sorelle maggiori di mia madre,
        conviventi con la nostra numerosa
        famiglia di padre, madre e sei figli.
        Per noi tutti era di famiglia
        facevamo a gara nel coccolarla
        e perché restasse sino a sera
        per cenare tutti insieme
        e nell'attesa le chiacchiere intorno al fuoco
        delle amiche ritrovate
        a parlare dei loro tempi lontani
        la scuola di ricamo dalle suore
        qualche storia d'amore mai nato
        le paure della guerra
        e il dolore per quel ragazzo
        senza speranza di guarire
        e per noi ragazzi i compiti di scuola.
        La signorina Gelsomina
        ci amava come nipoti veri
        e noi l'abbiamo amata come una zia.
        Nascondevo la sua borsetta
        nera di filo ritorto
        perché restasse ancora
        un po' con noi dopo la cena,
        sul tardi le ridavo la borsetta
        lei rendeva grazie
        al Signore per la bella compagnia
        e con mia madre
        l'accompagnavamo a casa sua
        tenendola sottobraccio
        perché col buio ci vedeva poco
        e le gambe non erano più ferme.
        Composta martedì 5 marzo 2013
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          Scritta da: Ciro Orsi

          Gabbiani di città

          Hanno lasciato il mare,
          i lunghi viaggi d'avventura
          verso nuovi porti,
          i giri saettanti intorno alle paranze,
          i nidi sugli scogli nudi
          dove si frange l'onda
          e l'aria sa di sale.
          Ora li trovi lungo il fiume
          si spingono in città
          volano tra i tetti e i campanili
          nello spazio abbandonato
          dai più deboli piccioni
          fin sulle piazze e tra i passanti
          a mendicare come le cornacchie.
          Altre colonie di gabbiani
          si formano alle porte della città
          ruspano tra i rifiuti della discarica
          e covano i loro nidi
          tra i miasmi del sito
          e i ruggiti delle ruspe giganti.
          Quando potranno ancora tornare
          a volare nell'aria i gabbiani
          sulle grandi ali librate
          a dominare i campi del mare
          d'azzurro sconfinato,
          in magico equilibrio
          tra essere e avere?
          Composta lunedì 4 marzo 2013
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