Scritta da: Ciro Orsi

Fo

Un giorno in quella casa del cortile
al piano basso
arrivò una famiglia forestiera
venuta dal nord,
"Fo" era la targa della vecchia Guzzi
con sidecar che il padre
lustrava con orgoglio
mentre i monelli intorno
a far domande e a toccare
il prezioso oggetto delle meraviglie.
Dalla finestra sul cortile
appariva Antonella, la piccola di casa,
attirava come zucchero le mosche
noi ragazzi più grandicelli
sui tredici anni come lei.
Io la guardavo dal terrazzo di casa,
bella era bella, gli occhi neri e intensi
i boccoli stretti da fiocchi colorati,
una voce gentile e parlava italiano pulito,
Addio alle mosche cieche
allo schiaffo del soldato
ai giochi di sempre di sera.
Via al gioco della seduzione
dell'angelo arrivato da fuori
e spesso una vera scazzottata
tra M. e U. o tra G. ed A.
fissava nuove e transitorie gerarchie
nel rispetto del gruppo.
In quel tranquillo cortile
c'eri tu ora a dar luce alla vita.
Poi fu la mia famiglia
a lasciare la casa avita
e a partire forestiera per altra città,
di te non so più nulla
resti un ricordo dolce e malinconico
come una foto in bianco e nero
dell'album della vita.
Ciro Orsi
Composta sabato 10 giugno 1995
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Ciro Orsi

    Da lontano

    Ti amavo da lontano quando tu
    scivolavi leggera, intoccabile,
    lontana tra la gente tanto diversa.
    Osservavo le tue movenze misteriose
    standomene nascosto
    celato al tuo sguardo.
    Amavo la tua danza
    vaga e leggera
    i tuoi sorrisi privi di senso
    le tue labbra troppo lontane
    per me che spiavo nascosto nell'ombra
    una creatura strana tanto lontana.
    Sorridevi, parlavi, danzavi
    e non sapevi che io da lontano
    ti amavo in silenzio.
    Creatura strana ti amavo così
    restandomene nascosto,
    creatura straniera, misteriosa
    nella tua immagine lontana
    e inavvicinabile ponevo
    sogni e illusioni,
    lacrime e sorrisi
    favole e ricordi.
    Cos'eri per me? Tutto.
    Tutto ciò che era lontano, tanto lontano.
    Come posso amarti ora
    che carezzo la tua pelle
    così vera, delicata e morbida?
    Come posso amarti ora
    che comprendo i tuoi sorrisi,
    e capisco le parole
    che dal fondo dei tuoi occhi
    penetrano dentro
    come un trapano
    e non trovano mai una fine,
    un punto preciso
    per dire basta?
    Come posso amarti ora
    che mi sento ferito
    dai tuoi silenzi senza dignità
    e dormi nel tuo odiato
    divano letto-fitting
    e sogni forse di andare via?
    Ciò che amo, è sempre lontano.
    Ciro Orsi
    Composta domenica 4 dicembre 1977
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Ciro Orsi

      Coscienza

      Conoscerti dentro riflesso in uno specchio
      vederti fuori come sei dentro
      cercarti al fondo con fatica
      scostare le cortine
      del bene e del male
      chiederti davvero chi sei
      cosa fai, cosa farai
      della tua esistenza.
      È dura fatica forare il mistero
      che avvolge la tua maschera
      e forse questo che chiami
      coscienza
      saprà guidarti
      oltre la breve festa
      della tua sfida al nulla.
      Ciro Orsi
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Ciro Orsi

        A Sossa

        Tanto vale amarti ogni istante
        e vivere ogni giorno
        come il primo della vita,
        mio unico pensiero
        vivo per te, per i tuoi occhi,
        penso a te Sossa dal cuore d'oro
        e dagli occhi infiniti,
        i pensieri che voglio per me
        sono quelli che tu mi dai
        le sole cose che fanno
        questi momenti intensi
        di profondo mistero.
        Ti amo e solo questo vale
        solo bene che conta
        mio solo amore
        e mio unico pensiero
        le ombre malinconiche
        di giorni infelici passati
        non sono più che vaghe falene
        volate via sulle stelle
        sorridenti per noi.
        Tanto vale amarti ogni istante
        unico bene della vita
        ti amo e questo vale.
        Ciro Orsi
        Composta venerdì 8 aprile 1966
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Ciro Orsi

          S. Angelo all'Esca

          Il viaggio in corriera era già vacanza
          negli anni cinquanta.
          Il rombo dei motori
          in arrivo e in partenza
          l'odore di nafta e il profumo
          delle sfogliatelle calde
          nei cartocci che mia madre
          portava in dono agli amici del paese
          le liti con il fratello
          per il diritto al posto davanti
          vicino all'autista
          l'attesa della partenza
          nel pomeriggio caldo d'estate.
          Alle tre arrivava l'autista
          dal berretto azzurro con la visiera
          la gente lo chiamava per nome
          qualcuno gli affidava un pacco
          un plico o solo un saluto
          da consegnare a corrispondenti
          in attesa alle fermate
          lungo la via della corriera.
          Poi iniziava il viaggio
          lasciando la città
          tra campagne ordinate
          lunghi filari
          case sparse e paesi
          dai nomi sconosciuti.
          Poi luoghi più famosi
          fiumi e monti importanti
          che conoscevi dalla scuola
          o dai ricordi di storie già sentite.
          Il viaggio in corriera
          aveva piccole soste
          scendere e salire
          per un saluto veloce,
          per la consegna del pacco.
          Poi di nuovo in viaggio
          mentre il sole calava
          oltre la grande schiena montuosa
          tra strade sempre più strette
          si vedeva già la nostra mèta
          in fondo alla valle
          una curva poi un'altra
          poi una serie di tornanti
          in salita ripida
          il suono delle trombe
          dalle due tonalità famose
          prima di entrare sul corso
          nel centro del paese.
          Alla fermata ci attendevano
          i nostri amici,
          tutta la famiglia era in festa
          per noi, ospiti sacri,
          a S. Angelo all'Esca
          che pochi anni prima
          aveva ospitato la mia famiglia
          sfollata dalla guerra.
          Ma ora era vacanza
          e la festa cominciava
          mentre la corriera
          giunta in fondo al corso
          girava e tornava indietro
          giù per i tornanti
          verso il prossimo paese:
          fine della corsa.
          Ciro Orsi
          Composta lunedì 9 marzo 1970
          Vota la poesia: Commenta
            Questo sito contribuisce alla audience di