Scritta da: quantico

Una dormiente

Il vento
con le sue mani fredde
saccheggia le foglie sui rami

Le foglie
stanche
cadono

Stanno
come
i soldati di Ungaretti nel luglio del'18
mezzi – appesi
sugli alberi
d'autunno

Fuggono
alla rinfusa
dentro
ali di vento
in spirali sospese
come un volo di falene
dal fruscio tenue
simile a scalpiccio
un ansito di cartapesta

Soffocano le grondaie
si distendono sugli umidi sentieri
riposano sui prati
sui teschi organici della natura che muore

La malinconia di un muto violino

Gli alberi
si spogliano
i rami avvizziti
additano il cielo

La natura
indossa
una gonna carota
medita
una tregua.
Chiara Tangredi
Composta mercoledì 31 agosto 2011
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    Scritta da: quantico

    Senilità

    Vecchio non la vedi questa gente?
    Non è più la tua
    Di un tempo solo la malinconia
    E per le strade ti smarrisci
    Ma è solo l'amarezza dei palazzi
    Niente più ti somiglia
    Nient'altro ti consola
    Di quest'aria che odora
    Non si ha più sentore di vino e di cantina
    Hanno tolto i vagoni alla vecchia ferrovia
    I gatti del quartiere aspettano
    attorno alla macelleria
    che non c'è più
    Ma non si sono ancora abituati come te
    Incontri al cimitero i vecchi amici morti
    E il cemento riverbera negli occhi
    Compri il giornale che del tuo mondo non dice nulla.
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      Scritta da: quantico

      In fedeltà

      Un bel mattino di mezzo maggio entrò allo studio la segretaria
      il sole caldo e la poca aria
      presi a guardarla da sotto l’occhiale
      mentre giungeva il suo odore soave.

      La gonna corta venia dinnanzi
      “Avanti, avanzi”
      Qualche bottone, della camicia, era stato scordato
      e si intravedeva giusto lo scollo del seno sgarbato.

      Ben fatto, poco modesto e benefattore
      lo scollo con mesta delizia garbava il mio umore.
      Col sottile bacino la segretaria mi venne vicino
      una dolce voglia dal piacere divino.

      La feci sedere fingendomi padrone della situazione
      garbata si pose su una delle nere poltrone
      e la gonna un po’ impertinente
      si fece più sopra, più seducente.

      L’azzurro degli occhi del suo ritratto
      mi guardarono tutto ad un tratto
      “Mi piace il fringuello – disse – di piccolo taglio”
      rimasi incerto e stupito come un pezzo di caglio.

      Al davanzale della finestra c’era un uccello
      ritirato e sommesso capii parlava di quello.
      Fu l’equivoco, il sorriso perfetto
      la gamba sottile, l’abbondanza del petto.

      Presi a pensare ad un possibile sgarbo
      da fare a mia moglie e al suo accento sardo.
      Una possibile infedeltà
      da compiere finché lo permetta l’età.

      Guardai la foto della consorte
      e da me ne decisi la sorte.
      Accinto davanti alla mia segretaria era come apprezzare un’architettura,
      una Venere di muratura.

      Di bellezza solo chimere
      la bionda tintura opera del parrucchiere
      i seni menzogna
      gli occhi colore castagna

      tinti d’azzurro dalle lentine bugiarde.
      Le rughe tarde
      nascoste dal botulino.
      Il sorriso rifatto e anche il finto nasino.

      Sembrava una donna di plastilina
      opera di un chirurgo e della sua mano fatina.
      Apprezzai mia moglie, lo ammetto
      le smagliature sul petto.

      Ne stimai il capello bianco
      persino il viso stanco
      la sua bellezza dipartita
      e l’Afrodite mancata, sfuggita.

      Ne apprezzai l’affetto
      e, seppur senile, l’aspetto.
      Apprezzai le rughe della sua età
      ma anche il conto in banca che la mia segretaria non ha.

      Uscì dalla finestra, così, in quel meriggio di maggio
      la mia fantasia come un miraggio.
      Mi passò la voglia di un’altra signora
      nell’aria di primavera.
      Chiara Tangredi
      Composta mercoledì 21 aprile 2010
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        Scritta da: quantico

        Ciao mà

        Ciao mà
        Com'è che stai?
        Stai facendo ancora qualcosa per la casa
        Non ti chiedi perché la tua famiglia
        Non ti chiedi e se invece non fosse stato così

        Rientri da lavoro
        Togli il tuo unico vestito buono
        Ti chini sui fornelli della casa
        Metti in tavola il pasto della giornata
        Siamo lo scopo della tua vita

        Vorrò essere uno scopo degno
        Così che la tua vita non sarà stata vana
        Dici sempre che i tuoi sacrifici
        daranno a noi delle possibilità

        La tua opera nascosta
        assicura che domani
        si potrà vivere ancora

        Chiara Tangredi (da "Sono come il coccodrillo: piango sul latte versato", Albatros ed.)
        Chiara Tangredi
        Composta giovedì 5 novembre 2009
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